Gorizia
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Vigili del Fuoco: una presenza irrinunciabile sul territorio

Intervista al Comandante provinciale di Gorizia, Luigi Diaferio, in occasione della patrona del Corpo, Santa Barbara

Parole chiave: Vigili del Fuoco (3), Luigi Daferio (1)
Vigili del Fuoco: una presenza irrinunciabile sul territorio

Da poco meno di un anno Luigi Diaferio si trova a capo del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Gorizia. Un incarico ancora "fresco" il suo, ma che ora, trascorsi alcuni mesi, gli permette di fare un primo bilancio su questa sua nuova mansione. Lo incontriamo, significativamente, a pochi giorni dalla celebrazione in onore di Santa Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco, che vedrà ritrovarsi giovedì 4 dicembre presso il Comando di Gorizia i Vigili in servizio e quelli in quiescenza.
Il comandante Diaferio arriva da un’esperienza pluriennale nel nord-est: dal 1995 al 2011 ha operato a Treviso con la funzione di vicecomandante, passando successivamente ad un incarico come dirigente di supporto al direttore interregionale del Veneto e Trentino Alto Adige, con la possibilità di occuparsi nello specifico dei rischi di incidenti rilevanti e di soccorso specialistico, con mansioni di orientamento e coordinamento sui comandi, Colonna Mobile Regionale - le strutture operative attivate in caso di emergenze nazionali o sovraprovinciali - e di nuclei specialistici, come il reparto volo e quello subacqueo.
Comandante, lei si trova qui da un periodo relativamente breve. Quali sono al momento le principali differenze che ha riscontrato rispetto al suo incarico precedente?

Anche questa è una provincia molto dinamica. Differenze sostanziali non ve ne sono, anzi, ho trovato degli elementi molto positivi: del personale con molta voglia di innovarsi, di crescere e stimolato ha subito risposto all’innovazione e alla crescita organizzativa. La replica interna è quindi molto molto positiva.
Questa è una provincia piccola ma "lunga", estesa in termini territoriali, non in ampiezza ma come distanze da percorrere. Con il presidio che abbiamo sul territorio, ossia la sede centrale di Gorizia e la sede di Monfalcone, è diventato subito indispensabile riproporre il presidio stagionale di Grado, grazie all’ospitalità del Comune. È stato possibile tenere aperto il presidio per oltre cinque mesi, dal 30 aprile fino al 30 settembre, e nel mese di ottobre la sede è stata utilizzata per un percorso di re-training sulle operazioni in ambiente lagunare, grazie anche alle dotazioni tecniche lì a disposizione.
È stato anche potenziato l’organico della sede monfalconese, attraverso una dislocazione di personale che prima operava su Gorizia, dotandola di una squadra operativa più un supporto.
A suo avviso, tralasciando il presidio di Grado che è solo stagionale, due soli poli sono sufficienti a coprire un’intera provincia, o sarebbe necessaria una diffusione più capillare?

Il presidio di Grado è un presidio determinante, perché ci aiuterebbe a poter avere una copertura più distribuita sul territorio, tant’è che quel presidio potrebbe essere sostenuto e supportato da un numero di volontari dei Vigili del Fuoco, iscritti nelle nostre liste e da noi direttamente formati sulle procedure di intervento, integrandosi nella nostra organizzazione. Questo potrebbe essere motivo di sviluppo di quella sede che già c’è e ci permetterebbe di avere una maggiore efficacia territoriale - Grado supporta Monfalcone e la parte bassa della provincia -. L’auspicio è che sempre nuovi giovani si affaccino a questa possibilità volontaria.
La capillarità aiuterebbe ma andrebbe strutturata: l’operatività deve essere uniforme, le procedure quelle della nostra organizzazione. Ci sono già delle intese con i nuclei comunali di Protezione Civile, anche se l’operatività con questi nuclei è riferita solo ad alcuni scenari di intervento. Il soccorso tecnico urgente che offre il Corpo nazionale è invece di ampio spettro: si va dal recupero dell’animale ferito all’incidente in autostrada con autocisterne che trasportano materiali pericolosi e sostanze tossiche, quindi questa diversità di scenari che siamo pronti a fronteggiare è mantenuta da una professionalità curata giornalmente con interventi di formazione, dotazioni tecniche adeguate e procedure operative che ci permettono di lavorare in sicurezza per portare sicurezza ai cittadini.
Uno dei punti di forza di Gorizia è di essere una città di confine. Ci sono delle collaborazioni con i vostri colleghi sloveni? Come si potrebbe inoltre implementare e sfruttare questa vicinanza?

