Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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L’impegno a credere nell’Europa

Festosa conclusione delle celebrazioni che hanno ricordato e rinnovato, nel nome della pace e dell’amicizia fra i popoli, il 50° del gemellaggio fra le comunità di Metlika, Wagna e Ronchi

Parole chiave: gemellaggio (11), Europa (16), cinquantenario (5)
L’impegno a credere nell’Europa

Il gemellaggio come storia di relazioni nella diversità, come atto di amicizia e di fraternità che va oltre al confini e che abbraccia i destini comuni" nelle parole dei tre sindaci sintetizzate in quelle del sindaco di Ronchi Livio Vecchiet e il "gemellaggio come atto di fiducia e di amore, gesto di vita e di futuro per chi crede nella collaborazione e nella unità del popolo di Dio e nella comune vocazione unitaria che ha il suo vertice in Aquileia e la sua vicenda" colto dal parroco nell’omelia della messa comunitaria che ne ha ricordato il cinquantesimo anniversario della firma (1968-2018).
Questo il senso e la prospettiva delle celebrazioni che l’amministrazione comunale di Ronchi ha indetto per ricordare e rinnovare il cinquantesimo anniversario della firma, presenti i sindaci delle città gemellate di Wagna, Peter Stradner, e di Metlika, Darko Zednik, e con la partecipazione festosa della gente ronchese che, ancora una volta, si è riconosciuta  in questa scelta che è insieme europeista, in nome della pace e della amicizia dei popoli. In una parola, in nome del futuro.
Ronchi ha dato il via al programma di iniziative per ricordare l’avvenimento e, adesso si prepara a partecipare agli incontri nelle altre città gemellate.
Per questo, la comunità ronchese ha dato spazio ai ricordi e rinnovato in modalità diverse la volontà di continuare la scelta profetica di quanti, nel 1968, hanno inteso - in un contesto dell’Europa delle divisioni e della cortina di ferro - dare avvio a relazioni intense e forti nello spirito dell’ideale europeo unico e, in particolare, stabilendo relazioni fraterne in nome della amicizia e della concordia, della pace e del progresso di civiltà.

La volontà di costruire un futuro di pace
Essere europei - ieri come oggi - costituisce una scelta impegnativa; ieri anche difficile pensando alle divisioni ideali, politiche e istituzionale. La volontà di offrire un futuro di pace e concordia hanno illuminato uomini e donne delle tre cittadine - in primo luogo a Ronchi nel consiglio comunale Mario Dessenibus e altri consiglieri dei maggioranza e minoranza, il sindaco Umberto Blasutti ed il vicesindaco Visintin, i loro successori nel tempo e, insieme con loro, il parroco don Mario Virgulin che li ha seguiti a Wagna e Metlika, con infaticabile dedicazione in nome di idealità cristiane precise.
In questi cinquanta anni, trascorsi favorevolmente, sono stati con loro - nella convinzione che occorra fare qualcosa per l’Europa e non solo sospirare - una vasta comunità di persone, di gruppi e di associazioni, che hanno tenuto alto tale ideale, proclamando la fiducia nell’unità dell’Europa che furono gli ideali di Schumann e di Adenauer, di De Gasperi e di credenti,  di pensatori e politici come Spinelli e di altri con loro, come ad esempio i giovani che hanno abiurato alle teorie della razza e della grandezza, della forza e del potere per abbracciare invece quelle della ragione, della collaborazione, dello sviluppo e della liberazione da ogni forma di povertà e di asservimento.
Sono i giovani della Rosa bianca che - unitamente a quelli della resistenza europea - hanno dato una svolta e hanno creduto nella forza dei valori dell’umanità, della democrazia, della politica e della libertà che è responsabilità.
Sono i partigiani ronchesi che hanno dato vita alla formazione nella località slovena di Metlika, con la fiducia e la passione dei giovani, dentro ad una storia che voleva essere di autentica liberazione.
Nella vicenda di Ronchi e delle città gemellate, sono passate queste correnti di pensiero e di prassi che non hanno rinunciato all’idea di Patria, allargandola dalla Patria di ciascuno e di tutti, senza distinzione, nella convinzione che la diversità è ricchezza e che il metodo resta il dialogo e la collaborazione.
Ed, insieme, si è unita la vicenda della grande guerra: Ronchi non può dimentica il luogo dove la sua gente fu esiliata nel maggio del 1915 e, dove, condividendo le vicende con altri popolazioni della regione, trovò accoglienza.
Tanti spunti per una unica testimonianza: quelle di tre cittadine e delle loro popolazioni, chiamate ad essere scuola di Europa nella concretezza dei vincoli di amicizia che si sono rinnovati, generazione dopo generazione, condividendo momenti annuali di vita comunitaria a Wagna, a Metlika e a Ronchi.
Le celebrazioni ronchesi - passate attraverso momenti di incontro (il soggiorno di gruppi di bambini e ragazzi austriaci e tedeschi nelle famiglie ronchesi). attività dei gruppi quali la Protezione civile ed i Vigili del fuoco e attività culturali e ricreative - , hanno trovato esperienza partecipata anche negli incontri della vita di fede (processioni, feste patronali, incontri nei santuari) il modo di esprimere anche la dimensione spirituale ed ecclesiale  del gemellaggio.

Memoria e futuro
In questo spirito domenica scorsa è stata celebrata nelle tre lingue la Messa nel corso della quale il parroco decano ha avuto modo di sottolineare, fra l’altro: "Il nostro incontro, questa mattina - idealmente legati con le nostre comunità che vivono e pregano a  Wagna e Metlika - intende rinnovare tale legame e renderlo vivo ed impegnativo, in quanto diventa ricordo e promessa nell’unica Memoria che lega cielo e terra per sempre. Memoria e futuro sono parole impegnative. Lo diciamo, alla luce dell’incontro di Nicodemo. E’ l’incontro tra un uomo che vanta la storia del passato del popolo eletto, e quindi delle promesse e delle attese, soprattutto, come dei fallimenti. Nicodemo, alla fine della vita, si aspetta finalmente  una parola definitiva. Cristo gli risponde che potrà essere certo di non subire giudizi o condanne; anzi, di poter avere una nuova e bellissima prospettiva di  novità e di speranza: se accetta di affidarsi, potrà fare esperienza di una vita piena (e quindi della gioia) che nasce da un incontro di amore, da una relazione di chi si fida e stringe mani senza preclusioni, di chi ama e vive nella solidarietà. Esperienza del tutto nuovo, dunque, che è frutto di amore di chi crede e genera vita per tutti. Tutte le volte che il cuore di noi, uomini e donne, non arretra e si fa garante di questo progetto, cioè di donarsi per amore a favore dell’umanità, questa potenza prorompe in noi e ci fa partecipi della vita che l’unica  verità a partire dalla storia".
"Il gemellaggio fra Comuni e quello spirituale fra parrocchie che oggi celebriamo - ha concluso - costituisce un atto di fiducia e di amore, un gesto di vita e di futuro. Rinnovandolo, lo affidiamo, al Dio che si è mostrato Padre con noi e che in Gesù ci insegna la via della fraternità, dell’amicizia in una Europa che vogliamo fraterna, accogliente e in pace. Capace di aprire le braccia e le frontiere, vincendo le paure nel nome dell’uomo che è immagine di Dio e dell’Uomo che è Dio per noi, l’Emmanuele della nostra salvezza."
Il suono gioioso delle tre bande, accomunate da una passione che è specifica, ha concluso la festosa cerimonia del rinnovo del gemellaggio.

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