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La Chiesa non fa proselitismo: ma si sviluppa "per attrazione"

La testimonianza nei locali del  “San Michele” di mons. Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, che ha raccontato l’esperienza di uns Chiesa  impegnata quotidianamente in percorsi di "Incontro e dialogo tra cristiani e mussulmani"

Parole chiave: monsignor Domenico Mogavero (1)
La Chiesa non fa proselitismo: ma si sviluppa "per attrazione"

La Chiesa non fa proselitismo. Essa si sviluppa piuttosto per "attrazione": come Cristo "attira tutti a sé" con la forza del suo amore".
Sono parole di Benedetto XVI nell’omelia del 13 maggio 2007 sulla spianata del Santuario dell’Aparecida in Brasile.
Sono state riprese recentemente da Papa Francesco nella cattedrale di Rabat (Marocco). Benedetto parlava alle folle del sud America, Francesco alla piccola comunità cattolica del Marocco, ma il messaggio, che guarda al futuro, è lo stesso: testimoniare con la vita la fede "in Dio Amore: questa è la vostra forza" (Benedetto XVI).
Queste parole hanno fatto da sfondo a tutta la testimonianza di mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, sul tema "Incontro e dialogo tra cristiani e mussulmani" nell’affollata sala teatro della parrocchia di San Nicolò a Monfalcone, la sera dello scorso 29 maggio. Siciliano, cresciuto nella comunità cristiana di Palermo, sacerdote dal 1970 e vescovo dal 2007 nella località che guarda a Sud, il Mediterraneo e l’Africa,
Domenico Mogavero ha parlato per fatti, per esperienza, del suo rapporto con il mondo mussulmano, sia diretto che mediato dalla conoscenza dei confratelli vescovi che guidano piccole comunità cattoliche in Marocco, Tunisia, Algeria, Libia con i quali ha stretti rapporti partecipando alla loro conferenza episcopale. Sul Mediterraneo sono nate e si sono diffuse tre religioni monoteiste che hanno un’antica tradizione comune: le fedi ebraica, cristiana e mussulmana. Monsignor Mogavero ha portato l’esperienza del suo incontro con i mussulmani prima di tutto sul piano delle cose in comune: Abramo, Maria di Nazaret e Gesù sono figure presenti e rispettate nel Corano e nella fede islamica; l’importanza della preghiera, del digiuno, dell’elemosina e del soccorso ai poveri sono punti cardine nella vita dei fedeli mussulmani, ma anche dei cristiani. Certo, ha detto mons. Mogavero, la figura di Gesù non è centrale e divina come per noi, come pure hanno difficoltà a sentire parlare della Trinità, mistero difficile da spiegare anche per i cattolici. Nella sua esperienza ha incontrato rispetto per il cristianesimo fino anche a vedere i mussulmani ’partecipare’ a feste della tradizione cristiana, rispettare i capitelli e le statue cristiane poste sulle case della Casbah di Mazara o a chiedere per i figli l’insegnamento della religione cristiana nella scuola ritenendolo un arricchimento culturale. Se c’è rispetto reciproco, dunque, non ci sono problemi nelle relazioni interpersonali, se non quelli che emergono dovunque a prescindere dal credo professato. Impegnativo e difficile è invece il dialogo "teologico"; ci sono punti sui quali non può esserci che il riconoscimento delle diversità e, comunque questo dialogo avviene ad alti livelli e non con tutti i capi religiosi delle comunità e gli imam. E qui il vescovo ha portato i presenti a conoscere le "diversità" dell’Islam che non ha un centro garante della fede valido per tutti i fedeli mussulmani, come avviene nel cattolicesimo. Questo fa in modo che nelle diverse aree o in diversi Paesi vi si incontrino modi molto diversi di interpretare la fede coranica, le tradizioni ed i comportamenti. Non c’è un solo Islam, ce ne sono molti.
E allora su che piano ci si può incontrare? Che significato ha il documento firmato il 4 febbraio di quest’anno ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, pur essendo egli una grande autorità ’morale’ nel mondo islamico?
Quel documento, secondo mons. Mogavero, è una precisa indicazione, sintetizzata nel suo titolo che parla di "Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune".
Si capisce che il primo obiettivo non è portare l’altro alle proprie convinzioni teologiche, ma vivere nei fatti la fratellanza che deriva dall’essere tutti figli dello stesso Dio. In questo contesto si pone anche la comune battaglia contro la strumentalizzazione della fede religiosa operata da estremisti di ogni parte che porta alle incomprensioni, fino al terrorismo, che nulla hanno a che fare con la fede.

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