Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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Quale economia nella fase fase 2?

Le preoccupazioni per il Monfalconese alle prese con il riavvio delle industrie

Parole chiave: fase 2 (5), Covid 19 (55), economia (8), cantieristica (3)
Quale economia nella fase fase 2?

Distanziamento, mascherine, tamponi, indumenti da lavoro: per continuare a fare quello che si faceva prima? Sarà questo il ’dopo coronavirus’, che nella cosiddetta fase 2 non sarà nemmeno un ’dopo’ ma una ’convivenza’ con l’ormai famoso virus?
Il periodo della quarantena non ha solo fermato abitudini di vita consolidata, sta mettendo in discussione quanche cosa di più: non solo i ’modi’ di vivere ma i ’criteri e i valori’ che stanno alla base delle relazioni tra le persone, tra le organizzazioni, tra le istituzioni. Scendendo nel concreto, cercando di non scadere nel banale, ci si deve chiedere che prospettive produttive hanno il cantiere navale, il porto, la vicina cartiera, gli impianti per la produzione di energia elettrica, l’aeroporto; solo per citare alcuni punti che finora sono stati ’di forza’ per l’economia di Monfalcone e dintorni.
E quando si dice economia si intende anche buste paga che arrivano nelle famiglie.
I cantieri navali, lo sappiamo per esperienza e studio, hanno ciclicamente delle difficoltà che richiedono un riposizionamento: da noi siamo passati dalle passeggeri di un tempo alle grandi petroliere, a costruzioni militari, alle super navi da crociera.
Nessun passaggio è stato indolore. Si continueranno a fare le grandi navi da crociera? Questo nostro territorio sarà ancora un polo importante per la produzione di energia elettrica o la presenza di quegli impianti sarà solo un peso per il territorio? La produzione della carta troverà sbocchi interessanti e innovativi? Le tante piccole aziende che ruotano attorno alla cantieristica continueranno a lavorare per la navalmeccanica o dovranno trovare altri nuovi sbocchi?
Se la globalizzazione dovesse subire anche solo un rallentamento, come reagirebbero i nostri porti? Oggi si producono componenti in Asia e si montano i prodotti finiti in Europa e questo vuol dire trasporti per mare e per terra, ma se le produzioni dovessero essere meno ’globalizzate’, le nostre reti per i trasporti ne avrebbero delle conseguenze?
Questo Covid 19 ha messo in discussione diverse certezze anche nell’organizzazione della sanità che da tempo sta centrando tutto su ospedali con altissime specializzazioni ma pochi posti letto, e con la presenza di strutture sanitarie territoriali più parlate che realizzate. Sono andate in evidente crisi anche le grandi Residenze Sanitarie per Anziani.
I medici di famiglia, primo presidio sul territorio, non hanno ricevuto il sostegno necessario a svolgere una funzione, a parole riconosciuta, che è basilare nell’affrontare i probemi della salute della popolazione.
E la scuola? Come si organizzerà, come inciderà sulla vita delle famiglie, quale tempo avranno i genitori per i figli?  Tutti questi nodi, e certamente anche altri, verranno prestissimo al pettine; qui, a casa nostra, Monfalcone e dintorni.
E questo avviene mentre siamo afflitti dalla quarantena, giustamente preoccupati perchè ci sono attività che hanno dovuto chiudere e soldi che sono venuti meno nei conti che le famiglie fanno ogni giorno.
Non possiamo però esimerci dal guardare avanti, al cosiddetto ’dopo’ per progettare il futuro e prevenire, se possibile, la continuità di una caduta verso una sempre più diffusa povertà. Non basteranno gli impegni della Caritas se diminuisce anche la possibilità di donare.
La responsabilità di chi i cittadini hanno scelto per essere amministrati non può fermarsi a mascherine e divieti; è ora che si affrontino i problemi che ci stanno venendo addosso.
Se si guarda alla situazione, pare di vedere due mondi che solo per caso si toccano: uno, quello reale, alle prese con il bisogno del lavoro, delle relazioni, di preparazione culturale, di organizzazione della vita familiare; l’altro, virtuale, si muove nella "rete" in modo autoreferenziale e spesso anche distruttivo e volgare.
Le comunità cristiane del territorio stanno soffrendo perchè non possono esprimere la loro identità vera nell’incontro eucaristico, ma quando potranno farlo, speriamo presto, saranno chiamate anche ad essere lievito per promuovere e  favorire quel dialogo e quella collaborazione che possa far sorgere idee, atteggiamenti e azioni degne di una convivenza umana, laboriosa, rispettosa e costruttiva per tutti.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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