Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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I luoghi dell’integrazione - II parte

L’assistenza fornita da Stella Maris è sia spirituale che materiale, in quanto i volontari danno la possibilità ai marinai di telefonare alle loro famiglie, e cercano di far conoscere loro il nostro territorio. La presenza degli equipaggi prima della crisi economica era di ben trentamila persone circa.

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I luoghi  dell’integrazione - II parte

L'esperienza missionaria, la Caritas e la presenza di Stella Maris

Nel 1988 è incominciata la prima esperienza missionaria di Don Paolo Zuttion. Attualmente parroco di San Giuseppe a Monfaclone, il sacerdote ha operato in Costa d’Avorio con la missione di Kossou.
Dopo due anni si è invece recato a Bouakè, seconda città dello Stato, offrendo il proprio servizio sia in città che in una cinquantina di villaggi nella Savana.
Don Zuttion aveva fin da bambino il desiderio di andare in missione e, nel momento in cui è diventato sacerdote e il vescovo di Gorizia gli ha chiesto di andare in Costa d’Avorio, ha realizzato il suo sogno.
"Si va in missione per annunciare la parola di Dio, far conoscere Gesù. Gli africani sono molto disponibili, attenti e sembrano quasi assetati dall’ascolto dell’annuncio cristiano". Racconta così Don Paolo la sua esperienza missionaria nel corso della quale ha sì compiuto azioni pastorali, quali le celebrazioni dei sacramenti, ma si è occupato anche di migliorare i servizi umanitari, sostenendo la realizzazione dei progetti
cominciati dalla popolazione del luogo. Della sua esperienza missionaria ricorda in particolar modo due persone: Brigitte e Gregoire.
Brigitte ha fondato una cooperativa per le donne che rimanevano sole nei villaggi a causa dell’esodo dei mariti al Sud o in altre parti dell’Africa, fornendo alle mogli sole un impiego nella coltivazione dei prodotti della loro terra, come la manioca. Brigitte si è inoltre interessata anche alle emergenze sanitarie del suo paese,cercando di sviluppare un’organizzazione sanitaria.
Gregoire ha iniziato invece una missione di recupero di malati di mente fondando il centro San Camillo. Ha liberato i malati che venivano incatenati agli alberi, li ha curati e li ha reinseriti nelle loro famiglie. Ha anche cercato di migliorare le condizioni di vita nei carceri, dove la gente moriva, non aveva cure, dormiva male.
Don Zuttion è inoltre direttore della Caritas di Gorizia dal 2007 e ha dovuto far fronte a numerose emergenze, in particolare alla crisi economica e all’accoglienza dei richiedenti asilo.
"La crisi economica ha causato un aumento esponenziale delle persone che chiedono aiuto alla Caritas e sono stati realizzati diversi progetti". Don Zuttion espone così i piani di aiuto che sono stati fatti come "Aiuti famiglie in salita",attraverso il quale la Caritas ha cercato di soccorrere le persone che hanno perso il lavoro, dando loro delle attività da svolgere e pagate con i voucher.
Un altro progetto è l’Emporio della Solidarietà, ambiente presente a Gorizia, a Monfalcone e un altro verrà presto aperto a Gradisca.
L’emporio consiste in un’evoluzione della borsa della spesa di una volta, ovvero quando ogni quindici giorni le persone si recavano nelle chiese per ricevere la busta con i prodotti di prima necessità. Le persone invece entrano negli empori come se fossero dei piccoli supermercati e scelgono loro i beni di cui hanno bisogno, a partire da dei punti assegnati a loro in base alla situazione famigliare.
"L’emporio è un sistema che dà maggior dignità alla persona, in quanto questa può scegliere che prodotti prendere.- continua don Zuttion- Questo sistema permette inoltre un recupero delle cose che andrebbero buttate via dai supermercati normali , favorendo un abbassamento dei prodotti di scarto e un aumento della solidarietà”.
I beni dell’emporio hanno un valore di quattrocentomila euro, di cui solo tredicimila sono quelli che sono stati acquistati dalla Caritas, mentre il resto è stato donato dalle persone oppure recuperato dai supermercati. La maggioranza delle famiglie che si rivolgono alla Caritas sono soprattutto italiane, in quanto anche le persone che vivevano in Italia da tanti anni sono andate via ,non essendo particolarmente legate al nostro paese se non per lavoro.
Il numero di persone italiane che si rivolge all’emporio risulta essere nettamente superiore a quello delle persone straniere, pur essendoci una percentuale altissima di presenza straniera rispetto alle altre parti del Friuli Venezia Giulia o dell’Italia (20% risultante nella nostra zona, rispetto al 7-8% rilevata nel resto d’Italia).
Il fenomeno dei richiedenti asilo invece dura ormai da anni, è presente ancora oggi, e la Caritas ha cercato di affrontare questa emergenza nel modo migliore.
Negli anni sono stati accolti centinaia, se non migliaia di profughi presenti nella zona di Gorizia e un campus di accoglienza è infatti presente anche a San Giuseppe a Monfalcone.
La finalità della Caritas, nata con Paolo VI, è quella di far crescere la realtà, la comunità cristiana nella dimensione della carità , un lavoro non facile”.
"L’accoglienza dei profughi è difficile in quanto ci sono delle idee contrarie tra le persone che non seguono la linea di papa Francesco. - afferma don Zuttion- E’ un lavoro lungo quello che ci attende e siamo chiamati ad educare, far crescere la solidarietà e l’attenzione per l’altro e in questo ci sentiamo aiutati dal papa, il quale è attento all’accoglienza dei poveri."
Stella Maris è un’altra associazione nata assieme alla Caritas ma si occupa di accogliere coloro che arrivano in porto a Monfalcone e di fornire assistenza ai vari equipaggi delle navi.
L’assistenza è sia spirituale che materiale, in quanto i volontari danno la possibilità ai marinai di telefonare alle loro famiglie, e cercano di far conoscere loro il nostro territorio.
La presenza degli equipaggi prima della crisi economica era di ben trentamila persone circa.
Le persone che arrivano al porto di Monfalcone provengono un po’ da tutto il mondo: africani, filippini, asiatici, sud americani, tutte persone che vengono da paesi poveri in genere.
L’associazione intende far conoscere sia a chi arriva sia a chi vive nell’ambiente l’esistenza di questa realtà e la presenza di volontari che vanno a bordo delle navi che arrivano e cercano di soddisfare i bisogni degli equipaggi.