Il tema dell’interazione sul territorio con ci sta accanto è a me molto caro. Gorizia offre questa opportunità, di avere a fianco dei colleghi che fanno parte di un’altra organizzazione. Con i colleghi sloveni c’è un’ottima intesa e abbiamo già svolto in quest’anno due esercitazioni dove gli uni hanno osservato gli altri; questa riflessione è servita a comprendere quali sono i punti di forza di entrambe le organizzazioni e capire quali sinergie sia possibile mettere in atto. Tutto questo è possibile grazie ad un protocollo d’intesa che ci lega già da alcuni anni. È poi in programma la realizzazione di un’esercitazione congiunta sul territorio di confine. Dal punto operativo la collaborazione pratica c’è già stata, abbiamo infatti fronteggiato un incendio boschivo transfrontaliero.
Le prospettive sono diverse e varie: l’Europa sta sviluppando delle intese molto importanti e secondo me è proprio questa la strada vincente, ossia definire delle intese non soltanto operative, ma anche di messa in comune di dotazioni tecniche che gli enti e le organizzazioni hanno, cercando di non considerare il confine territoriale come una limitazione all’operatività nel soccorso.
Con le forze dell’ordine italiane poi che collaborazioni ci sono?

Le intese sono molto forti ed efficaci, ad esempio nelle scorse settimane presso il Quartiere Fieristico di Gorizia abbiamo dato vita ad una simulazione congiunta d’intervento in caso di incidente grave, per far riflettere le classi delle scuole isontine sulla sicurezza stradale. L’evento è stato effettuato in collaborazione con il personale del 118 e dell’Arma dei Carabinieri, dimostrando cosa può accadere per una "banale" mancata precedenza, creando un momento di riflessione e per imparare le azioni più corrette da svolgere in caso di incidente, rimarcando l’importante concetto dell’autoprotezione.
A breve, il 4 dicembre, ci sarà la ricorrenza di Santa Barbara, la vostra patrona. Quale significato è ancora legato a questo momento e come verrà trascorso qui al Comando Provinciale?

Santa Barbara per noi è un momento fondamentale in cui si riflette sull’operato di un anno e soprattutto sui valori della nostra missione istituzionale. Questo permette di sentirci ancora di più una comunità, richiamando i valori a cui siamo legati e pianificando - sull’analisi di quello che è stato fatto - le azioni future.
Qui al comando quel giorno avremo il piacere di ospitare tutte le organizzazioni che collaborano con noi nel soccorso cittadino, confermando e supportando le fervide intese che esistono con tutte le realtà del soccorso e del volontariato.
Inoltre ci sarà la possibilità per tutti di visitare la nostra caserma, saranno allestiti degli stand dove verranno illustrate le specialità operative del Corpo nazionale e si mostrerà quello che è possibile portare, in termini di soccorso, al cittadino.

Per concludere, proprio riguardo la sicurezza dei cittadini, quali sono gli errori più comuni? Cosa poter fare per l’autoprotezione, da lei prima citata?

Con l’arrivo della stagione invernale i problemi più ricorrenti sono quelli legati agli incendi delle canne fumarie o alle intossicazioni (o principi di intossicazione) da monossido di carbonio.
Gli incendi delle canne fumarie sono molto spesso riconducibili ad una mancata manutenzione; con l’introduzione delle stufe a pellet si ritorna al combustibile solido che, quando brucia, sviluppa residui di carbone, che vanno a stratificarsi lungo le canne fumarie. Se non vengono rimossi portano al cattivo funzionamento dell’apparato e al problema di surriscaldamento dello stesso, con una possibile propagazione d’incendio. A tal proposito voglio ricordare che la manutenzione è essenziale, va fatta periodicamente e da personale esperto.
Altro intervento che svolgiamo purtroppo con frequenza è legato all’intossicazione da monossido di carbonio. Questa avviene quando gli impianti di riscaldamento vengono installati in maniera non corretta, non verificati periodicamente o quando vengono modificati in maniera impropria. Il problema è che è un gas che si sviluppa senza presentarsi: non ha odore, sapore, né colore ed è estremamente pericoloso. Alle prime avvisaglie - stordimento di testa, sonnolenza, rossore eccessivo - bisogna agire prontamente ventilando l’ambiente, spegnendo l’impianto e chiamando i soccorritori, ovvero il 118 o noi al 115.
Va molto riflettuto sulla possibilità che le persone hanno di autoproteggersi, di comprendere quali sono i rischi all’interno della propria abitazione e riflettere su come comportarsi ed agire. Il Comando provinciale dà piena disponibilità a poter sviluppare degli incontri sul territorio per sostenere questa campagna informativa; invito quindi sindaci, amministrazioni locali, associazioni a contattarci per chiedere la possibilità di realizzare incontri sulla prevenzione.

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