Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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Monfalcone, Staranzano e Ronchi dei Legionari diventeranno un unico Comune?

Tra i primi giorni di marzo e il 5 agosto di quest’anno, il Comitato promotore del referendum per la fusione dei Comuni di Monfalcone, Ronchi e Staranzano ha raccolto, secondo i dati del Servizio elettorale della Regione, 6139 firme valide di cittadini, superando di 912 firme il limite minimo regionale per poter avviare l’iter della consultazione popolare.

Parole chiave: fusione (14), Comune (25), referendum (27)

La data di questa consultazione non è ancora stata fissata dalla Regione, ma il dibattito è già da tempo aperto.
Proponiamo le interviste con il presidente dell’Associazione "Città Comune per...", che ha promosso la raccolta di firme, e con il coordinatore del Comitato No Fusione costituitosi a Ronchi dei Legionari.

Il dott. Fabrizio Bertini, psichiatra, è il coordinatore del Comitato per il NO alla fusione dei Comuni di Monfalcone, Ronchi e Staranzano. A Ronchi il Comitato per il NO alla fusione ha avviato ufficialmente il proprio dialogo con la popolazione all’inizio dello scorso novembre.    
Coordinatore Bertini, Lei ha scritto: "sarà difficile spiegare alla gente tutti gli argomenti che stanno dalla nostra parte. Un po’ perché sono tecnici, un po’ perché è difficile ragionare quando si scade nella denigrazione dell’avversario". Ci indica i tre argomenti che secondo lei sono fondamentali nella visione del comitato per il no?

I cittadini di Ronchi, diventando abitanti di un rione di Monfalcone, perderanno peso politico e democratico senza far guadagnare a Monfalcone quel potere negoziale che si dice, nei confronti di interlocutori come Regione o Fincantieri. In particolare Fincantieri imporrà la sua politica aziendale anche a Ronchi. Perché non sarà certo la classe politica di Monfalcone a imporsi con Fincantieri, anche se dovesse rappresentare 48.000 cittadini. Una classe politica subalterna continuerà a essere subalterna anche dopo la fusione. Anzi, sarà ancora più facile, perché in una città più grande il ceto politico diventerà ancora più irraggiungibile e fare "opposizione" sarà ancora più difficile.
Perdendo l’autonomia politica Ronchi importerà i problemi storici di Monfalcone, disperdendo nel calderone fusionista le risorse che è riuscita a salvare e a coltivare. Perderemo altri posti di lavoro; rischieremo di veder accorpata la nostra biblioteca, che ha una importante sezione slovena; rischieremo di perdere uffici importanti con un incremento dei disservizi; ci sarà meno attenzione alle specificità di Ronchi, come le tantissime associazioni presenti nel nostro territorio.

In un volantino del Comitato si vede Monfalcone in veste di un allegro contadino pronto a mungere due mucche nominate Ronchi e Staranzano. Quale è il messaggio dietro alla simpatica vignetta?
La "simpatica vignetta" rappresenta la seria prospettiva di un’annessione piuttosto che di una fusione. Non solo il peso politico dei ronchesi sarà fagocitato ma anche la ricchezza del nostro territorio. Mi riferisco all’imponibile irpef di Ronchi sensibilmente superiore a quello di Monfalcone. Poi Ronchi ha ancora spazi verdi che fanno gola a chi vuole cementificare anche il nostro territorio.

Il comitato per il NO vede nella fusione una diminuzione di democrazia. La legge regionale prevede in caso di fusione la possibilità di mantenere, nei Comuni che si fondono, i Municipi con organi eletti direttamente dai cittadini. Come valuta questa possibilità?   
Considero i Municipi alla stregua dei Consigli di quartiere, dotati di mero potere consultivo. Uno sfogo utile per mantenere quella facciata democratica con la quale si intende nascondere le politiche decisioniste rese necessarie dalle assurde politiche deflazionistiche. Resistere a livello locale a questi furti di democrazia è per noi l’ultima trincea contro lo smantellamento del Bene Pubblico che è sotto gli occhi di tutti. Per animare questa nuova Resistenza dobbiamo far capire alla gente che la posta in gioco è molto più alta di quanto possa apparire. Tant’è vero che anche nel caso di supremazia del No, non è escluso, come lei ben sa, che una decisione della Regione possa scavalcare l’esito delle urne. Un po’ come Tsipras è stato costretto a fare in Grecia. Perciò è necessario che si voti in massa. Solo una vittoria schiacciante sarà ascoltata da chi di dovere.

"Noi non siamo contrari in linea di principio alla fusione tra realtà territoriali... siamo contrari a questa fusione": così è scritto nel volantino del Comitato per il NO. Quale è il motivo della differenza tra la linea di principio e la fusione che, in caso di esito affermativo del referendum, avrà un percorso stabilito da una apposita legge regionale?
Ci sono esempi di fusioni tra comuni omogenei, cui si è arrivati con opportuno percorso di informazione e di consenso popolare. Sono progetti maturati col necessario tempo e che hanno un loro preciso e rispettabile senso. Il progetto di questa fusione calata dall’alto è invece improntato dalla fretta di arrivare al risultato, facendo uso della carota ma anche del bastone; come si fa con gli animali. Lo riteniamo offensivo per l’intelligenza della gente comune, oltre che insensato per una sfilza di ragioni che esporremo con ordine quando avremo finito di sistemare le nostre idee. Per adesso raccogliamo testimonianze da parte di cittadini che hanno già fatto questo percorso di fusione e raccogliamo le ragioni pro o contro espresse dai concittadini. Perché a noi interessa parlare con la gente più che col ceto politico.

