Gorizia
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Pietre d'inciampo per ricordare la Shoa

Posizionate dall’artista tedesco Günter Demnig in Largo Pacassi, via Ascoli,via Mameli, via Garibaldi e via Mazzini per ricordare i deportati della Comunità ebraica cittadina

Parole chiave: pietra d'inciampo (4), Shoa (3), ricordo (57)
Pietre d'inciampo per ricordare la Shoa

Per la prima volta in Friuli Venezia Giulia l’artista tedesco Günter Demnig ha posizionato a Gorizia, mercoledì scorso, 20 gennaio, in occasione della Giorno della Memoria, 14 Stolpersteine (pietre d’inciampo) in cinque luoghi: Largo Pacassi, via Ascoli, via Mameli, via Garibaldi e via Mazzini per ricordare i deportati della Comunità ebraica di Gorizia.
Il progetto, finanziato dal Comune di Gorizia e curato da Lorenzo Drascek dell’associazione "Amici di Israele",  è posto sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed ha il Patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
L’idea di Demnig risale al 1993 quando l’artista è invitato a Colonia per un’installazione sulla deportazione di cittadini rom e sinti. All’obiezione di un’anziana signora secondo la quale a Colonia non avrebbero mai abitato rom, l’artista decide di dedicare tutto il suo lavoro successivo alla ricerca e alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni nazifasciste: ebrei, politici, rom, omosessuali.
Le prime Stolpersteine risalgono al 1995, a Colonia; da allora ne sono stati installate più di 50.000 in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Cecoslovacchia, Polonia, Paesi Bassi e Italia.
L’artista sceglie il marciapiede prospiciente la casa in cui hanno vissuto uno o più deportati e vi installa altrettante "pietre d’inciampo", sampietrini del tipo comune e di dimensioni standard (cm. 10x10). Li distingue solo la superficie superiore, a livello stradale, poiché di ottone lucente. Su di essa sono incisi: nome e cognome del deportato, anno di nascita, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte.
L’inciampo non è fisico ma visivo e mentale, costringe chi passa a interrogarsi su quella diversità e agli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e a quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità.
Le Stolpersteine sono un segno concreto e tangibile, ma discreto e antimonumentale, che diviene parte della città, a conferma che la memoria non può risolversi in un appuntamento occasionale e celebrativo, ma costituire parte integrante della vita quotidiana.
Le Stolpersteine sono finanziate da un contributo concesso dal Comune di Gorizia all’Associazione Amici di Israele di gorizia, che si è occupata della predisposizione del progetto per l’approvazione da parte dell’artista, della ricerca storico-archivistica sui deportati e le autorizzazioni della Soprintendenza.
Il progetto è aperto a tutti coloro cheintendono ricordare familiari o amici deportati attraverso la collocazione di una Stolpersteine davanti alla loro abitazione. L’obiettivo è la costruzione di un museo diffuso e di una grande mappa urbana della memoria.
Le pietre d’inciampo a Gorizia avranno un riscontro anche su internet con le biografie dei deportati redatte dall’associazione e le riprese della posa.

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