Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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Libertà e responsabilità nella prospettiva cristiana

Le classi quinte dell’istituto si sono confrontate con don Franco Gismano nell’ambito delle attività di insegnamento della religione cattolica e di educazione civica

Libertà e responsabilità nella prospettiva cristiana

Nei giorni scorsi, le classe quinte del Liceo Buonarroti di Monfalcone, nell’ambito delle attività di religione e di educazione civica, hanno partecipato a un momento di confronto con don Franco Gismano, dal titolo "Libertà e responsabilità nella prospettiva cristiana". Si propongono qui, alcune brevi note elaborate insieme ai ragazzi, a seguito dell’incontro:  
Possiamo definire la morale come libertà responsabile, dove per responsabile si intende ciò che è capace di dare risposta delle proprie azioni e della propria stessa esistenza (l’etimo di "responsabilità" deriva infatti da "rispondere"). Risposta, questa, che è al contempo risposta a noi stessi, agli altri e all’Altro.
In particolare, la risposta che diamo a noi stessi, è definibile con il termine coscienza. La morale sarà allora risposta della nostra libertà a ciò che la coscienza ci chiede. Quello della coscienza è un dialogo interno alla persona, che si riferisce però anche a qualcosa al di fuori della persona stessa. Si pensi ad esempio alla celeberrima favola di Pinocchio. Il grillo parlante, che rappresenta la coscienza, viene schiacciato da Pinocchio in quanto percepito elemento estraneo e molesto.
La coscienza, poi, (da con-scientia, conoscenza costruita insieme), indica un sapere condiviso. Pur rientrando nella sfera più intima della persona, è originariamente costituita da altri/Altro. Basti pensare che non è possibile il pensiero senza il linguaggio e a sua volta non c’è linguaggio senza cultura e relazione con gli altri (l’unica cosa che appartiene sin da subito a quel pezzo di legno che diventerà poi Pinocchio è, infatti, la parola). Gli altri ci costituiscono fin dall’origine e la relazione è il dato fondamentale della persona umana (il termine "persona", a differenza di "individuo", indica proprio la sua relazionalità). Tizio è capace di entrare in dialogo con sé stesso ("nella sua coscienza") perché è da sempre in dialogo con altri che lo hanno "chiamato" alla relazione.
L’imperativo a dare risposta a me stesso, agli altri e all’altro, lo possiamo allora definire anche come relazione con me stesso, con gli altri e con l’Altro. L’Altro può essere definito in molti modi, ma qui lo intenderemo come Desiderio. La sete di Desiderio propria dell’uomo, secondo questa prospettiva, è anche la differenza sostanziale tra l’animale uomo e gli altri animali. Si pensi all’etimologia di desiderio (de-sidero, dove il -de- privativo indica una mancanza e -sidera- è un riferimento metaforico alle "stelle" al "cielo"): si tratta di un’attrazione originaria verso il trascendente, le "stelle" appunto.
La relazione con sé stessi è una sorta di dialogo interno alla persona, in qualche modo siamo noi "sdoppiati": siamo da sempre in relazione, in dialogo, un dialogo che si apre all’infinito. Si può essere credenti o non credenti ma ciò che è certo è che il desiderio, che è desiderio di infinito, abita in noi. Siamo coscienti di non arrivare mai alle "stelle" ma, allo stesso tempo, le "stelle" già abitano in noi.
Nel percorso di maturazione di Pinocchio, che da burattino nelle mani degli altri, diventa uomo acquisendo quella libertà responsabile che è la morale, il protagonista non manca di intelligenza, né è del tutto all’oscuro di ciò che è bene, per lui e per gli altri. Ciò che gli manca è la volontà. Sa cosa deve fare, ma poi tradisce il suo proposito dedicandosi ad altro. L’origine di tutti i conflitti morali è data dal fatto che non abbiamo la forza sufficiente nel perseguire gli obiettivi che pure riconosciamo come bene. Abbiamo bisogno costantemente di ricaricarci, di una fata turchina (la grazia divina?) che ci sostenga. Non ce la facciamo da soli.
Come per Pinocchio, poi, molte realtà ci distraggono da tutto ciò. L’economia, ad esempio, altro non è che la predizione infinita di bene che ci illude di saturare all’infinito il nostro desiderio (ci fa dimenticare le "stelle"). Pretende di saturare l’infinito con il molteplice (che è di ordine quantitativo ma non qualitativo). Ma il desiderio di Pinocchio è di diventare "uomo vero". Per vivere ha bisogno di dare un senso alla propria vita, la forza di vivere e realizzare quel senso, di "cogliere le stelle" appunto.
Solo quando Pinocchio vivrà il desiderio sincero di essere "uomo vero", lo diventerà. Il che non significa che "non dirà più bugie" o "farà sempre il bravo", ma che ha la volontà di perseguire quell’obiettivo. Si addormenterà (metafora della morte?) e si sveglierà persona. Sentirà il richiamo nei confronti del padre (responsabilità/ risposta) e scoprirà il suo senso nel dare e ricevere amore, il fine per cui siamo fatti.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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