Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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"Partecipi della tragedia"

Il terremoto del Friuli vissuto dal Monfalconese: l’impegno nei soccorsi e nella ricostruzione vide protagonisti tanti uomini e donne del territorio

Parole chiave: soccorso (2), terremoto (23), aiuto (14)

Una goccia nel grande fiume che ha portato solidarietà, conforto e beni materiali alle genti del Friuli attonite, prostrate ma non vinte dalla devastante scossa di terremoto della sera del 6 maggio 1976. Una goccia che però ha avuto un grande significato per la comunità monfalconese, che quella sera ha sentito tremare le case e si interrogava in strada sul fragore del tuono uscito dalla terra.
"Si è assistito ad una gara civile e morale nel prestare aiuto e soccorso, nel dare conforto, nel manifestare la propria disponibilità ad alleviare le sofferenze ed i disagi dei sinistrati. La nostra città ha risposto unita e compatta all’immediato appello della giunta e del consiglio comunale convocato d’urgenza" il 7 maggio. Così Gianni Maiani, allora sindaco di Monfalcone, scrisse sul bollettino del Comune che sintetizzava quanto fatto nei primi due mesi di partecipazione dei monfalconesi alle attività di soccorso nei paesi friulani. Ricordare, per chi ha vissuto quei giorni, e trasmettere a chi è nato dopo "i sentimenti profondi di solidarietà umana, di sacrificio, di partecipazione" espressi dai cittadini del Mandamento è fare in modo che un pezzo della nostra storia rimanga vivo e non si riduca ad una mera celebrazione di quanto avvenuto quaranta anni fa nel vicino Friuli.
L’unità è stata il primo punto di forza: la politica in quel momento non tenne conto delle divisioni tra maggioranza e minoranza (all’epoca non poco battagliere) ma si raccolse unita assieme alla popolazione, persone singole o nelle associazioni, uomini e donne, giovani studenti o adulti operai, commercianti e professionisti.
"La cittadinanza - ancora il sindaco Maiani - ha invaso con il suo slancio appassionato i locali del Municipio" ed altri ambienti nel Liceo Buonarroti, nella scuola Duca d’Aosta, nei locali del Palazzetto Veneto che divennero punti di raccolta per i generi di prima necessità da portare subito nelle zone terremotate. In una sala del palazzo municipale i radioamatori guidati da Sergio Bean raccoglievano le richieste provenienti dai sindaci friulani o dalla Prefettura di Udine e già dal 7 maggio partivano convogli con generi di prima necessità, attrezzature, farmaci, indumenti e persone, tra cui medici, paramedici e operai verso paesi come Gemona, Montenars, Lusevera, Buia, Peonis, Majano. A Gemona gli scout di Monfalcone hanno collaborato fin dal 7 maggio alla realizzazione di un ospedale da campo. Un comitato cittadino, formato da pubblici amministratori, rappresentanze sindacali e della comunità cristiana, coordinava le attività a favore delle zone terremotate e, non appena si formò il Comitato provinciale, a quello monfalconese venne affidato il compito di organizzare le "squadre di operai" da inviare nella zona assegnata all’intervento della Provincia di Gorizia: la Val di Resia ed il Canal del Ferro, fino a Pontebba. Anche la diocesi di Gorizia indirizzò le proprie iniziative in questa zona.
Nel momento della prima emergenza, fino al 30 giugno 1976 oltre duemila lavoratori avevano offerto la loro opera per più di 16 mila ore lavorate. Le squadre di Monfalcone erano coordinate da Fulvio Valentinuzzi, Claudio Zoff e Luciano Rovina. Partivano di primo mattino da Piazza della Repubblica e rientravano tardi alla sera. Negli elenchi degli interventi si leggono i nomi delle fabbriche di provenienza dei lavoratori. I più ricorrenti: Italcantieri, Enel, Detroit, Si.Mo., Asgen, Eaton Est, SBE, Meteor, Nest Pack, Compagnia portuale, Acciaieria A.A., Navalimpianti, Safog. Il 10 giugno il Consiglio sindacale unitario di zona di Monfalcone si riunì per un primo esame sull’opera svolta rilevando che "stanno giornalmente partendo squadre di volontari autosufficienti che vanno ad operare nella zona assegnata dove hanno attuato una serie di servizi di carattere sociale ed igienico-sanitario fornendo le tendopoli del luogo dei necessari impianti di illuminazione, idro-sanitari, costruendo una serie di baracche adibite e attrezzate a ricoveri per anziani e ad asili".
In quegli stessi posti, altri volontari di parrocchie isontine e gruppi scout hanno collaborato al sostegno delle necessità quotidiane soprattutto di bambini ed anziani. Attività che sono proseguite per tutta l’estate. Nel dare conto della riunione del Consiglio comunale di Monfalcone del 7 maggio, il quotidiano Il Piccolo aveva titolato "Partecipi della tragedia". Era quello infatti lo spirito con cui Monfalcone ed il Mandamento vissero i giorni del terremoto in Friuli e della prima emergenza.
Fin da subito questo spirito e questa solidarietà sono stati percepiti da autorità e popolazione delle zone terremotate. "Veramente grato per la generosa ed infaticabile opera di soccorso alle popolazioni terremotate svolta dai Suoi concittadini con altruismo e sacrificio personale, rivolgo loro, Suo tramite, un vivo ringraziamento, comunicando anche l’apprezzamento, per l’aiuto ricevuto, dei friulani colpiti dal sisma". È scritto in una nota inviata il 23 giugno 1976 al sindaco di Monfalcone dal Commissario straordinario del Governo in Friuli Giuseppe Zamberletti. Alunni e insegnanti delle scuole di Resia hanno scritto così in quegli stessi giorni: "Carissimi amici, vi chiamiamo così perché ci siete vicini in modo particolare. Da voi abbiamo ricevuto tante e tante belle cose; abbiamo ricevuto giocattoli, materiale scolastico e soprattutto tanto aiuto in manodopera. Non dimenticheremo mai il vostro buon cuore. Possiamo solo dirvi un grosso grazie e vi auguriamo tutto il bene che meritate".

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