Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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Celebrazione alla parrocchia di San Nicolò nel rione Aris San Polo con l'arcivescovo Redaelli

Nicola: il santo che unisce i fedeli cattolici e ortodossi

Sabato 6 dicembre, è stata celebrata la memoria di San Nicola da Bari, conosciuto anche come san Nicola di Myra, san Nicola dei Lorenesi, san Nicola Magno o più comunemente san Niccolò per la chiesa cattolica.

Parole chiave: San Nicola (1), ortodossi (2)

San Nicolò nacque nel 270 a Patara di Licia (provincia dell’Impero Bizantino). Cresciuto in un ambiente di fede cristiana, perse prematuramente i  genitori a causa della peste, diventando così erede di un ricco patrimonio. In seguito lasciò la sua città natale e si trasferì a Myra, dove venne  ordinato sacerdote. Alla morte del vescovo di Myra, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo. Fu un gran difensore della fede cattolica ed infatti condannò la dottrina dell’Arianesimo durante in Concilio di Nicea del 325. Morì il 6 dicembre nel  343 a Myra.

San Nicola è ricordato per le sue opere di carità, in quanto protagonista di molte leggende riguardanti miracoli a favore di poveri  e defraudati. Egli è anche considerato protettore dei bambini e dei fanciulli poiché prese la difesa di tre giovani donne spinte dal padre, ricco, decaduto e quindi incapace di maritare decorosamente le proprie figlie a prostituirsi. San Nicolò quindi, per salvaguardare le doti delle tre fanciulle, avvolse in un panno una grande quantità di denaro e lo consegnò per tre notti consecutive a casa del padre delle ragazze in modo tale che le figlie potessero avere le doti per sposarsi.

La carità di San Nicolò è stata infatti uno degli aspetti messi in evidenza dal vescovo Carlo Roberto Maria Redaelli, che in occasione della festa patronale, ha concelebrato assieme ad altri sacerdoti una santa messa solenne nella parrocchia di San Nicolò a Monfalcone nel rione di Aris San Polo. Il presule ha ricordato l’importanza del fatto che all’interno delle comunità cristiane sia necessario unirsi per cercare di aiutare le persone più bisognose prendendo come esempio le opere del santo. Il vescovo ha svolto una riflessione sull’attesa del Signore in occasione dell’avvento, mossa dalla seconda lettura fatta dalla seconda lettera di san Pietro apostolo (3,8-14). “Noi cristiani di oggi vogliamo affrettare la venuta del Signore?” domanda il vescovo ai fedeli. Monsignor Redaelli ci ricorda che la venuta del signore non deve essere vista come la fine del nostro mondo o la morte di noi uomini, bensì come un mondo rinnovato, privo di malvagità. Il Signore è infatti “magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” dice il vangelo poiché egli arriverà solo nel momento in cui Cristo si manifesterà in tutto e consegnerà al padre l’intero mondo liberato dal male. “Ogni volta che celebriamo l’eucarestia diciamo di aspettare il Signore” afferma il vescovo e invita i fedeli a pensare che il cristiano è colui che attende qualcuno, un compimento e un salvatore, quindi l’atteggiamento della comunità dev’essere quello di aspettare con speranza la venuta del Signore, poiché solo egli sarà in grado di salvarci. Monsignor Redaelli esorta inoltre i fedeli a praticare una vita cristiana, fatta di liturgia, riti e opere di carità come aveva fatto lo stesso San Nicolò, in quanto solo col bene si potrà concretizzare il Regno di Dio e il Signore affretterà la sua venuta.

Nel corso della celebrazione liturgica sono stati presentati anche i ragazzi che in quest’anno pastorale riceveranno la Cresima ed il signor Simone Ammaturo, il quale conseguirà un percorso monastico presso l’ordine benedettino dell’Abbazia di Praglia in provincia di Padova. Il vescovo ha consegnato al signor Ammaturo la Liturgia Monastica delle ore come simbolo di augurio alla sua nuova vita.

In conclusione il vescovo ha accompagnato i bambini a ricevere i regali da San Nicolò. Questo santo infatti è noto anche al di fuori del mondo cristiano in quanto la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus(Babbo Natale). San Nicolò è un’icona riconosciuta anche dai cristiani ortodossi dai quali viene chiamato San Nicola di Myra.  Nel nostro territorio, infatti, grazie alle emigrazioni dalla Romania in Italia di questi ultimi anni, si è creata una comunità ortodossa romena che si riunisce nella chiesetta di S.s. Trinità di Ronchi. Questa congregazione ha celebrato San Nicolò con canti inerenti alla sua figura e sono stati letti dei brani dal Vangelo, che hanno avvicinato i fedeli  al ricordo della figura di San Nicolò. Gli ortodossi riconoscono anch’essi San Nicolò come persona caritatevole e, in quanto protettore dei fanciulli, l’icona di questo santo viene di solito consegnata durante la celebrazione di matrimoni come augurio di una vita fatta di amore sincero. Questa comunità utilizza la figura di San Nicolò anche per educare i propri figli poiché spinge questi

ultimi a comportarsi bene se vogliono ricevere da questo santo protettore i regali tanto desiderati.

San Nicola da Bari non è solo una forza rinnovatrice della pace e della solidarietà fraterna, ma anche l’unione fra la chiesa ortodossa e quella cattolica. La figura di questo santo permette quindi di sentire vicini a noi cristiani cattolici non solo quelle persone che fanno parte della comunità cattolica, ma anche tutti coloro che vivono nel nostro territorio e che hanno culture e tradizioni diverse, poiché davanti al Signore noi uomini siamo tutti fratelli.

Nicola: il santo che unisce i fedeli cattolici e ortodossi
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