Gorizia
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Rocco, il santo di riferimento in tempo di Covid - 19

La chiesetta di Lucinico, scelta per la trasmissione in streaming delle messe dell’Unità pastorale anche per il suo forte valore simbolico

Parole chiave: San Rocco (9), Covid - 19 (25)
Rocco, il santo di riferimento in tempo di Covid - 19

A seguito delle disposizioni governative e canoniche inerenti il contrasto alla diffusione del Covid-19 che prevedono anche la sospensione della celebrazione eucaristica in forma pubblica, fin da subito anche l’Unità Pastorale di Madonnina, Lucinico e Mossa si è attivata per la trasmissione di alcune celebrazioni in diretta streaming attraverso la propria pagina Facebook accessibile anche dal medesimo sito. Tra queste, in particolare ogni venerdì alle ore 15.00 la preghiera della Via Crucis seguita dalla S. Messa e ogni domenica alle ore 10.00 la celebrazione dell’Eucarestia. Per quest’ultima, fin dall’inizio il parroco ha scelto di officiare nella chiesetta di San Rocco in località Pubrida, sul confine tra Lucinico e Mossa. Il luogo, a cui i fedeli sono particolarmente legati, ha un forte valore simbolico per il momento che stiamo attraversando, a cominciare proprio dalla sua intitolazione. Infatti, come ben sappiamo, San Rocco viene invocato dalla Chiesa come protettore dalla peste e dalle epidemie più in generale. Ed è probabile che la costruzione del piccolo sacello sia dovuta proprio a seguito di una scampata epidemia il cui contagio, giunto dalla confinante Carniola, era arrivato alle porte di Gorizia nel lontano 1544. Non essendoci alcuna documentazione storica precisa sulle sue origini, l’ipotesi è avvalorata dalla presenza di un centinaio di graffiti, perlopiù firme autografe, tracciati e più spesso incisi nell’intonaco, lasciati dai fedeli e pellegrini che nel corso dei secoli hanno fatto tappa nella piccola chiesa di Pubrida. Il più delle volte, abbinata alla firma c’è anche la data e il paese di provenienza del viandante. Delle 55 date raccolte, la più antica è quella dell’anno 1557; pertanto, l’origine della chiesetta è sicuramente precedente e quindi probabilmente ascrivibile all’episodio di pestilenza sopra citato. L’ipotesi è avvalorata dal fatto che anche nella vicina comunità di Mossa nel 1545, subito dopo il cessato pericolo, si costituì una nuova confraternita intitolata proprio a San Rocco così come un altare all’interno della chiesa in Zenta. L’interno del sacello è completamente affrescato nelle pareti: in quella di fondo domina una piccola edicola con la Pietà tra i Santi Sebastiano e Rocco ed il Padre Eterno benedicente nel timpano mentre nelle pareti laterali sono raffigurati i dodici Apostoli con i loro simboli legati al martirio o al ministero. Le pitture sono attribuite alla mano di Gaspare Negro, pittore veneziano trasferitosi in Friuli dal 1503 al 1544, e a quella del figlio Arsenio. Oltre al suo valore storico, artistico e religioso, la preziosità dell’edificio è data anche dal fatto che è l’unico esempio di architettura sacra nel territorio circostante che ha superato le insidie dei secoli e soprattutto lo scoglio della Prima Guerra Mondiale. Come testimoniano le cronache parrocchiali, più volte nel corso del tempo, la gente è accorsa in questo luogo per chiedere l’aiuto e l’intercessione di San Rocco "contra pestem". Ancora oggi non mancano i momenti in cui ci si stringe attorno alla chiesetta: in Avvento, per un momento di riflessione e preghiera in preparazione al Natale; durante il Mese di Maggio, per la recita del S. Rosario; alla vigilia dell’Ascensione, come punto d’incontro con la celebrazione della S. Messa al termine delle Rogazioni tenute dalle Comunità di Lucinico e Mossa. Infine, il 16 agosto, giorno della festa del Santo, viene celebrata una S. Messa solenne a cui partecipano numerosi fedeli provenienti da tutta l’Unità Pastorale; l’evento è preceduto anche da un triduo di preparazione che si tiene sempre nella piccola chiesetta. A questi appuntamenti, in questo tempo di emergenza epidemiologica che stiamo vivendo, si è aggiunta quindi anche la S. Messa domenicale rispettando così, ancora una volta, purtroppo, la motivazione per cui la chiesetta di San Rocco in Pubrida era stata costruita nel XVI sec. Una conferma di come la storia si ripete nel tempo e di come questi luoghi rimangono sempre, nei secoli, un punto di riferimento importante per la gente bisognosa di aiuto e conforto anche dalla fede.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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