Gorizia
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Lucinico e la memoria dei caduti dimenticati

Rendere merito ai 94 lucinichesi morti in guerra o per fatti bellici, la cui memoria è stata troppo a lungo negata: questo l’intento del monumento ai Caduti di Lucinico nella guerra 1914-18 posizionato tra il parcheggio di via Bersaglieri e la ex scuola elementare.

Parole chiave: caduti (10), commemorazione (62), monumento (8)
Lucinico e la memoria dei caduti dimenticati

L’opera, ideata dall’architetto Gianni Bressan e realizzata dall’artigiano marmista Andrea Sgubin, è stata voluta dal comitato formato da Unione delle associazioni Lucinis, parrocchia, gruppo Alpini e associazione "Amici della Croce nera".
Determinante per la realizzazione del monumento è stata la generosità della comunità lucinichese oltre ai contributi della parrocchia, della Fondazione Carigo e della Cassa rurale e artigiana di Lucinico, che ha così voluto onorare la memoria del suo primo presidente Pietro Bregant, una delle vittime civili, insieme a quella di altri consiglieri e soci.
Una commossa cerimonia ha corredato lo scoprimento del monumento, alla presenza tra gli altri delle autorità, dei rappresentanti delle associazioni d’arma e dei sodalizi locali e di una delegazione della Croce Nera Austriaca di Vienna, guidata da Friedrich Ehn, accompagnato da Franco Stacul, presidente dell’associazione "Amici della Croce Nera".
A fare l’intervento ufficiale a nome della comunità di Lucinico è stato Giorgio Stabon, che per spiegare lo spirito che ha portato alla realizzazione del manufatto ha riportato le parole di Celso Macor che, nel 1982, scrisse il racconto "Do’ bachetis in cros" - "Due rametti in croce" - ricordando l’esperienza di Domenico - Meni, soldato imperiale morto sul fronte orientale e la cui memoria si era persa, in dialogo con il nipote che non lo aveva mai conosciuto. "Questo - ha sottolineato Stabon - è stato lo spirito e l’intento del Comitato promotore del monumento: abbiamo voluto esaudire la volontà di quel soldato, uno dei tanti della nostra terra Caduti su fronti lontani e la cui memoria era stata dimenticata. Il monumento è quindi il segno che non li abbiamo dimenticati".
Sono state poi ricostruite le tappe che hanno portato alla realizzazione del manufatto: i primi a portare l’attenzione sui fatti della Grande guerra sono stati pre Titta Falzari e il maestro Camillo Medeot.
Il primo, nel 1958, in occasione dell’intitolazione del locale circolo Acli a monsignor Luigi Faidutti, ricordò l’accaduto, seguirono poi ricerche e pubblicazioni del secondo.
Dagli anni ’70 il parroco don Silvano Piani e il Centro Studi "Amîs di Lucinis" si impegnarono a recuperare la memoria storica del paese, fino ad arrivare al 2011 e alla pubblicazione del volume "Storia di Lucinico". Ma continuava a mancare un segno pubblico di ricordo: a porvi rimedio è stato Mario Sanson che, per ricordare il nonno, soldato imperiale morto in guerra, ha realizzato in Strada Vecchia un cippo. Un’opera realizzata con un basamento di pietra recuperato dall’ex cimitero dei soldati italiani di via degli Eroi, che sorregge una croce di ferro battuto, simile a quelle che si trovano nei cimiteri della Galizia e dell’Ucraina, ai cui piedi è posto un elmetto di un soldato imperiale. Dopo anni di accurate ricerche volte a dare un nome a soldati e civili dimenticati, Giorgio Cargnel è Riuscito a pubblicare su "Lucinis" 2013 una prima lista di 83 nomi corredati da indicazioni biografiche. Finalmente in occasione dei 100 anni dell’inizio del primo conflitto mondiale si è arrivati a un segno concreto.
Prima dello scoprimento, il vicario parrocchiale di Lucinico don Alessio Stasi ha officiato la messa in cinque lingue, per rimarcare il carattere di multiculturalità del territorio. La proclamazione della parola e la preghiera dei fedeli sono state eseguite in friulano, italiano, sloveno e tedesco, mentre il canone, quale segno di universalità della Chiesa, in latino. Nella conduzione di una così complessa liturgia la guida di don Alessio, ottimo conoscitore di tutte queste lingue, è stata magistrale.
La cerimonia è stata aperta dalla Corale Sant’Adalberto di Cormons, che ha eseguito "Ai preât la biele stele". Don Alessio ha poi illustrato il significato della cerimonia e a seguire Mario Sanson e Giorgio Cargnel hanno scoperto ufficialmente il monumento. Dopo il "Silenzio" dei soldati austriaci e la deposizione di corone di alloro, Marco Plesnicar ha letto la preghiera per i Caduti. Infine, al termine dei discorsi delle autorità, la corale ha eseguito l’Inno dell’Impero "Serbi Iddio".
La cerimonia è stata preceduta da una serata altrettanto significativa, ospitata dal centro civico di piazza San Giorgio. Il tema è stato infatti approfondito nell’incontro "I Caduti di Lucinico nella Grande guerra": Giorgio Cargnel ha illustrato il lavoro di ricerca eseguito per individuare i nominativi riportati poi sulla lapide del monumento mentre  Ferruccio Tassin si è concentrato sull’azione di recupero della memoria dei Caduti nelle fila dell’esercito imperiale. È intervenuto anche Gianni Bressan, che ha descritto le caratteristiche dell’opera.

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