Gorizia
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La preghiera per abbattere i muri

La realtà del Caritas Baby Hospital di Betlemme al centro dell’incontro fraterno davanti al presepe dell’OFS di Gorizia e Kostanjevica svoltosi domenica 10 gennaio in cattedrale

La preghiera per abbattere i muri

Tanti anni fa una famiglia ha dovuto lasciare Nazareth per venire a Betlemme per il censimento e, per trovare alloggio, ha dovuto bussare a tantissime porte trovandole chiuse. Solo una semplice grotta ha accolto, Maria che ha partorito li’ tra un bue e l’asinello, il suo figlio, anzi il Figlio di Dio. Non voglio che la stessa esperienza di Maria, Giuseppe e Gesu’ venga ripetuta al Caritas Baby Hospital: ogni famiglia che vi arriva deve essere accolta al di la’ della sua situazione politica, sociale religiosa. (Padre Ernest Shnidrig - fondatore del Caritas Baby Hospital di Betlemme).

Come un anno fa, anche questa prima domenica dopo l’Epifania è avvolta nella nebbia. Come un anno fa, anche in questa domenica in ricordo del Battesimo di Gesù, piove. Intorno al Presepe del Duomo di Gorizia, si ritrovano, per il nono anno, i fratelli italiani e sloveni che i ministri delle fraternità di Gorizia e Nova Gorica salutano ed accolgono nelle due lingue divenute, ormai, segno di riconoscimento ed appartenenza, non più di divisione ed esclusione. Nel 2004 sono caduti i confini e si sono alzati gli obiettivi: tra questi quello, raggiunto e mantenuto, di instaurare relazioni tra le fraternità di Gorizia e Kostanjevica. Intorno ad essi, poi, accorrono ogni anno e sempre più numerosi i fratelli provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia e dalla vicina Slovenija. Ma questo vuol essere solo il primo, il più piccolo, di un obiettivo molto più grande.

San Francesco, nel lontano 1223, stava tornando dalla Terra Santa dov’era andato  per incontrare il sultano Malek al- Kamel. Allora, San Francesco desiderava festeggiare il Natale a Betlemme. Ma, nella notte di Natale, si trovava a Greccio, ormai sulla strada di ritorno a casa. E proprio a Greccio, volle rivivere la Natività del Signore raccogliendo intorno a sé frati e fedeli che accorsero, incuriositi, intorno al primo Presepe. Betlemme era lì, davanti ai loro occhi; occhi che potevano vedere i disagi in cui si è trovato Gesù per la mancanza delle cose necessarie ad un neonato e come fu adagiato in una greppia, sul fieno, tra il bue e l’asinello.

L’arcivescovo Carlo, durante il pellegrinaggio diocesano in Terra Santa nel 2014, visitò il Caritas Baby Hospital di Betlemme. Rientrato, fece conoscere la realtà di quell’Ospedale Pediatrico, e chiese ai francescani secolari, che ben conoscono le difficoltà di un confine che ha innalzato barriere fisiche, psicologiche e spirituali, di attualizzare il presepe voluto da San Francesco a Greccio: vedere e sentire con il cuore le difficoltà che i bambini degenti sono costretti a vivere a causa di un muro di confine e di un check point che impedisce il passaggio di tutto ciò che genera vita e significa anche realizzare un gesto di solidarietà concreta perché il Caritas Baby Hospital non gode di alcuna sovvenzione pubblica ma è unicamente frutto della carità.

Suor Donatella Lessio, uno degli angeli dell’ospedale di Betlemme dal 2004, suora francescana elisabettiana, vicentina, ha dedicato una parte del suo tempo accettando di collegarsi in diretta durante quest’incontro per presentare l’unico centro pediatrico della Cisgiordania che accoglie e cura bambini ebrei, cristiani e musulmani, di cui dirige attualmente il Centro di Formazione Continua.

