Gorizia
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Se io fossi Caino

Tre serate che rappresentano un’occasione di dialogo da non perdere tra la realtà penitenziaria e la comunità

Se io fossi Caino

A fine agosto, con tre serate, prenderà il via la prima parte della terza edizione del Festival "Se io fossi Caino". La manifestazione di Teatro e Arte in Carcere è dedicata al tema della detenzione e propone eventi che coinvolgono direttamente i detenuti, così come proposte artistiche che favoriscono una maggiore consapevolezza e stimolano la riflessione da parte del pubblico.
Mercoledì 25 agosto, presso il Palazzo de Grazia di Gorizia, è in programma il monologo di e con Salvatore Striano "Il giovane criminale - Genet / Sasà". Striano, attualmente attore e autore, nel carcere di Rebibbia, dove stava scontando una pena, grazie al maestro Fabio Cavalli, si appassiona alla letteratura e al teatro. Riconquistata la libertà, esordisce al cinema grazie al regista Matteo Garrone, che lo scrittura per il film Gomorra. Nel 2012 ritorna a Rebibbia in veste di attore, dove interpreta il ruolo da protagonista di Bruto, nel film dei fratelli Taviani "Cesare deve morire" (Orso d’oro al Festival di Berlino).
Giovedì 26 agosto nel Parco Basaglia andrà in scena il monologo per bambola e attrice "Silenzio" di e con Elisa Menon, attrice, autrice e regista, esperta di Teatro sociale e Applied Theater. Elisa, direttrice artistica della Compagnia teatrale Fierascena, promotrice del Festival, in questi mesi ha condotto i laboratori teatrali nelle carceri di Gorizia e Trieste. Entrambi gli spettacoli sono a ingresso libero.
Il terzo appuntamento, su invito, venerdì 27 agosto presso il Pastor Angelicus, prevede la Conferenza "Quando il carcere non c’era - l’evoluzione della pena dall’antichità ai giorni nostri", una riflessione sulla giustizia riparativa. Per ottobre e novembre sono previsti altri due importanti eventi, a completamento di questa terza edizione, originariamente programmata per il 2020 e rinviata a causa della pandemia.
La presente terza edizione del festival, progettato dalla Compagnia Teatrale Fierascena, è finanziato da Regione Fvg, Fondazione Carigo, Arcidiocesi di Gorizia - Caritas Diocesana, Fondo Beneficenza di Intesa Sanpaolo, ENAIP (Rete nazionale di servizi per la Formazione e il Lavoro), e ha il patrocinio del Comune di Gorizia. Collaborano inoltre al Festival le Carceri di Gorizia e Trieste, il PRAP (Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per il Triveneto), il Teatro stabile Rossetti e il Coordinamento nazionale Teatro e Carcere.
Il festival, fin dalla prima intuizione nella mente dei suoi ideatori, si propone come un’occasione di comunicazione con la città. Una dimostrazione che "il processo interno al carcere è in grado di produrre valore comune e, nella sua fase finale, può accogliere la Comunità per condividere con essa tale valore e farsi occasione di consapevolezza". Un’occasione di dialogo, da non perdere, tra la realtà carceraria e la Comunità attraverso il Teatro e l’Arte.
Di anno in anno il progetto si è sviluppato ed ora si propone ancora più compiutamente con un invito alla riflessione aperto a tutti, un invito a non chiudere gli occhi, ad andare oltre i muri che ci separano. "Oggi - commentava la regista Elisa Menon già alcuni anni fa - il muro che ci divide è il punto in cui ci tocchiamo, e attraverso quel tocco ci prendiamo cura di quello che ci rende umani".

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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