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Egidio Bullesi, cristiano di oggi

Il 25 aprile la celebrazione a Barbana a 20 anni dalle dichiarate virtù eroiche

Parole chiave: vemerabile (1), Egidio Bullesi (8), celebrazione (108), Santuario di Barbana (32)

Per l’invito all’anniversario del venerabile Egidio (25 aprile), si è scelto quest’anno di citare non un passo delle bellissime lettere ai familiari, al padre spirituale o agli amici marinai da lui convertiti a vera vita cristiana.
Un brano del decreto con cui, giusto vent’anni fa (7 luglio 1997), la Congregazione delle Cause dei Santi sanciva l’esercizio eroico delle virtù da parte di Egidio ne svela la fede, speranza, carità non comuni e anche la profondissima umanità. Leggiamolo: "Aderì con la mente e il cuore alle verità cristiane, camminò alla presenza di Dio, diffuse la fede in famiglia, nelle associazioni cattoliche, tra gli amici e sul posto di lavoro. Con tutte le forze amò Dio e nulla desiderò se non eseguire scrupolosamente la sua volontà, osservando i suoi comandamenti e progredendo alacremente nella via della santità… Coltivò con straordinaria cura la virtù della castità… Visse la malattia come una gioiosa esperienza della Croce, offrendo i suoi dolori e la sua giovane vita per la conversione dei peccatori".
Dopo avere letto, specchiamoci tutti - perché quella di Egidio è santità alla nostra portata, straordinaria nell’ordinario - nell’ardente amore di Dio che egli mise in tutto e, ancor più, in ciò che sentì dentro, spinto a farsi tutto "di Gesù" e a far tutto "per Dio". Egidio Bullesi ci parla - e specialmente in tempi di crisi della fede - di come essa dia senso pieno alla vita, dolori, speranze, fallimenti, prospettive: questa vita non è altro che la premessa dell’altra, che ha per prova certa la Risurrezione pasquale di Cristo, alla quale Egidio andò incontro, nella malattia a Pola e poi il 25 aprile 1929 del suo transito (nquando di anni ne aveva solamente 23), con lucida gioia.
Sembra incredibile a dirsi, ma fu così: "Che bel soffrir … felice di morir!"
Quest’anno, all’isola di Barbana, dopo il "Giubileo degli esuli" di un anno fa, viene a fare festa a Egidio, martedì 25 aprile, una rappresentanza di suoi conterranei, testimonianti la fede nella cara Istria dove l’essere Chiesa è ravvivato da nobilissime tradizioni che gli anni di regime ateo nel secondo dopoguerra non hanno potuto intaccare.
Motivo dell’invito dei frati del santuario a presiedere la concelebrazione eucaristica delle ore 11 al vescovo, ora emerito, di Parenzo-Pola monsignor Ivan Milovan è certamente il riferimento alla città del Bullesi ma con il di più di un fatto "pasquale" di cui si è avuta notizia nelle scorse settimane: la guarigione, non spiegabile e completa e istantanea a quanto appare pure ai medici dell’ospedale di Pola, di una donna ormai in prognosi gravissima per un’infezione intestinale.
L’interessata rende grazie a Dio e a Egidio (lo farà ora anche a Barbana): la famiglia pregò intensamente il "venerabile giovane" nei giorni del marzo 2013 precedenti un estremo intervento chirurgico.
Impressiona che ella appartenga alla nazionalità italiana - vive nel paese di Gallesano, posto fra Dignano e Pola - al pari di Egidio, che con tanto senso di responsabilità servì la Marina Militare Italiana.
Le virtù eroiche proclamate vent’anni fa e ora la concretezza di una guarigione che ha del prodigioso, per giunta avvenuta nell’Istria di Egidio, aprono alla speranza, altrettanto concreta, della sua elevazione agli altari come beato.
È la meta che i frati minori postulatori intendono continuare a perseguire "a lode di Dio", il quale rivela la sua potenza nei forti solamente di Lui, come il venerabile Egidio Bullesi.

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