Gorizia
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L’"Oscura camera" di Sergio Scabar

Fino al 13 ottobre i Musei provinciali di Gorizia presentano a Palazzo Attems Petzenstein la mostra Oscura camera (1969-2018) di Sergio Scabar (Ronchi dei Legionari, 1946), a cura curata da Guido Cecere e Alessandro Quinzi.

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L’"Oscura camera" di Sergio Scabar

Un’artista dello scatto
La mostra è la prima antologica in Italia dedicata a Sergio Scabar, artista che ha fatto dello scatto un vero strumento di riflessione e di indagine.
Autodidatta, Scabar è divenuto noto per l’originalità de Il teatro delle cose del 1999, lavoro che ha segnato la sua svolta stilistica votata a una ricerca poetica incentrata sull’essenzialità degli oggetti e delle loro forme.
Il percorso espositivo è composto da quasi 300 fotografie e si sviluppa seguendo l’andamento cronologico del lavoro di Scabar, distinguibile in due fasi: una prima en plein air, del genere del Reportage, e una successiva più sperimentale e riflessiva, che dagli anni Novanta in poi ha definito la sua cifra artistica. Nel Reportage, è la particolare sensibilità del suo sguardo a creare sistemi seriali di immagini dove l’inquadratura rimane fissa e sono gli oggetti e le persone a scorrere davanti all’obiettivo.
Ne sono un importante esempio le 50 fotografie, contrassegnate da una forte impronta testimoniale, di Interno di un interno di un ospedale psichiatrico, che Scabar ha scattato nel 1976 all’interno dell’ospedale psichiatrico di Gorizia e alle quali è dedicata un’intera sala della mostra.

Gli oggetti quotidiani
La serie dedicata agli "oggetti quotidiani" del 1986 può invece considerarsi un’anticipazione del cambio di modalità operativa di Scabar: se fino a quel momento infatti l’artista si muove con riprese in esterno, prediligendo ampi spazi e la luce naturale - come nella serie dedicata a Trieste e ai manifesti pubblicitari - successivamente sono i dettagli "macro" ad attirare la sua attenzione. La sua produzione artistica si fa sempre più concettuale, arrivando a concentrarsi sul valore del "taglio" nella fotografia, inteso sia come inquadratura nel momento della ripresa sia come ritaglio materiale, a posteriori, della stampa fotografica. Scabar si concentra soprattutto sull’aspetto materico dei soggetti, indagati sia in bianco nero che a colori, con una serie di Still Life su cui agisce quella che lui chiama filosofia del "silenzio di luce" per significare la condizione di tenue illuminazione delle sue opere.
Dalla fine degli anni ‘90, la Natura Morta diventa l’asse portante della sua produzione. Proprio con Il teatro delle cose Scabar mette a punto, dopo anni di sperimentazioni, una particolare tecnica di ripresa e stampa "alchemica" che gli consente di ottenere, sempre in esemplari unici, dei risultati molto particolari in termini di tonalità opache scure, nell’area cromatica fra il testa di moro e il nero, che sono diventati il suo inconfondibile segno distintivo. Questa tematica si avvale di una ricerca di formati al di fuori degli standard, come dimostrano le cornici stesse delle fotografie, manufatti artigianali realizzati sempre dallo stesso Scabar a compendio, supporto, propaggine dell’immagine raffigurata. Gli oggetti che l’artista dispone con meticolosità di fronte alla fotocamera possono essere singoli, in coppia, oppure composti in gruppo. Appartengono all’utensileria da cucina, al mondo delle arti e mestieri, agli strumenti del fotografo d’altri tempi, alla grande famiglia della stampa e dei libri antichi e una serie alquanto recente, del 2017, è dedicata tutta a vegetali e ortaggi. Le bottiglie e gli oggetti in vetro, per la loro particolare reattività alla luce, anche se fioca, sono fra i suoi soggetti preferiti, ma in generale sono le forme e i contorni a imporsi per semplice e lineare eleganza. Il variegato campionario di invenzioni ideate dal fotografo invita a una riflessione sulla caducità delle cose. L’uso analitico della macchina, che combina immagini del tutto moderne e legate alla quotidianità a un sentire quasi sacrale, crea un equilibrio che attribuisce forza e continuità alla sua opera.

Gli orari
La mostra può essere visitata da martedì a domenica dalle 10 alle 18; il giovedì l’orario si protrae alle 20 (con possibilità di visita guidata  inclusa nel prezzo del biglietto alle ore 18). Il costo dei biglietti è di 6 euro per gli interi e di 3 i ridotti (18-25 anni, gruppi di almeno 10 persone, nuclei familiari con minorenni); visita gratuita la prima domenica del mese.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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