La comunità rumena di Monfalcone

Fino agli anni Novanta in Italia c’erano sei parrocchie ortodosse, oggi invece ce ne sono circa duecento e dal 2006 è presente anche il vescovo ortodosso che cura la presenza delle comunità e coordina le attività.
Le cose sono cambiate negli anni.
Una particolarità della religione cristiana ortodossa è la missione che viene affidata al sacerdote a seconda che sia o meno sposato: se è scapolo ha il compito di curare i santuari, se invece è sposato deve vivere in mezzo alla gente, ovvero nelle comunità.
Monfalcone ospita nel suo territorio anche una comunità rumena ortodossa, guidata dal sacerdote Don Victor Budean, presente ormai in Italia da due anni e residente da circa un anno a Staranzano con la moglie e una figlia.
L’Oratorio San Michele è uno dei luoghi di integrazione per la comunità rumena, la quale si riunisce per partecipare alle celebrazioni religiose quali la messa della domenica, i vesperi, le messe per le feste dei santi e le preghiere alla Madonna.
La comunità rumena ogni anno celebra inoltre la festa dei popoli, un’occasione che mette assieme l’aspetto culturale e religioso.
"Non vi è però un’associazione culturale , un punto di riferimento che possa fare da tramite tra la comunità rumena e quella italiana. Noi preti cerchiamo di mettere assieme la religione e l’integrazione" sottolinea don Valentino Aenoaei, responsabile della comunità rumena cristiana, ’denunciando’ la mancanza - a Monfalcone e su tutto il territorio circostante - di un’associazione che appoggi le attività delle Chiese sia dal punto di vista religioso che culturale.
Lo scorso 8 marzo si è tenuto un concerto per festeggiare tutte le donne e le mamme che sono lontane dai propri figli, in quanto costrette a lavorare all’estero per contribuire al mantenimento della propria famiglia. La donna è infatti apprezzata dalla cultura rumena, non viene coperta o nascosta, motivo per cui si ritiene opportuno dedicarle una festa.
L’evento si è tenuta presso l’Oratorio San Michele con l’aiuto di due associazioni culturali rumene una di Cervignano e l’altra di San Donà.
In Friuli Venezia Giulia è presente anche un’associazione a Trieste che però non è stata coinvolta nell’evento.
L’associazione di San Donà è un’associazione rumena attenta alle esigenze e alla partecipazione della comunità, promuovendo diverse attività, quali l’organizzazione dei canti natalizi e dei balli con i bambini e altri eventi in grado di coinvolgere anche l’interesse degli italiani.
"Sono un sacerdote che opera nella parrocchia Maria Marcelliana e che si occupa anche della comunità rumena. Tutti i preti che ho conosciuto in questi otto anni che sono in Italia non mi hanno mai chiuso la porta in faccia e mi hanno sempre aiutato. Vorrei solo che a Monfalcone si conoscesse di più la presenza della comunità rumena e come questa opera nel territorio": don Valentino con queste parole ci fa intendere il desiderio di trovare un appoggio nelle istituzioni, le quali potrebbero cogliere la presenza della comunità rumena per presentare sul territorio una novità, coinvolgerla maggiormente nelle attività del territorio nel corso dell’anno come è già accaduto in eventi come la Festa della Lingua Madre.
Quali i progetti allora? "Ho intenzione di realizzare, assieme all’appoggio del Comune di Monfalcone, un progetto culturale che preveda di dedicare una serata al mese alla presentazione di due Paesi della minoranza straniera".
Il sacerdote rumeno spiega così il suo desiderio di chiamare come ospiti le persone dei diversi paesi, in modo tale da far conoscere al monfalconese le identità che popolano il nostro territorio, attraverso il racconto del vissuto e delle esperienze degli stranieri.
Questi incontri favorirebbero dunque la possibilità di conoscersi , tra italiani e culture straniere, un lavoro e un cammino da costruire insieme verso l’integrazione.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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