L’unico ospedale medico pediatrico della Palestina

Il Caritas Baby Hospital e’ l’unico ospedale medico pediatrico della Palestina o West Bank, Gaza compresa. Per la sua estensione geografica di servizio, questo ospedale fin dall’inizio ha avuto una valenza importante per le famiglie e i bambini di quest’area.

La sua genesi si deve ad un sacerdote svizzero, Padre Ernest Shnidrig che, inviato dalla Caritas Svizzero Tedesca nel 1952, si era accorto della mancanza nella Regione di strutture sanitarie per i bambini di Betlemme.

Un’esperienza indimenticabile lo ha costretto a sentirsi interpellato verso questo bisogno: mentre il 24 Dicembre, verso mezzanotte stava attraversando uno dei tre campi profughi, sorti a Betlemme, dopo la guerra del 1947/1948 tra Israele e Palestina, per andare a celebrare la messa alla Grotta, la notte di Natale, ha visto un papa’ che stava scavando una buca per seppellire uno dei suoi figli appena deceduto. L’immagine di una buca che accoglieva un bambino, invece che una culla, ha scosso il sacerdote che, nel suo animo ha sentito fortissimo l’invito a far sì che nessun bambino, dovesse morire ancora a Betlemme, città dove Dio si e’ fatto bambino, per mancanze di cure sanitarie.

Ritornato in Svizzera la Caritas immediatamente si e’ data da fare per poter portare un aiuto alle famiglie della citta’ natale del Signore e piano piano, nel corso degli anni, e’ nato il Caritas Baby Hospital.

Il Caritas Baby Hospital è’ un ospedale soltanto medico, non ci sono reparti di chirurgia, di ostetricia e ginecologia né di maternità. E’ presente una radiologia e un laboratorio analisi che permette di svolgere esami ordinari; per esami più sofisticati è necessario recarsi a Gerusalemme. Il Caritas Baby Hospital fornisce poi una prima assistenza in caso di emergenza, pur non avendo un pronto soccorso vero e proprio, aperto comunque 24 ore su 24.

L’ospedale ha un totale di ottantadue posti letto divisi in tre sezioni: uno di neonatologia e due di pediatria. Durante il periodo invernale, dove si riscontra un aumento dei ricoveri, si può arrivare anche a novanta posti letto, aggiungendo cullette negli spazi possibili. Quattro posti letto possono essere adibiti a terapia intensiva in caso di emergenze. L’ospedale è dotato infatti di due ventilatori artificiali e due “Ncpap”.

Il Caritas Baby Hospital svolge inoltre un’attività ambulatoriale sia generale che specialistica nelle seguenti aree: cardiologia, diabetologia, ematologia, neurologia. Possiede inoltre un ecografo e una strumentazione per l’EEG.

Attualmente l’Ospedale e’ dotato di 4 reparti: 2 pediatrici, uno di neonatologia e un altro di terapia intensiva pediatrica e neonatale per un totale di 82 posti letto. Durante l’anno vengono ricoverati circa 4.000 bambini e, negli ambulatori, si arriva alle 38.000 visite annuali. Un numero impegnativo.

L’80% dei bambini ricoverati è musulmano, il 20% cristiano: queste percentuali rispecchiano abbastanza la demografia dell’area. Le malattie più frequenti sono: patologie a carico dell’apparato gastro-intestinale come gastroenteriti o gastriti, soprattutto durante il periodo estivo, patologie a carico dell’apparato respiratorio come asma, bronchiti, polmoniti, specie nel periodo invernale, patologie congenite come malattie metaboliche e malformazioni a carico degli organi interni, in conseguenza sempre più spesso dei matrimoni tra consanguinei, accanto a vari disturbi della crescita, altre patologie diffuse come ittero, infezioni alle vie urinarie, anemia, disidratazione.

