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Joannis: una cena mutietnica per imparare a conoscersi

Nei piccoli paesi dove ci si conosce un po’ tutti, dove l’accoglienza è uno dei principi fondamentale della cultura locale, non poteva non esserci un qualcosa che unisse i nuovi residenti con quelli che ormai da decenni vivono sul territorio.

Parole chiave: cena (13), multietnicità (1), tradizioni (1)
Joannis: una cena mutietnica per imparare a conoscersi

È nata così una bella iniziativa che ha visto coinvolti il C.I.L. Comitato Iniziative Locali di Joannis e la parrocchia di Sant’Agnese, cioè organizzare, come primo evento, una Cena Multietnica, per condividere le pietanze dei paesi di provenienza dei nuovi residenti.
È molto fondamentale per un’accoglienza positiva delle persone, iniziare a capire le loro usanze e le loro tradizioni, ed ecco il principale motivo che ha spinto i promotori ad organizzare questo allegro convivio che nella sua prima edizione ha preso il nome molto indicativo di "Un prato...tanti fiori, un mondo.. tanti popoli".
L’assessore Lucia Giaiot, una dei principali promotori di questo evento, ha raccontato che nel comune di Aiello del Friuli ci sono oltre 80 persone provenienti dall’estero (arrivate per lavoro o per "amore") e che ora fanno parte della comunità aiellese. Comunità significa conoscersi e condividere, quello che si è voluto sottolineare con questa manifestazione, organizzata in modo eccellente: sul vialetto di accesso al luogo della cena, erano esposti cinque cartelloni che descrivevano la terra di provenienza dei cuochi: la Bosnia, la Croazia, il Marocco, il Sudafrica e, in rappresentanza dell’Italia, la Sardegna. All’inizio di ogni portata il cuoco di turno ha dato il benvenuto nella sua lingua madre e ha spiegato il piatto che aveva preparato, per ascoltare quindi l’inno nazionale del paese coinvolto in un minuto di ossequioso silenzio.
Una serata all’insegna del cibo che per tutti è stata una vera e propria novità, antipasti della Bosnia Erzegovina e dalla Croazia: pita e klipic; un primo sardo: malloreddus alla Campidolese, un secondo proveniente del Sud Africa: boboti, riso speziato e fagioli al curry; i dolci sono arrivati dalla Croazia a del Marocco: chebakia e pita dolce, bagnati da un buon mirto sardo e thè alla menta marocchino.
Gli unici prodotti "nostrani" sono stati il vino e il caffè. E per il prossimo anno, si pensa che per qualche portata sarà pure necessario usare le bacchette dell’Estremo Oriente.

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