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Ricordo di un sacerdote dalla sua gente

Conclusi i restauri all’ancona mariana di "Don Antonio Fuchs" lungo l’itinerario che conduce da Chiopris al Santuario di Madonna di Strada

Parole chiave: ancona mariana (2), restauro (31)
Ricordo di un sacerdote dalla sua gente

Sacerdoti (il parroco don Federico Basso, don Nino Comar, don Carlo Dorligh, don Gilberto D’Udine) donne, uomini e bambini davanti all’ancona sulla strada da Chiopris al Santuario di Madonna di Strada (Viscone). Si benediva il restauro dell’ancona e della fontana. Acqua e ancona hanno una lunga storia; dopo la benedizione di don Federico, ne ha parlato Ferruccio Tassin. L’arch. Raffaella Perusin, Sindaco di Chiopris Viscone si è rallegrata per i lavori coordinati dal comm. Nello Vittor, sottolinendo lo spirito di comunità che anima la gente dei due paesi.
Sorta nel 1752, l’ancona è legata al rosario. Vi è raffigurata la Madonna due volte: sotto quel titolo, e con quello che sarebbe diventato il simbolo di Chiopris: l’Addolorata, la cui devozione sarebbe esplosa, con un miracolo, nel 1756. In anni relativamente recenti c’era stato un restauro a cura del Comune (affreschi di Max de Pelka). Sull’ancona c’è anche l’immagine di S. Marco: di lì passavano le rogazioni, e la gente ci veniva a pregar pioggia nelle estati siccitose. Un grande pievano Ne aveva curato la fondazione, don Simone Giuseppe Gabraviz, che istituì la festa dell’Addolorata e l’ "Istituto delle Sorelle Gerosolimitane della compagnia di Maria Santissima Addolorata"..
Il restauro di anni fa e i recenti lavori sono legati alla grata memoria per don Antonio Fuchs (1885-1964), di madre gradese e padre viennese, che aveva una predilezione verso l’ancona. Ci andava a piedi, dicendo il breviario o, in bicicletta, per pregare un rosario.
Frequentato lo Staatsgymnasium di Gorizia, Antonio Fuchs ultimò gli studi per il sacerdozio nel Centralseminar di Gorizia, altro centro di notevole spessore culturale e spirituale, aperto al contributo di più lingue e più nazioni. Con la dispensa di un anno per la giovane età, fu ordinato sacerdote (1908) nella basilica di Grado, dal principe arcivescovo di Gorizia Francesco Borgia Sedej.
Primi incarichi a Monfalcone e Gradisca. Qui lo sorprende l’occupazione italiana e, profugo (non internato, come numerosissimi suoi confratelli), va a Firenze con la sorella.
Vestiva il clerygman. Si usava qui da noi, ma là destava meraviglia nei preti locali e nella Questura, tanto che il cardinale arcivescovo di Firenze, quando decise di impegnare i nostri sacerdoti esiliati nelle varie parrocchie, ordinò loro il ritorno alla talare. Di nuovo in patria nel 1919, il 17 giugno 1920, prende possesso della parrocchia di San Michele Arcangelo in Chiopris. Vi trova una situazione difficile per le devastazioni della guerra, e perché la popolazione non si era rassegnata allo spostamento a Muscoli dell’amministratore parrocchiale don Angelo Trevisan; c’era stata un’autentica sollevazione. Salvo le autorità, la popolazione non si fece vedere quando il nuovo parroco arrivò in paese (con la croce c’erano solo i tre fabbricieri). Si trattava di porre mano alla ricostruzione materiale e spirituale. Non si scoraggiò e adoperò uno strumento che aveva sempre portato buoni frutti: dopo la visita pastorale dell’arcivescovo Sedej, promosse le missioni popolari (1921), con un predicatore d’eccezione quel mons. Adamo Zanetti, già deputato a Vienna, che aveva sollevato la gente con le sue iniziative di cooperazione, ed era capace di una splendida, efficace, oratoria.
Preghiera, predicazione, sobrietà di vita, interesse per la gioventù (realizza una sala parrocchiale), nuovo slancio alla devozione per l’Addolorata, che il popolo sentiva come propria. Un suo confratello, cappellano della vicina Medeuzza (in antico nella pieve di Chiopris), don Angelo Zoratti, disse di lui che era un "simplex", semplice, nella pienezza del termine latino, che esprime umiltà, pietà, l’essere un uomo di Dio. Era affabile, disponibile, ospitale, soprattutto cordiale con i suoi confratelli e amici, con le sue lettere, la sincera amicizia "nutrita di bonaria ironia, da cui traspariva un cuore grande…".
Nel 1922, per il perdòn dell’Addolorata chiamò don Luigi Fogar, friulano, popolarissimo tra la gente, che sarebbe diventato vescovo di Trieste. Nel 1925, la visita pastorale di mons. Sedej si unì alla festa dell’Addolorata, preceduta dalla realizzazione e consacrazione dell’altare fisso della Madonna del Santo Rosario. A Chiopris era stato accolto da pochi, ma accompagnato da tutti, quando, nel giugno del 1964, lasciò il mondo dei vivi, per congiungersi a quelle anime per le quali aveva tanto pregato (insieme con il vescovo Andrea Pangrazio, c’erano 49 sacerdoti). Che dire di lui? La semplicità dei fanciulli gli donò la straordinarietà dell’ordinario, una qualità che pochi possono vantarsi di aver raggiunto.

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