Le mamme non partoriscono al Caritas Baby Hospital A volte fanno nascere i bambini a casa con tutti i problemi inerenti al parto non assistito, oppure nelle cliniche private o governative. Ma, essendo la sanità tutta a pagamento, vige il sistema assicurativo, le mamme, soprattutto quelle povere, lasciano l’ospedale dopo due/tre ore dal parto così pagano meno e di solito alcuni  problemi di salute si verificano dopo alcune ore o giorni dalla nascita. Oltre all’attività sanitaria, si svolge anche un’attività di educazione sanitaria alle mamme. Il motto del Caritas Baby Hospital, infatti, è “non disgiungere il bambino dalla mamma” per cui, le mamme possono fermarsi in un appartamento creato apposta per loro, 45 posti letto, e rimanere accanto ai loro piccoli giorno e notte. Vengono offerti loro vitto e alloggio. In questo modo è possibile organizzare delle lezioni di prevenzione e cura così da renderle “esperte” ed essere capaci di portare un primo intervento ai loro figli se si rendesse necessario.

Nel caso di diagnosi che necessitano di un intervento chirurgico, il Caritas Baby Hospital, non avendo al suo interno un reparto di chirurgia, inoltra una domanda di trasferimento del piccolo paziente in uno degli ospedali di Gerusalemme, molto più attrezzati e specializzati rispetto a quelli della Palestina. Purtroppo però, per attivare il trasferimento, è necessario il rilascio di un permesso speciale perché si tratta di varcare una frontiera che ha una diversa giurisdizione. L’ottenimento di tale permesso non è immediato né scontato: spesso le procedure burocratiche e i tempi amministrativi sono lunghi ed estenuanti. A nessun palestinese è consentito accedere ai territori israeliani se non con un permesso particolare rilasciato dall’autorità israeliana e la procedura per avere il permesso, può richiedere parecchie ore o anche giorni. Non sempre i bambini, specie quelli gravi, riescono ad aspettare quel pezzo di carta che gli da’ il via libera. La cosa più difficile da accogliere e’ proprio vedere che una lastra di cemento anzi, molte lastre di cemento, che formano  il muro alto 8 metri e ora lungo più di 700 chilometri, decide sulla vita o sulla morte delle persone, bambini compresi.

Per questo, suor Donatella, insieme alle sorelle, suore francescane elisabettiane, ha pensato che l’unico modo per “sbriciolare” il muro e quello di farlo cadere con la preghiera. Per questo ogni venerdì vanno al chek-point numero 300, quello di Betlemme, per recitare il rosario. Lì, dov’è quel muro che separa due popoli, che limita la libertà, che divide famiglie; proprio in quel luogo di separazione la loro preghiera diventa incessante per chiedere la pace. Se ci sarà la pace, che e’ dono di Dio prima che uno sforzo umano, come dice Papa Francesco, allora anche il muro cadrà e i due popoli diventeranno uno solo, come si legge nella lettera di San Paolo agli Efesini.

Il personale del Caritas Baby Hospital è tutto locale: metà di religione musulmana, metà cristiano, per un totale di 238 dipendenti tra infermieri, professionali e generici, medici e addetto ai servizi generali.

L’ospedale è gestito da una Associazione no profit svizzero-tedesca, che ha un suo rappresentante presente al Caritas Baby Hospital per 9/10 mesi all’anno. Il Direttore sanitario e il Direttore Amministrativo sono invece locali. Dall’Associazione dipendono inoltre le sei suore attualmente in servizio: quattro italiane, una tedesca e una ecuadoregna. Tre di loro sono caposala, due sono responsabili del servizio infermieristico, una lavora al Dipartimento sociale.

