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Dobbiamo riaccendere la potenza dell’amore

La comunità di Gradoha celebratola solennità dei patroni Ermagora e Fortunato con una solenne liturgia nella basilica di S. Eufemia

Parole chiave: patroni (14), Santi Ermagora e Fortunato (6), celebrazione (108)
Dobbiamo riaccendere la potenza dell’amore

Tra le numerose località in Friuli che festeggiano Ermagora e Fortunato quali loro patroni c’è la città lagunare di Grado. Un legame secolare unisce i due martiri aquileiesi all’isola che, proprio poco più in là della Terraferma, ne ospitò i resti, seppur per poco tempo.
A loro ricordo vengono officiate le celebrazioni di numerose comunità il 12 luglio, ricorrenza della loro barbara uccisione per la fede. Così, come da tradizione, la Fidelis Communitas Gradi ha celebrato, coralmente, la S. Messa patronale. Una concelebrazione affollata, che ha visto la presenza densa sia di fedeli che di turisti. Ad accompagnare la funzione la Società Corale Orchestrale Santa Cecilia di Grado, diretta dal maestro Annello Boemo ed accompagnata da Luca Zuberti all’organo. L’esecuzione della Missa Eucharistica di Lorenzo Perosi ha fatto da cornice all’intera celebrazione, officiata dall’Arciprete, mons. Michele Centomo.
"I santi patroni Ermagora e Fortunato consegnano a noi questa testimonianza e ci invitano ad imitarla" ha sottolineato l’arciprete nell’omelia, "portando anche in questo nostro tempo la potenza straordinaria dell’amore di Dio che ha il volto e il cuore di Gesù Crocifisso".
 "Abbiamo urgente bisogno di riaccendere in noi e in mezzo a noi ’la potenza straordinaria dell’amore’, quello che abbia la grandezza che Gesù ha vissuto e insegnato" ha continuato mons. Centomo. "C’è il rischio non solo che cali in noi la forza di amare ma, addirittura, che dimentichiamo quale sia il vero amore. La tiepidezza del cuore oscura la mente dell’uomo e non rispetta più la dignità fino a sporcarla, specialmente con maldicenze. Non capisce più come si rispetta la vita dal suo inizio al suo termine, non sa più orientare le energie affettive verso l’amore fedele".
L’omelia è stata anche l’occasione per ricordare le bellezze uniche dell’Isola, dalla "meravigliosa laguna, ricca di flora e fauna" che "richiede rispetto e protezione, al "patrimonio storico, artistico paleocristiano che bisogna conoscere, amare e rispettare per custodirlo e trasmetterlo alle nuove generazioni", senza dimenticare l’educazione dei giovani che, nell’era del virtuale, "esigono ascolto da parte degli adulti, soprattutto di mamma e papà". Infine la "misura umana" di Grado, che è "senza barriere, dove facilmente ci si conosce e ci si dovrebbe aiutare, con il suo patrimonio di nobili tradizioni canore, poetiche ed artistiche".
Prima della conclusione della celebrazione, lasciando spazio alla Sardelada organizzata come di consueto dai Portatori della Madonna di Barbana nell’adiacente Campo Patriarca Elia, il sindaco, Dario Raugna, ha voluto portare il saluto dell’amministrazione comunale gradese ai fedeli presenti. "In più occasioni" ha esordito il primo cittadino "ho insistito sui valori fondamentali della nostra società, e quindi anche della nostra comunità, indubbiamente incardinati nella cultura cattolica in Europa e in quella cristiana in Italia. Quando parlo di cultura non parlo di fede, che è legata ad una scelta personale dell’individuo, ma ad una serie di princìpi universali e di valori ai quali tutti noi ci ispiriamo, riconosciuti dalle numerose Carte dei diritti umani. Nel crocifisso si condensano tutti questi princìpi ed è espressione di grauittà e sofferenza, ai quali i nostri patroni Ermagora e Fortunato si ispirarono. Simbolo di libertà e di speranza, di uguaglianza e di laicità" ha concluso il sindaco.

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