Maurizio Volpato, architetto, presidente di "Città Comune per..." ha coordinato il Comitato promotore del Referendum per la fusione dei Comuni di Monfalcone, Ronchi e Staranzano.
Volpato, ci indica tre motivi che "Città Comune"  ritiene fondamentali nel proporre la fusione tra i Comuni di Monfalcone, Ronchi e Staranzano?
Primo: imprimere al nostro territorio un eccezionale salto di qualità sulla via della modernizzazione verso la creazione di una nuova più attrezzata città, con più occasioni in tutti i settori economici. In una città che già esiste nei fatti e dove non si riconoscono più i confini, oggi bisogna saper mettere da parte i piccoli vecchi campanili per superare l’ostacolo della frammentazione amministrativa, il vero motivo per cui - pur ospitando la maggiore industria della regione - i servizi e la ricchezza che arrivano alle nostre famiglie sono quasi sempre ai minimi delle statistiche provinciali e regionali. Secondo: rafforzare l’identità del territorio e della popolazione che vive sulla terra ricompresa fra l’Isonzo e il Timavo, il Carso ed il Golfo di Panzano in una sola comunità che sappia distinguersi con orgoglio e fierezza per la sua storia e le esclusive tradizioni bisiache. La fusione del nucleo centrale servirà a dotarci degli strumenti di valorizzazione di tutte le nostre peculiarità territoriali, dalle importanti risorse naturali alle eccellenze nelle attività umane. Terzo: potenziare e semplificare la macchina amministrativa per una maggiore efficienza ed efficacia nell’erogazione dei servizi e per impostare politiche anche inedite di sviluppo economico. Con l’eliminazione dei doppioni, la digitalizzazione e la formazione del personale si avrà un comune più snello, competente e più veloce in tutte le procedure.

La fusione non rischia di essere una annessione dei due Comuni vicini da parte di Monfalcone?
Il concetto di annessione è sbagliato e fuorviante: il sistema democratico consentirà ad ogni cittadino dei tre comuni di essere eletto nel nuovo organismo dirigente sia come sindaco, sia come assessore o consigliere comunale: io sono certo che sarà la qualità della persona a fare la differenza, al di là della sua provenienza di residenza. Sono innumerevoli i casi di cittadini nati in un comune ed ora residenti nell’altro; siamo un po’ tutti già mescolati. In ogni caso, per superare le diffidenze iniziali, la legge prevede il mantenimento degli attuali municipi su base elettiva, ma senza costi per gettoni di presenza, a rappresentare le istanze locali nel nuovo consiglio comunale unificato ed un numero minimo di assessori o consiglieri garantito ai comuni di provenienza.

Come pensate si possa evitare il rischio che la fusione faccia perdere la ricchezza delle singole identità che oggi si manifestano nei singoli Comuni con una discreta varietà di iniziative?
Non sono gli impalpabili confini amministrativi tracciati su una mappa a determinare o modificare la storia e la ricchezza delle tradizioni locali e delle attività associative, che sono invece esclusivo merito di un volontariato molto ricco già presente in ognuno dei nostri tre comuni. La vitalità dei sodalizi resterà immutata ed anzi la condivisione in un contesto più ampio potrà solo che risaltare le diverse peculiarità. Anche in ambito sportivo la fusione potrebbe favorire nuove interessanti sinergie.

La fusione porterà ad esubero di personale dei Comuni? Cosa prospetta chi è favorevole alla fusione?
Il blocco del trun-over nella pubblica amministrazione sta già decimando le piante organiche dei comuni. La tendenza sarà questa anche per i prossimi anni, essendo che il Paese dovrà rimettere ordine e conseguire determinati ineludibili risultati di spending review; ma in questo modo, più passerà il tempo e meno i comuni minori saranno in grado di garantire l’efficienza attuale, i cittadini ne subiranno le conseguenze in termini di incremento dei costi e dei tempi già fin troppo elevati della burocrazia che è la vera palla al piede allo sviluppo economico, mentre con la fusione ci sarà l’occasione straordinaria ed irripetibile per pensare ad un comune più snello ed efficiente. L’esubero di personale generato dalla fusione (150 unità circa) compenserà il ridimensionamento già previsto a livello nazionale, quindi senza licenziamento alcuno ma con l’attesa del pensionamento. Nel frattempo approfitteremo per  costruire un’amministrazione completamente rinnovata, snella, competente e con il principale obiettivo di creare sviluppo economico e nuova occupazione, ma fuori dal comparto pubblico, nella pianificazione territoriale e nella riqualificazione urbana. Fra 7-10 anni la nuova pianta organica andrà a regime, con un risparmio annuale di diversi milioni di euro.

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