Gorizia
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"Gli Alberi di San Martino del Carso"

Dall’Ungheria echi della Grande Guerra ai musei di Borgo Castello

Parole chiave: Albero Isolato (1), Albero Storto (1), Prima Guerra Mondiale (86)

Dopo più di cent’anni l’Albero Isolato e l’Albero Storto - due tra i più importanti simboli e testimonianze della durezza della Grande Guerra - ritornano a trovarsi vicini, come lo furono sulle colline di San Mattino del Carso durante il primo conflitto mondiale.
Grazie a un’operazione del Gruppo speleologico carsico di San Martino e ad alcune preziose collaborazioni internazionali i due alberi, che all’epoca furono tagliati dalle truppe ungheresi e trasportati in madrepatria con gli onori dovuti alle reliquie, sono stati rintracciati e recentemente riuniti in una mostra itinerante, intitolata "Gli Alberi di San Martino del Carso". Dopo una prima tappa al museo della Fortezza di Oradea, in Transilvania, e una seconda al Museo nazionale di Storia militare di Budapest, l’esposizione torna ora in patria, ospitata al Museo della Grande Guerra in Borgo Castello.
I due alberi, segno della lotta sul fronte di San Martino del Carso e finora custoditi al Mòra Fenec Muzeum di Szeged e al Muzeul Banatului di Timisoara, sono tronchi di gelso, testimoni silenti di un paesaggio sconvolto giorno dopo giorno dai colpi d’artiglieria, che non risparmiavano né l’uomo né la natura circostante, ma soprattutto furono simboli condivisi dai soldati italiani e ungheresi che si affrontarono sul Carso.
Visitabile tutti i giorni (tranne il lunedì) fino al 16 settembre dalle 9 alle 19, la mostra sarà corredata anche dalla prima esposizione di una raccolta di cartoline dal fronte italiano, scritte da un tenente ungherese - László Szüts - all’allora fidanzata Maria Várad. La particolarità di questa collezione - conservata oggi da un nipote della coppia e prestata ai Musei provinciali - è il fatto di essere corredata da mazzolini di fiori essiccati, colti accanto alle trincee o in mezzo a paesi diroccati. "Ottimamente conservati, molti di questi fiori hanno addirittura preservato le cromie originali - ha raccontato la direttrice dei Musei, Raffaella Sgubin - e sono oggi testimoni non solo di una storia d’amore a lieto fine - il tenente riuscì a tornare dall’amata e convolare con lei a nozze - ma soprattutto sono una testimonianza toccante della resistenza della natura alla barbarie umana, oltre che della resistenza umana alla violenza indicibile della guerra".
All’apertura della mostra era presente anche l’ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede, Eduard Hasburg - Lothringen, visibilmente emozionato poiché il suo bisnonno - del quale la famiglia conserva ancora alcuni diari di guerra - fu generale proprio sul San Michele e parlò nei suoi scritti di quell’Albero Isolato, già allora simbolo di attaccamento alla vita.

© Voce Isontina 2018 - Riproduzione riservata
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