Gorizia
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Fragilità: itinerario spirituale

Una questione di cultura e di fede

Parole chiave: fragilità (2), itinerario (6)
Fragilità: itinerario spirituale

Una bella, perché ricca di suggestioni e di concretezza, conclusione per un itinerario sulla fragilità: questo il senso dell’iniziativa teologica che ha animato un bel gruppo di persone alla sala Incontro a S.Rocco nelle scorse settimane.
Dopo gli incontri di ottobre-dicembre, dedicato appunto a legge il senso del limite al di là di ogni frustrazione, l’ultimo appuntamento ha riguardato l’argomento della fragilità alla luce della visione dell’Apocalisse.
Una lettura - guidata con puntualità e acutezza dal prof. Santi Grasso - ha consentito di aggiungere al quadro un tocco di grande umanità e fede.
Il linguaggio immaginifico dell’ultimo libro della Bibbia è stato giustamente piegato a rispondere non tanto a visioni impossibili sull’al di là, quanto invece a cogliere le questioni dell’al di qua con le loro sfumature e ambiguità, con le diversità e le provocazioni che il libro sa proporre a quanti siano interessati a cogliere lampi di saggezza e insieme di sfida.
Innanzitutto, la certezza di una visone di fede che non è fuga dalla realtà ma analisi coraggiosa alla luce della sapienza biblica e delle categorie apocalittiche, dove c’è spazio per gli enigmi e le meraviglie, le provocazioni e soprattutto l’invito alla speranza ed alla vita che resta un combattimento.
Don Santi Grasso ha letto e commentato i capitoli dal quarto al sesto dell’Apocalisse: dalla immagine della porta aperta, a quelle dell’arcobaleno, delle rappresentazioni, delle fiaccole, del mare di cristallo immobilizzato, ai viventi fino al misterioso ed enigmatico ed ai sette…  sigilli che poi sono sei.
Una lettura attenta per cogliere alcune utili provocazioni a capire insieme la fragilità, vivere le differenze e i limiti: la vita vince sulla morte; nella vita c’è spazio per la conflittualità e la guerra; prendere atto delle leggi della storia; prima di tutte della legge e della morte che contraddistingue l’umano; ma anche cogliere la testimonianza e responsabilità della comunità che da un senso alla storia; infine cogliere i segni della resurrezione di Cristo, nella quale la vita  e le debolezze dell’umanità e di ogni uomo e donna, è come somatizzata e quindi riscattata, salvata.
Non solo: dentro a tale lettura, coraggiosa e impegnativa, è possibile appunto uscire dalla tentazione della fuga quasi che l’ultima parola sia della morte; si è stimolati a cercare l’essenziale e vivere il discernimento per non essere colti alla sprovvista; rispondere alle frustrazioni e alla negatività con la fora della profezia; accettare il limiti per riavere il dominio su di sé e sulle cose; accettare il limite e riconoscere l’assolutezza di Dio; non cadere nelle mani dell’autosufficienza e della superbia.
Un cammino ed un progetto che per San Paolo si conclude con il punto più alto: vantarsi delle  debolezze per non insuperbire.
Una bella riflessione in attesa di poter leggere continuare la riflessione su un testo completo.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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