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Preoccupazioni per la Cartimavo di Duino Aurisina

Nonostante un'ottantina di licenziamenti in vista, sembra non esserci una presa d'atto politica dalla Regione

Parole chiave: Cartimavo (1), licenziamento (1)
Preoccupazioni per la Cartimavo di Duino Aurisina

Mentre  alla Cartimavo di Duino Aurisina è in fase di conclusione l’ennesima riduzione del personale,  licenziamento dell’ ottantina di addetti alla linea di produzione della carta patinata, dalle dichiarazioni sull’andamento occupazionale della regione non sembra che vi sia una  presa d’atto politica. Infatti, se alcune volte viene  evidenziato il persistere della crisi, altre volte viene invece sottolineato come l’occupazione sia in crescita anche se, peraltro, non viene specificato in quale settore. Forse ci  si riferisce esclusivamente  a quello terziario, in quanto quello industriale è in netta perdita. Comunque, nel dibattito esistente, non sembra trovar  posto la sorte produttiva della Cartimavo, uno dei più  importanti siti industriali della nostra regione che ha visto negli anni assicurare lavoro e benessere a centinaia di persone e ai  loro familiari. Come tutte  le aziende in difficoltà, anche la fabbrica di Duino  fa notizia a parte. Dovrebbe invece rientrare in un grande dibattito, sempre annunciato e mai attuato, sulla problematica del sistema industriale dell’intero nostro Paese e sul costo del lavoro. Come non rilevare, partendo da quest’ultimo dato, che,oggi come ieri, non interessi a nessuno la salvaguardia dei redditi percepiti dai lavoratori e la loro  stessa continuità lavorativa? Ad ogni crisi corrisponde infatti una diminuzione dei salari e l’obbligo di  rinuncia dei proventi conseguenti ai contratti integrativi aziendali. Adesso questo Governo parla addirittura di entrare nella dinamica contrattuale intervenendo per legge  sul salario orario  adducendo la necessità di venire incontro ai lavoratori privi di garanzie contrattuali ma, di fatto, indebolendo la contrattazione tra le parti .

Per rimanere nella tematica, la Cartimavo, negli ultimi dieci anni, è passata da un migliaio di occupati agli attuali 300 (di cui 80 in prelicenziamento) . Dal 2015 c’è il ricorso alla  C.I.G. e a vari ammortizzatori sociali  ai quali,però, i 220 che rimarranno, non potranno più fare ricorso. Quale sarà il destino di questi lavoratori?

Nel triennio passato avevano già dovuto rinunciare ad una parte rilevante del salario accessorio conseguente ai contratti aziendali stipulati nel corso dell’intera vita lavorativa. Quindi, viene spontaneo dedurre che il vero vulnus aziendale stia proprio nel costo del lavoro. Sembra peraltro paradossale  che il management, durante questi anni, non abbia posto in essere né investimenti né accorgimenti capaci di valutare le esigenze del mercato ed operare per la salvaguardia dell’occupazione. Non è possibile che la richiesta del mercato  cessi repentinamente (motivazione questa sia della CIG sia  della richiesta della riduzione del personale) e non sia preceduta da segnali che ogni bravo imprenditore dovrebbe saper analizzare per salvare la propria azienda. Sarebbe  auspicabile, in attesa di quell’ intervento in termini industriali generali  di cui abbiamo detto sopra, che i politici si occupassero della questione specifica  in  termini costruttivi riuscendo a scongiurare l’ennesima messa in discussione di un importante sito industriale regionale.

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