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Vergarolla: 70 anni dopo. Il ricordo di don Gasperini

Per il sacerdote, allora in servizio pastorale nella città istriana, l’emozione di celebrare nuovamente la messa nel duomo di Pola

Parole chiave: Strage della Vergarolla (1), Pola (1), don Edoardo Gasperini (3)
Vergarolla: 70 anni dopo. Il ricordo di don Gasperini

Un’altra importante ricorrenza per don Edoardo Gasperini, dopo i festeggiamenti per i suoi 71 anni di sacerdozio lo scorso 24 maggio a Fossalon di Grado e l’emozionante accoglienza a Gorgo al Monticano per il 65esimo anniversario del Collegio Ragazzi Giuliani a fine giugno.
Il 18 agosto non è una data qualsiasi per gli esuli d’Istria e in particolare per chi fu costretto a lasciare Pola. Quel giorno del 1946 nella vicina spiaggia di Vergarolla l’esplosione di alcuni ordigni bellici ammassati sull’arenile provocò la morte di oltre cento persone delle quali soltanto 64 poterono essere riconosciute.
Don Edoardo, all’epoca giovane sacerdote, si recava quotidianamente ai bagni di Vergarolla con i suoi ragazzi dell’oratorio per godere di qualche ora di sole e mare.
Ma non quel giorno: le concomitanti competizioni nautiche della società sportiva patriottica "Pietas Julia" avrebbero richiamato un gran numero di persone e si preferì rinunciare a tanta confusione.
Gli autori della strage, che armarono quelle bombe disinnescate da lungo tempo, non furono mai individuati con certezza, anche se molti sospetti caddero sui servizi segreti jugoslavi.
Certo invece è che dopo quel giorno la situazione precipitò: si intensificarono i preparativi per l’esodo di una intera città e don Edoardo salutò per l’ultima volta Pola dal ponte della motonave Toscana nel febbraio dell’anno successivo. Trovò riparo dapprima a Oderzo e poi a Gorgo al Monticano fino al 1958, paesi in cui stabilì il suo collegio prendendosi cura di molti giovani esuli costretti alla lontananza dalle proprie famiglie.
L’occasione della 70esima commemorazione delle innocenti vittime della strage di Vergarolla ha fatto tornare don Edoardo nella città dell’arena, una presenza fortemente voluta dai tanti esuli che lo conoscono dagli anni giovanili.
Così dopo 70 lunghi anni don Edoardo ha nuovamente celebrato, assieme a mons. Desiderio Staver, la Santa Messa in duomo a Pola.
Al termine del rito Lino Vivoda, voce tra le più autorevoli e conosciute degli esuli nonché uno dei suoi ragazzi a quel tempo, ha voluto ricordare alle tante persone presenti il lodevole impegno civico e sacerdotale di una intera vita del sacerdote.
Un prolungato e sentito applauso ha infine sottolineato la consegna di un attestato di benemerenza e preceduto alcune composizioni intonate del Coro "Lino Mariani" della Comunità degli Italiani di Pola in onore delle vittime della strage.
Alla solennità ha partecipato un elevato numero di persone, anche diversi parrocchiani di don Edoardo giunti appositamente da Fossalon. Numerose anche le autorità, tra le quali Mattia Mazza rappresentante dell’Ambasciatore italiano in Croazia Adriano Chiodi Cianfarani, Paolo Palminteri Console Generale d’Italia a Fiume, Francesco Peroni Assessore alle Finanze della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Viviana Benussi e Giuseppina Rajko Vicepresidenti della Regione Istriana, Tamara Brussich Vicepresidente dell’Assemblea della Regione Istriana, Tullio Canevari Presidente del Libero Comune di Pola in Esilio, Furio Radin Presidente dell’Unione Italiana, Fabrizio Radin Presidente della Comunità degli Italiani di Pola e Vicesindaco della Città di Pola, Antonio Ballarin Presidente della FederEsuli, Manuele Braico Presidente delle Comunità Istriane, Livio Dorigo Presidente del Circolo Istria, Giovanni Radossi Direttore del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno.

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