Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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Le luci e la Luce

L'Avvento è l’attesa di uno che è già venuto. Ha parlato, ma non è stato ascoltato. Ha dato la sua vita e non è stato capito. Per questo siamo ad attenderlo ogni anno.

Parole chiave: Natale (66), Avvento (74)
Le luci e la Luce

E’ la premessa al Natale, giorno in cui Lui nasce fuori paese, in un riparo di fortuna da altri utilizzato come stalla.
Eppure per il credente quello è il momento in cui Dio stesso prende su di sé tutta l’umanità per poterle dare la salvezza ed indicarle la strada della Vita.
Un gesto di amoreche è impossibile misurare.
E mentre l’avvento muove i suoi passi, le cronache ci dicono che questo Natale è già motivo di divisioni, di contrasti: negazione del suo stesso significato.
Si parla di Natale di luce, quella delle lampade sulle strade, di addobbo di una città per ridare la calda tradizione del Natale degli affetti, soprattutto nella propria famiglia. E’ un ritorno agli anni dell’infanzia, visti da oggi, in cui il passato diventa dolce e luminoso.
Quanti "Natale" abbiamo passato nella nostra vita? Quanti "Natale", passate le feste, abbiamo tradito? O, forse, non avevamo capito il senso di quella festa.
Prepararsi, vivere l’Avvento, è un momento di conversione, momento in cui ridare il giusto peso ai valori e alle azioni della nostra vita.
Prepararsi non è correre a fare la spesa, è cercare di capire cosa ci dice una fede in un Dio che abbandona ’i cieli’ per vivere la vita dell’uomo. E che vita! Spesa ad insegnare che il primo comandamento dice " Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".
Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Per tutta risposta lo hanno messo in croce e, probabilmente, oggi stiamo facendo lo stesso.
Se non siamo capaci di amarci tra noi, non possiamo dire di amare Dio. Ecco il perché dell’Avvento che ci chiede conversione, capacità di amare.
Si, sono le solite parole alle quali ci siamo così abituati da non chiederci quasi più come si traducono nella vita.
Ecco l’avvento: tempo in cui chiederci quali azioni dimostrano che attendiamo il Salvatore? O, meglio, quali azioni dimostrano che ci crediamo? In che direzione andare per ’convertire’ la nostra vita?
Gente che soffre ce n’è abbastanza attorno a noi: nella malattia, nella povertà, nell’insicurezza, nella disperazione di chi non sa come dare da mangiare alla propria famiglia, nella solitudine di chi è rimasto senza nulla, nella tristezza di chi lavora senza che la sua dignità sia riconosciuta, nella frenesia di un consumismo che tra poco non ha più cosa consumare.
E questo a casa nostra, ma non è tutto.
Siamo anche noi corresponsabili di ciò che avviene in molte parti del mondo dove fame e guerre generano, assieme ai danni provocati dall’uomo alla natura, milioni di persone che non sanno più dove vivere. E noi ci prepariamo al Natale discutendo di lampadine. E’ vero, ne abbiamo bisogno; quel po’ di luce nel buio della sera attutisce i rumori del giorno e scaccia il buio con una leggera allegria. Non confondiamolo però con il Natale, che ci aspetta ’convertiti’, cioè più capaci di amare con i fatti che generano solidarietà, compartecipazione, dignità per ogni persona. In fondo, Dio che nasce nel mondo ci ha portato proprio questo amore.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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