Il Caritas Baby Hospital è unicamente finanziato da fondi e donazioni private sin dal 1952, anno della sua fondazione. Il bilancio è in pareggio. Ciò è dovuto in gran parte alla preziosa catena di solidarietà che innescano i pellegrini in visita in Terra Santa. Senza il loro sostegno l’ospedale non potrebbe continuare la sua attività. All’interno del Caritas Baby Hospital non è prevista un’azione apostolica e pastorale vera e propria. L’annuncio del Vangelo s’incarna nel servizio quotidiano prestato dagli operatori e dalle suore. Questo per rispettare la variegata presenza di confessioni cristiane e non, sia del personale che delle famiglie dei piccoli pazienti. Vi sono infatti cristiani latini, ortodossi, armeni, melchiti, protestanti e musulmani.

Francesco ed il Sultano non ebbero paura uno dell’altro

Cortesia, rispetto e dialogo, caratterizzarono la conversazione tra il sultano Malek al-Kamel e Francesco d'Assisi. Allo stesso tempo, sulle due rive del Mediterraneo scorreva l'odio tra cristiani e musulmani. Ancora oggi, come ben sappiamo, ostilità e inimicizia resistono e prevalgono sul dialogo.

Oggi, sia in Italia sia in Slovenia, è in atto un intenso afflusso migratorio di persone provenienti dal Medio oriente che fuggono da guerre, povertà e persecuzioni. Il fatto che queste persone abbiano cultura e religione diverse dalla nostra diventa, per molti, motivo di preoccupazione e diffidenza.

Francesco non ebbe paura di Maometto e il Sultano non ebbe paura di Cristo. Francesco non ragionava con i criteri ideologici della cristianità del suo tempo e in quel viaggio per conoscere da vicino i musulmani, si è posto al di là della frontiera chiesa-istituzione, situandosi dentro la sensibilità religiosa del suo interlocutore. Oggi, per il dialogo tra Islam e Occidente cristiano si riparte dal Poverello di Assisi.

Francesco sa che “Dio ci salverà per sua sola misericordia” Dunque la salvezza non giunge per i nostri meriti. La preghiera è l’arma più forte e quella, forse, meno usata; torniamo a credere che con essa si può vincere. La misericordia, nell’anno del giubileo, possa essere il piccolo obiettivo da raggiungere per ognuno di noi.

Riccardo Friede, rappresentante dell’Associazione Aiuto Bambini Betlemme, il ramo italiano dell’Associazione di volontari Kinderhilfe Betlehem, che sostiene il Caritas Baby Hospital, ringrazia le città di Gorizia e Nova Gorica per l’accoglienza e per il sostegno, ma, soprattutto, porta una bella notizia: il 2015 è stato un anno molto difficile per il Caritas Baby Hospital, in linea con ciò che succede nel resto del Mondo. Eppure, proprio il 2015, ha visto il maggior sostegno nei confronti di questa realtà unica e preziosa. Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità: ecco il suo messaggio di speranza.

Uscendo dalla Porta Santa del Duomo, la pioggia non è cessata, come un anno fa. Piove. Ma ci si incammina tutti insieme, verso il Pastor Angelicus, saltando oltre le pozzanghere, al termine della Santa Messa celebrata dal Vescovo di Gorizia, per ritrovarsi a condividere un gioioso momento di agape fraterno. Piove. E sembra una benedizione che scende dal cielo sulle tante persone di buona volontà che hanno aperto il loro cuore mostrando, anche in occasione di questo emozionante incontro, la generosità che non conosce crisi infatti sono stati raccolti euro 2.422,68 per il Caritas Baby Hospital.

Il mistero del Natale, della Grotta di Betlemme, parla ancora attraverso il Caritas Baby Hospital.

Il mistero del dolore innocente supera ogni divisione e unisce tutti nella medesima sofferenza.

Il mistero dell’amore si ripete ogni volta che superiamo i confini del nostro cuore.

I muri sono lì per un motivo. I muri non sono lì per tenerci lontano.

I muri sono lì per darci la possibilità di dimostrare quanto profondamente teniamo a qualcosa. Perché i muri sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarli. Sono lì per fermare gli altri. 

(Randy Pausch)

 

                                                                           Silvia Scialandrone         

 

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