Cormons - Gradisca d'Isonzo
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Judrio, dimenticato fiume di frontiera

Scorre per 25 chilometri dal Colovrat fino alla confluenza nel Versa e poco più in là nell’Isonzo: è lo Judrio. Fiume che appartiene alla storia, ma anche fiume dimenticato.

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Judrio, dimenticato fiume di frontiera

Cento anni fa il suo nome ricorreva nei resoconti di guerra, nelle cronache delle diverse brigate i cui fanti si abbeveravano dopo faticose marce o, come nella mattina del 24 maggio, lo attraversano al grido "Forza Savoia". Fiume di frontiera, ieri come oggi. Storie di genti, della loro fatica di vivere, abbarbicate sui paesi che si affacciano lungo le rive del fiume, molti svuotati da chi ha preferito scendere a valle, le case cadute in rovina come i numerosi mulini - se ne contavano 17 agli inizi del 1900 - attorno ai quali per secoli si è dipanata la vita. Il fascino dello Judrio che con le sue pozze e le sue cascatelle scende a valle resta immutato, ma non i suoi problemi. Che, come quelli di tanti altri fiumi, sono legati alla sua trascurata manutenzione, ma che nello Judrio proprio per la sua caratteristica di fiume di confine sono più marcati per i troppi enti che lo presidiano, lo vigilano, rivendicano competenze. Si passano carte, ma si fa poco. O niente.
Lo Judrio è l’unico fiume in Italia che per un tratto, quello iniziale fa da confine con un altro Stato, la Slovenia. E’ vero che ora siamo tutti in Europa, che non ci sono più sbarre e che se passi sull’altra sponda non trovi più il graniciaro di titina memoria che ti spiana il mitra, ma pur sempre siamo dinanzi a competenze diverse, che non agevolano certo una pianificazione degli interventi per risanare il fiume, renderlo più sicuro, attrezzarlo sotto il profilo turistico e permettere anche la sopravvivenza di quelle poche ma storiche e importanti attività economiche. E’ di questi giorni una buona notizia. A portarla è stata l’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito, intervenuta a Cormons a un incontro che verteva proprio sullo Judrio e le sue criticità. Ebbene, l’assessore ha annunciato che dalla Comissione paritetica è arrivato il via libera perché sia data alla Regione Friuli Venezia Giulia la titolarità della gestione e della tutela dell’intero corso dello Judrio. Come pure sarà del Tagliamento e del Livenza, fiumi che per tratti confinano con il Veneto. Un unico gestore agevolerà senza dubbio una progettualità omogenea delle opere senza l’accavallarsi di enti che talvolta sono in contrasto tra di loro e con una visione parziale delle problematiche. Prendiamo lo Judrio: non solo fa da confine con la Slovenia, ma anche tra le province di Gorizia e Udine e i due enti non sempre hanno preso decisioni unitarie. C’è da augurarsi che la promessa dell’assessore Vito dia nei prossimi mesi risposte concrete per lo Judrio anche con la collaborazione dei Comuni per la condivisione di scelte e progetti come è stato fatto per il Natisone dove nove comuni, di cui è capofila Manzano, hanno siglato un contratto e fatto nascere il Parco fluviale del Natisone.
I problemi dello Judrio non sono pochi. Innanzitutto la sicurezza. In alcuni punti, in particolare nel territorio comunale di Dolegna del Collio, i pericoli di esondazione del fiume non mancano. Ce ne sono state in passato e ne potrebbe essere in futuro soprattutto oggi che con il mutamento climatico assistiamo sempre più spesso a precipitazioni intense in brevi spazi temporali: in un paio di ore può cadere la pioggia che un tempo si registrava in un mese. Ne sa qualcosa la famiglia Tuzzi, tiitolare dal 1894 del mulino di Trussio la cui esistenza risale al 1200, l’unico ancora in attività lungo l’intero corso dello Judrio. A Trussio a ogni scroscio di pioggia i Tuzzi passano notti da incubo, incrociano le dita e sperano che Giove Pluvio sia benigno: una nuova inondazione come quella avvenuta alcuni anni fa metterebbe in ginocchio l’azienda con il rischio di dover chiudere l’attività del plurisecolare mulino. Sono da anni che che i Tuzzi lanciano l’allarme, l’ultimo nei giorni scorsi anche all’assessore Vito. La causa è il dissesto iderogeologico del fiume: briglie e roste da rifare, letto del fiume da pulire con lo sghiaiamento in alcuni suoi punti, argini da rinforzare. Serve, appunto, un piano di risanamento globale e non solo interventi parziali che risolvono le criticità solo temporeamente.
Una pianificazione ragionata, programmata nel tempo, metterebbe in sicurezza il fiume e permetterebbe anche un suo sviluppo nel campo naturalistico e turistico. Le potenzialità di questo corso d’acqua sono notevoli. E chi si avventura in bicicletta o solo passeggia lungo i sentieri dell’alta valle dello Judrio ben conosce le bellezze naturali che il fiume offre in particolare in questi mesi autunnali e anche in primavera. Si attraversano zone boschive, nel fiume oltre alla tradizione fauna ittica d’acqua dolce si possono trovare i gamberi, specie protetta; ma anche ricca di vestigia storiche ma mano che si scende a valle toccando i paesi di Prepotto, Dolegna, Vencò, Trussio e Ruttars, Brazzano per scendere poi verso la pianura quando il fiume si addolcisce con i suoi meandri prima di gettarsi con le acque del Versa nel grande Isonzo.
Lo Judrio, fiume dimenticato, va scoperto in tutte le sue sfacettature, dalla storia alla natura, al paesaggio. Si può farlo. Se è vero che la Regione avrà gli strumenti adeguati, è bene cominciare a lavorarci su. Le opportunità non mancano: i contratti di fiume, il prossimo piano paesaggistico regionale tanto per indicarne due ma ce ne possono essere altri. E tutti diano una mano, dagli enti locali alle associazioni ambientalistiche e naturalistiche. Senza invidie ma con un solo obiettivo: ridare vita al fiume.

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