Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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"Una città senza speranza è destinata a morire"

La città dei cantieri ha festeggiato la Beata Vergine Marcelliana; la solenne liturgia nel santuario mariano presieduta dal vescovo Carlo

Parole chiave: Beata Vergine Marcelliana (1), patrono (93)
"Una città senza speranza è destinata a morire"

"Questa sera vorrei invitarvi a vedere Maria in questa luce: come Colei che è una donna nuova perchè già dentro la novità del regno di Dio e proprio per questo può aiutarci a porre già oggi, in questa nostra realtà umana, segni della novità del regno che ci attende. Realtà molto concreta, di cui facciamo parte e di cui abbiamo la responsabilità".
Il vescovo Carlo, la sera dell’otto settembre scorso, ha dato ai fedeli la chiave di lettura della festa dedicata a Maria, patrona della Marcelliana, che ricorre ogni anno, ma ogni anno deve incarnarsi in una realtà diversa, in continuo cambiamento.  La chiesa era gremita,
il vescovo era circondato dai sacerdoti di Monfalcone e dei paesi vicini, la città era rappresentata dal sindaco Anna Maria Cisint e dall’assessore Luca Fasan.
La festa della Marcelliana è una tradizione che, pur riproponendo i segni della liturgia eucaristica e della processione per le vie del quartiene di Panzano,  si rinnova perchè nuova è la situazione che le comunità monfalconesi vivono e sempre nuovi temi si affiancano a quelli che già si conoscono. E l’invito del vescovo Carlo è stato chiaro: "un primo aiuto che può darci Maria è proprio quello di essere aperti alla novità che ci viene proposta dallo Spirito, a non essere cioè persone e comunità con lo sguardo rivolto all’indietro, chiuse nel rimpianto di una presunta età dell’oro - per altro mai esistita - o ripiegate sulla difensiva, spaventate verso tutto e tutti". Una Parola di Dio che, attraverso il suo popolo continua ad incarnarsi nella vita dell’umanità.
 La lettura della situazione fatta dal vescovo Carlo è stimolo alla riflessione della comunità locale: "Una società, una città senza speranza, spaventata, chiusa sulla difensiva, alla spasmodica ricerca di sicurezze identitarie, incapace di accogliere la vita di nuovi nati o di nuovi arrivati, che non sa dare spazio ai giovani, che non investe sulle risorse, sulla intelligenza, sulla ricerca, sul rischio dell’intrapresa, e l’elenco potrebbe continuare..., è destinata a morire".  Che cosa dice la speranza cristiana in queste situazioni? Nelle parole del vescovo, la speranza è "concreta, realistica, fattiva".
Parlando sotto lo sguardo dell’immagine di Maria che si offre alla vista dell’assemblea da sopra l’altare, il vescovo ricorda quanto appena letto nel Vangelo sul rapporto tra Maria e Gesù alle nozze di Cana, quando Lei dice agli inservienti: "fate quello che vi dirà".  "Fate, non parlate o chiacchierate, o disquisite e mormorate. Fate, in maniera intelligente, collaborativa, responsabile, ma operate". E l’indicazione vale "all’interno della comunità criatiana e anche fuori di essa". In un momento in cui c’è un certo ’turbamento’ nelle comunità coinvolte in cambiamenti di strutture ecclesiastiche e di sacerdoti responsabili, il vescovo Carlo ha esortato: "occorre avere il coraggio di trasformare un problema in una opportunità".  
Ha continuato in modo ancora più esplicito sottolineando che dobbiamo tutti metterci in gioco "per cogliere l’occasione della nascita delle nuove unità pastorali al fine di crescere nella comunione dentro e tra le nostre comunità, di vivere un rinnovato spirito missionario, di saper inventare nuove forme di ministerialità e, infine, di trovare modalità rispettose e attente alle diverse sensibilità e dei vari modi di vedere, per incarnnare efficacemente i valori del Vangelo nella società".
Una ulteriore indicazione è stata data dal vescovo Carlo in merito all’ascolto del magistero di Papa Francesco "che, sono certo, tutti noi accogliamo con grande attenzione e convinta disponilità, senza indulgere a critiche malevole o a distinguo insinceri, come deve essere per dei cattolici nei confronti del Santo Padre, scelto dallo Spirito come pastore universale della Chiesa".
Visto ciò che sta avvenendo nella Chiesa e che alimenta, attraverso i media, un senso di triste sconcerto anche nelle comunità cristiane, le parole del vescovo Carlo sono un forte richiamo alla comunione con Papa Francesco.
Il vescovo ha fatto anche un accenno alla recente intervista del Papa ad un quotidiano economico italiano nella quale sostiene l’importanza della famiglia, di un corretto sviluppo dell’economia, della dignità dell’uomo che lavora, del rispetto dell’ambiente, "dei migranti, con la necessità per un cristiano di riconoscere in ogni persona Gesù", di un’Europa che ha bisogno di speranza e di futuro. Il tema del lavoro, della dignità del lavoratore, della ricerca di intraprendere nuove attività è stato toccato anche nella sosta della processione con la statua della Madonna Marcelliana posta davanti al vecchio ingresso del Cantiere navale. Qui il vescovo Carlo ha dedicato un pensiero ed una preghiera a quanti hanno perso la vita facendo il loro lavoro.
La processione per le vie di Panzano è poi proseguita, accompagnata dalla Banda civica di Monfalcone, fino al piazzale della Marcelliana dove il Vescovo Carlo ha salutato le autorità ed i fedeli di Monfalcone impartendo la benedizione finale.

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