Monfalcone - Ronchi dei Legionari - Duino
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Da tutto l’Isontino la richiesta della "Verità per Giulio"

Concerto in memoria del giovane ricercatore domenica scorsa, eseguito il Requiem di Mozart dall’Orchestra Filarmonica cittadina

Parole chiave: Giulio Regeni (23), commemorazione (64), verità (4)

Monfalcone ha voluto ricordare il giovane ricercatore friulano ucciso in Egitto Giulio Regeni con un concerto a lui dedicato. E quale melodia migliore se non l’eterno Requiem del maestro Wolfgang Amadeus Mozart, eseguito dall’Orchestra Filarmonica di Monfalcone domenica 3 aprile al Teatro Comunale di Monfalcone. I giovani artisti orchestrali si sono espressi attraverso la musica per un ricordare un giovane come loro.

L’Isontino grida "verità per Giulio!": la verità deve emergere. Il dolore e lo sgomento nel vedere un conterraneo subire l’atroce violenza spesso sperimentata solo attraverso gli schermi televisivi hanno pervaso gli abitanti del piccolo mondo tra le province di Udine e Gorizia. E non è solo paura e rabbia: è il vedere il proprio velo di tranquillità venir spezzato, la propria quotidianità essere invasa da qualcosa di apparentemente lontano ma subdolo e potenzialmente letale anche per chi cerca di condurre una vita tranquilla e all’ombra dell’onestà.
Tanti sono gli striscioni, i manifesti e le foto profilo su Facebook che inneggiano "Verità per Giulio", dai singoli cittadini alle associazioni e perfino agli enti pubblici. "Si era infilato in qualcosa più grosso di lui" si può sentir dire. E’ forse la sete di verità ad essere un reato? Forse cercare di conoscere gli oscuri meccanismi intrinsechi ai "malati" regimi nordafricani è troppo pericoloso? Giulio, giovane giornalista e ricercatore, è ormai l’emblema di chi non si rassegna di fronte ad una situazione di pericolo, di fronte alla malvagità e all’oppressione. Cronaca, indagine, inchiesta: qualsiasi nome va bene per indicare lo spasmodico scartabellare tra le piaghe della società, del potere, della violenza. A qualsiasi costo.
E non importa il colore politico, non importa l’ideologia, se fatto razionalmente, ma conta il risultato, conta ciò che il giovane ricercatore (spesso erroneamente definito un giornalista), intendeva lasciarsi dietro: una società migliore.
Con il suo sacrificio il giovane di Fiumicello ha portato alla luce le barbarie che si consumano nei paesi che con la Primavera Araba credevano invano di raggiungere la democrazia e che poi sono sprofondati nell’oppressione ancora più pressante. Con il suo martirio Giulio ha mostrato la prontezza dei regimi militari ad insabbiare i pavimenti bagnati col sangue e a presentare al mondo un pavimento pulito, magari con un sorriso e una faccia dispiaciuta. Ma chi ha esposto fuori dalle proprie porte, accanto al proprio nome su un Social Network o sulla sua autovettura quel cartello giallo sa già che quella non è la corretta versione dei fatti e inconsciamente prosegue quello che il giovane universitario aveva cominciato: la ricerca della verità. Quella verità assieme a quella giustizia che sono necessarie per trovare i nomi di chi è colpevole e quindi condannarli. Il mondo politico di entrambi gli Stati coinvolti ha in tutto ciò un ruolo primario. Si dia prova perciò che la politica è - o almeno debba essere - un alto esercizio di democrazia al servizio della verità. L’Italia, rappresentata dalla classe dirigente di tutti i livelli, deve dimostrare allora costanza e coraggio nel pretendere risposte chiave e tempestive. Preghiamo perchè non cali dunque il silenzio su questa dolorosa vicenda che ci sta seriamente a cuore.

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