Gorizia
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Inciampare nella memoria e riflettere

Sono 15 le "Pietre d’Inciampo" a Gorizia

Parole chiave: Anna Paola Luzzatto (1), pietra d'inciampo (4), memoria (24), olocausto (6)

Inciampare nella memoria e fermarsi a riflettere sulla crudeltà inaudita dell’Olocausto. Con questo intento, sabato scorso è stata collocata a Gorizia la quindicesima "Pietra d’inciampo", che ha richiamato nel capoluogo isontino l’artista tedesco Gunter Demnig, ideatore dell’iniziativa storico-artistica che prevede la posa di un sampietrino rivestito da una placca di ottone, e che quest’anno a Gorizia è stata dedicata alla memoria di Anna Paola Luzzatto.
La "Pietra d’inciampo" è stata quindi posizionata davanti al civico 178 di Corso Italia, da dove la donna venne prelevata dai nazisti nel 1943, per essere prima incarcerata al Coroneo di Trieste e in seguito inviata ad Aushwitz, dove venne assassinata nel dicembre dello stesso anno. La sua "Pietra d’inciampo" fa seguito a quelle installate sempre dall’artista tedesco nella città di Gorizia un anno fa e rappresenta una sorta di preludio alle cerimonie del prossimo 27 gennaio, Giorno della Memoria, ricorrenza internazionale nella quale vengono commemorate le vittime dell’Olocausto.
"Anna Paola Luzzatto -ha ricordato il presidente dell’Associazione Amici di Israele di Gorizia, Lorenzo Drascek- era figlia del protofisico Aronne Luzzatto, per oltre trent’anni a capo della sanità a livello provinciale. Nel 1885 sposò l’avvocato Raimondo Luzzatto Coen, con il quale quindici anni più tardi si spostò nella casa di Corso Italia 178, costruita dal noto architetto Girolamo Luzzatto, loro parente.
Anna Paola rappresentava la tipica figura della donna di origine ebrea: il marito è colui che si occupa di lavorare e portare i soldi in casa, mentre la donna si occupa del mantenimento della famiglia e della casa stessa. All’arrivo dei nazisti, lei stava trascorrendo un periodo di riposo in una loro casa a Grado, ma decise di fare ritorno a Gorizia poiché, venendo a sapere della politica di sequestro dei beni ebraici, fu preoccupata per il destino della casa di Corso Italia. Un ritorno che le sarà fatale".
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, in suo ricordo venne eretta una stele al cimitero ebraico di Valdirose, in Slovenia, accanto alla tomba del marito Raimondo.
Come detto, quella dedicata ad Anna Paola Luzzatto è la quindicesima "Pietra d’inciampo" posizionata a Gorizia. Le altre si trovano in largo Pacassi in ricordo delle famiglie Shumann e Armani, in via Ascoli in ricordo della famiglia Iacoboni, in via Garibaldi in ricordo della famiglia Luzzatto e di Emma Michelstaedter (madre del celebre filosofo), in via Mazzini in ricordo di Ferruccio Leoni e infine in via Mameli in ricordo di Chaim Felberbaum.
"È un gesto importante -ha detto il sindaco Romoli- che la nostra città deve dare ai suoi figli ingiustamente perseguitati e deportati. Un gesto estremamente giusto al pari del ricordo delle vittime delle foibe. La nostra città può vantare un grande passo avanti rispetto alle altre nel ricordare tutti i caduti e i perseguitati di ogni periodo storico".
In tutto i goriziani che non fecero ritorno dai campi di sterminio furono trentadue, e di questi quindici vengono già ricordati attraverso le "Pietre d’inciampo" davanti al loro ultimo domicilio conosciuto. Al vaglio una soluzione per poter trovare un posto dove posizionare anche le pietre mancanti, per le quali dal prossimo anno potrebbero essere attivate particolari forme di collaborazione con le scuole. Così da tramandare la memoria a cominciare dalle generazioni più giovani.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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