Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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"Pietre d’inciampo" per non dimenticare il dramma della Shoah

Sistemate le prime dieci a Ronchi

Parole chiave: pietra d'inciampo (4)
"Pietre d’inciampo" per non dimenticare il dramma della Shoah

La memoria va onorata per non dimenticare: un rischio sempre all’ordine del giorno. In questo spirito - grazie all’iniziativa dell’Aned e dell’amministrazione comunale - Ronchi ha posto le prime dieci "pietre di inciampo" davanti a tre case delle vie cittadine. Primo omaggio ai 158 concittadini, deportati nei campi di concentramento e, dei quali, 78 non fecero ritorno.
Una piccola comunità - giovani studenti e di familiari e concittadini, e di due dei quattro sopravissuti (Mario Sverco e Mario Candotto) e delle autorità cittadine, dei sacerdoti e delle associazioni promotrici - ha accompagnato la messa in opera dell’operazione da parte dell’artista tedesco Gunter Demnig che ha manifestato la sua commozione per l’iniziativa di Ronchi e che ha posizionato oltre settantamila pietre di inciampo in tutto il mondo.
Una semplice e bella cerimonia che ha solennizzato il giorno della memoria che è iniziato davanti al monumento prospiciente al cimitero ed è proseguito nei tre siti: l’ingresso al piazzale della chiesa Maria Madre, viale Garibaldi 85, via Modena 13 e davanti alla chiesa di S.Stefano antico. Nel primo sito sono stati ricordati Orlando Serafin (1921), i coniugi Maria Turolo (1890) e Domenico Candotto (1886) e Angelo Gregorin; nel secondo, Arcù Tardivo (1921); nel terzo, Giglielmo (1896) e Valdi (1928) Tomasin; nel quarto, Lodovico Zonta (1903) e Gino Zonta (1929) e Angelo Miniussi (1928).
La posa delle pietre si è accompagnata con la letture di riflessioni e testimonianze da parte dei ragazzi delle terze medie e, soprattutto, dalla testimonianza di Mario Candotto che ha ricordato i genitori e gli amici che perirono nei campi di concentramento. Con parole semplici, Mario reduce da Dachau, ha consentito ai presenti di ricordare e prima di rivivere i particolare dei caratteri e delle personalità delle vittime; le loro vicende e i momenti condivisi nel terrore dei campi di concentramento, del ritorno e dell’amicizia tra le famiglie. Un vissuto che è ritornato prepotenteente facendo rivivere ai presenti familiari e amici di diverse generazioni. È venuta alla luce anche la testimonianza fondamentale: solo il perdono - nonostante il dolore incancellabile - restituisce la voglia di vivere e di ricordare.
Una vera e propria ricostruzione di personaggi e di vicende raccolte in occasione del rastrellamento del maggio 1944 ma che non ha dimenticato il dolore e la sofferenza di ormai 75 anni di vita e di storia. La parola del vicesindaco Conte-Pivec, la testimonianza dell’assessore alla cultura Benvenuto, quelle della prof. Iacchini e della presidente sezionale dell’Aned Bait e del parroco che ha messo in rilievo la dimensione permanente delle persecuzioni -di ieri e di oggi- che richiamano a ristabilire non il primato dei diritti ma quello dei doveri, primo fra tutti quello di ricordare e non dimenticare. Un ringraziamento alla testimonianza di Gunter Demnig e un invito a tutti, soprattutto ai concittadini di Ronchi, a vigilare la memoria.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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