Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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La comunità ronchese ringrazia Wagna

Cent’anni dopo l’esodo del 1915-1918 una delegazione guidata dal sindaco Vecchiet pellegrina al vecchio campo profughi in Stiria

Parole chiave: Wagna (4), gemellaggio (9), Prima Guerra Mondiale (86)
La comunità ronchese ringrazia Wagna

Cento anni fa, probabilmente in queste ore, la nostra gente - ospite del campo di Wagna - aveva cominciato i preparativi per il ritorno alle loro case. Dopo gli anni dell’esulanza - anni duri e difficili per le condizioni di vita, la miseria e la guerra - si profilavano le prime notizie della firma imminente dell’armistizio. Avranno raccolto con gioia in poche borse tutto quello che avevano e forse saranno andati al cimitero per salutare i loro morti, fra i quali tantissimi bambini.
Poi il treno e, finalmente, il ritorno. Possiamo immaginare i loro sentimenti e anche le loro attese. Troveranno, invece,  paesi distrutti, case ridotte in macerie. Perso tutto.
Saranno passati dalla gioia del ritorno alle lacrime della  disperazione, comprendendo di colpo che il futuro sarebbe stato spaventoso e che sarebbe durato nei lunghi anni della ricostruzione insieme ai cambiamenti culturali, politici e sociali. L’orizzonte in Europa era segnato, infine, dai primi casi della Spagnola, malattia che mieterà ancora morti e provocherà altro dolore e lutti.
A cento anni di distanza, siamo venuti qui prima di tutto per ringraziare ancora una volta la comunità di Wagna per quanto ha fatto per i nostri padri e genitori e, poi, per rivolgere un saluto ai morti che non hanno avuto la grazia del ritorno. Li pensiamo viventi, davanti a Dio e con noi. Sono tutti fratelli e sorelle di un unico mondo ricco delle nostre diversità di lingua, costumi, fede e cultura e chiedono a noi di vivere nella pace e nella concordia": con queste parole del parroco don Renzo Boscarol, la delegazione di Ronchi - guidata dal Sindaco Livio Vecchiet con il gonfalone ed una rappresentanza della comunità - ha ricordato a Wagna il centenario della fine della grande guerra e il cinquantesimo del gemellaggio.
Il sindaco Vecchiet ha ricordato i dati storici dell’avvenimento, il drammatico numero delle vittime, le conseguenze della guerra; insieme ha ricordato i concittadini accolti nella località della Stiria e, soprattutto, i vincoli di amicizia e fraternità che legano - insieme a Metlika - Ropnchi e Wagna: la testimonianza dell’amicizia risposta vera a tanto dolore e sofferenza.
Davanti al monumento funebre -una volta posto al centro del cimitero dove hanno trovato sepoltura 2870 vittime della miseria e delle malattie, fa i quali moltissimi i bambini- si è levata la preghiera del Padre nostro e il ricordo per tutti i morti, in p0articolare di quelli delle due comunità.
Il sindaco Peter ha concluso la breve cerimonia con parole di riconoscenza e con un messaggio coraggioso contro i limiti di ogni nazionalismo -causa vera delle guerre e delle sofferenze inferte ai poveri ed al bambini- ed un inno all’Europa come patria di tutti, in nome della solidarietà e della fraternità. Perché il passato non ritorni per nessuno.

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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