Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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L’autosciogliemento degli scout nel 1927

L’anniversario offre uno spunto per la riflessione sui totalitarismi di ieri e di oggi

Parole chiave: Scout (67), Marcelliana (14)

La mattina del 30 gennaio 1927, quarta domenica del mese, nella chiesa della Marcelliana, la predica del cappellano di Monfalcone don Ferdinando Tonzar ha un tono forte, deciso, ma triste. Il regime fascista aveva deciso "lo scioglimento di tutte le formazioni od organizzazioni non facenti capo all’Opera nazionale Balilla".
Giorni difficili nei quali anche a Monfalcone giungeva la voce che, in Italia, sedi di associazioni cattoliche erano state ’visitate’ da squadristi fedeli al regime.
Davanti a ’don Nando’ c’era il gruppo di capi scout e giovani esploratori che avevano aderito alla proposta educativa dell’Associazione Scoutistica Cattolica Italiana. Una proposta  che il 27 gennaio 1924 aveva visto coronarsi l’impegno dei fondatori con le prime promesse proprio alla Marcelliana. Gruppo Monfalcone 1°, riparto ’San Michele’.
"Per l’ultima volta tutti in divisa, tutti alla Messa, tutti alla comunione dinanzi ai fedeli", scriverà nei suoi ricordi Piero Visintini, riconosciuto  fondatore dello scoutismo monfalconese.
"Il Santo Padre - disse don Nando usando espressioni forti - prima di permettere che altri ci mettano le mani addosso, ci offre la morte volontaria... e noi accettiamo. Giovani esploratori addio, però coraggio".
Papa Pio XI aveva infatti chiesto alle associazioni cattoliche nel mirino del regime di autosciogliersi, anche per non offrire occasioni al manifestarsi di azioni violente di intimidazione.
Nel pomeriggio di quella domenica un’ultima foto attorno alla ’fiamma’, la bandierina triangolare simbolo del Gruppo scout, che il capo Matteo Radossi custodì fino alla ripresa delle attività subito dopo la caduta del fascismo.  
Sono passati novanta anni e l’anniversario di quella "ultima messa in divisa" davanti all’avanzare di un totalitarismo inevitabilmente intollerante fino alla violenza, non poteva essere lasciato nell’oblio.
La voce dei "vecchi scout", questa volta attraverso quella di Gianni Raspar, ha indicato l’opportunità di riflettere su questi fatti del passato in un momento in cui nel mondo la diffidenza, l’intolleranza ed i muri tra persone e popoli si vedono salire. I regimi totalitari possono anche prendere il potere, ma la forza delle idee, dei valori, della fede, sopravvivono ad essi e, alimentati nel silenzio e nelle difficoltà,  sono pronti a risorgere come è avvenuto a Monfalcone per il seme dell’educazione scoutistica cattolica messo nei cuori dei giovani di Panzano, nei primi Anni Venti dello scorso secolo, da capi come Piero Visintini, Giovanni Bullesi, Matteo Radossi e Giovanni Marassi, assieme ai Padri Spagnoli prima e a don Tonzar dopo la loro partenza.
 Caduto il fascismo, don Nando annota sulla stessa copertina del testo del discorso tenuto nel 1927: "19 settembre 1943 alla funzione pomeridiana cantato il ’Te Deum’ presenti Marassi Giovanni, Perazzi Giovanni".  
I capi scout ripresero la loro attività nelle travagliate e tragiche vicende che coinvolsero Monfalcone alla fine della seconda guerra mondiale e, dopo alterne vicende, il loro impegno portò alla promessa scout dei nuovi capisquadriglia.
Scrisse diligentemente l’Assistente Ecclesiastico don Tonzar sulla copertina del suo discorso: "per la consegna dei distintivi e promesse dei nuovi capisquadriglia Scouts di Monfalcone. Adria: 14 ottobre 1945. Alla fine della seconda messa alle ore 9", nella chiesetta del Redentore in via Romana. Si apriva così un nuovo periodo per la presenza e la crescita dello scoutismo cattolico a Monfalcone.

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