Cormons - Gradisca d'Isonzo
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Capriva ricorda don Pino Trevisan

Domenica 1° settembre nel corso della messa delle 8 in friulano

Parole chiave: don Giuseppe Trevisan (1), ricordo (57)
Capriva ricorda don Pino Trevisan

Capriva, riconoscente, ricorda don Giuseppe Trevisan, prima cappellano e poi, per un breve periodo, parroco del paese.
Domenica 1° settembre sarà ricordato nel corso della S. Messa cantata in friulano delle ore 8 in quanto lui è stato sempre un cultore della nostra lingua. Nell’occasione sarà benedetto un segno liturgico che nella chiesa parrocchiale dove lui tante volte ha celebrato i santi misteri, ricorderà per sempre a tutti il suo ministero.
Lunedì 9 settembre alle ore 18.00 verrà celebrata la S. Messa di suffragio nel centenario della sua nascita.
Il ricordo non vuole avere i crismi di una ricostruzione o lettura critica e storica, ma solo la valenza dell’affetto e della memoria riconoscente per ciò che don Giuseppe ha seminato, con generosità, nel farsi amico e padre di tanti ragazzi in pieno clima di seconda guerra mondiale.
Monsignor Trevisan - io l’ho sempre chiamato così, avendo condiviso con lui la pastorale a Cormòns dal 1987 al 1991 - era un sacerdote dalla personalità forte e decisa, da uomo dalle idee chiare e distinte e dalla ferrea determinazione. Ma anche nella sostanza, essenzialmente come uomo attento e premuroso verso le persone, capace di consolare nelle difficoltà, ma anche di spronare.
Una persona che gli è stato particolarmente vicino proprio in questi giorni mi ha detto che ha avuto "la fortuna di conoscere l’intimo e di aver colto più di una volta il bisogno di essere capito ed accolto come uomo, come amico, come compagno di cammino.
Più volte, di fronte alla responsabilità, che sentiva, di assumere decisioni importanti, non ha temuto di manifestare il bisogno di un confronto e di un conforto." E ancora la stessa persona dei suoi biglietti di auguri per le maggiori festività ricordava sue parole famose: "…auguro tanta fede, ciàf seren, respir libar, giambis buinis par la simpri indenant";
Condivido anch’io questi pensieri aggiungendo il rispetto e la libertà che lasciava nel vivere la pastorale negli ambiti che il vicario cooperatore aveva e ancora il suo rammarico, ma anche la sua benedizione e direi incitamento quando dopo appena quattro anni vissuti a Cormòns venni chiamato a diventare segretario dell’arcivescovo.  
Riporto di seguito uno spaccato della sua azione pastorale in mezzo ai giovani ragazzi di Capriva trasmessomi da una persona della comunità.

L’attenzione costante al mondo giovanile

Nato a Villesse il 9 settembre 1919, ordinato sacerdote a Gorizia il 3 giugno 1944 dall’arcivescovo mons. Carlo Margotti, don Pino Trevisan giunse a Capriva come cappellano il 26 ottobre 1944, quando era parroco mons. Giuseppe Viola.
Le tragiche vicende della guerra erano ancora vissute con paura, difficoltà e pericoli per la popolazione; spesso i ragazzi giocavano con i residuati bellici che trovavano abbandonati nella campagna e li maneggiavano incuriositi. Mons. Viola, nato nel 1871, pur essendo un parroco anziano e severo, accolse con benevolenza il giovane cappellano e lo lasciò libero di svolgere con impegno ed entusiasmo le attività che riteneva utili.
Così don Pino, da subito, ebbe grande attenzione per il mondo giovanile con la consapevolezza che bisognava partire dalla realtà che c’era.
I ricordi di quanto ha operato don Pino a Capriva è ancora vivo nelle persone che lo hanno conosciuto, specialmente nei ragazzi e giovani di allora, che in paese venivano chiamati "i fruz dal capelàn".
Qualche anno fa alcuni di questi, diventati ormai nonni, così raccontavano la loro esperienza: "Con l’arrivo a Capriva di don Pino Trevisan, noi ragazzi del paese abbiamo avuto la fortuna di avere un educatore ricco di entusiasmo, buona volontà e competenza nell’accoglierci ed accompagnarci nella formazione sia umana che spirituale. C’è stato davvero un nuovo stile nel trattare e nel relazionarsi con i giovani.
Eravamo nel difficile periodo del dopoguerra.
Don Pino ha iniziato invitandoci a giocare a calcio, nello spazio tra la chiesetta delle Madri Orsoline e la casa, dove ora c’è la sede della Cassa Rurale. In questo edificio, di proprietà delle Orsoline, c’era un piccolo appartamento dove lui abitava; riceveva dalle suore i pasti che venivano collocati in una girandola situata nella parete.
Spesso quel cibo, diventava freddo perché lui era impegnato nella sua attività di cappellano e non aveva orari, ma talvolta la colpa era anche nostra. Tutte le sere eravamo a casa sua, c’erano poche sedie, ma noi stavamo volentieri anche seduti sul pavimento. Ci trovavamo bene con lui, si poteva dialogare su tutto quello che desideravamo, era un sacerdote di mentalità aperta per quei tempi, voleva aiutarci a tradurre il Vangelo in vita vissuta.
La sua pazienza, e l’attenzione ai nostri limiti, gli ha permesso di trasformarci gradualmente e noi ragazzi eravamo entusiasti, non ci stancavamo di ascoltarlo. Facevamo parte dell’Azione Cattolica.
Collaborava con don Pino anche Pino Tirel, più grande di noi, era un divertimento stare in sua compagnia. Aveva ricevuto una buona formazione nel collegio dei Salesiani a Gorizia e ci fu proposta una nuova attività: il teatro con lo scopo di raccogliere i fondi per un soggiorno in montagna. Con entusiasmo iniziò quest’avventura e nel 1949 nella sala delle Madri Orsoline (ora sala del Centro Civico) andò in scena il nostro primo lavoro teatrale: "Il treno fantasma" e fu un successo con richiesta di replica.
Nel 1951 avendo qualche anno in più (alcuni già 18!) ci siamo recati in val Seisera in bicicletta, unico mezzo di trasporto autonomo a nostra disposizione, viste le difficili condizioni economiche di quei tempi. Negli anni 1953 e 1954 ci siamo recati, sempre in bicicletta fino in val Marzon: il percorso era più lungo e abbiamo viaggiato di notte, con partenza alle 21 dalla piazza di Capriva nella quale il paese si radunava per salutarci.
Di notte era meno caldo e traffico ridotto. Il capofila era obbligato a usare il fanale e così anche l’ultimo della lunga fila... gli altri, non utilizzando il generatore risparmiavano fatiche.  
Non mancava la pausa per rifocillarsi e recuperare le forze, pausa magari forzata da chi, avendo troppa fame, faceva cadere la catena della bici e così tutti dovevano fermarsi e quindi ci si nutriva. Sono state esperienze indimenticabili, in un periodo in cui la vacanza era un sogno...  
Il gruppo dei partecipanti ai campeggi era composto sia da ragazzi dell’Azione Cattolica sia da altri che desideravano venire in vacanza con noi.
Dopo anni, ricordando queste importanti esperienze che ci hanno fatto conoscere e apprezzare le nostre belle montagne, rimasti noi giovani di allora sempre in buoni rapporti di amicizia, un bel gruppo di noi ha voluto ritornare per tre giorni in montagna, ogni anno dal 1988 al 1995, ricordando le scalate dei tempi passati e gli indimenticabili Pino: il Don cappellano e il nostro generale Pino di Sandro".

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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