Gorizia
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"Preghiamo perchè lo Spirito susciti vocazioni anche nelle parrocchie di lingua slovena"

La sollecitazione dell’arcivescovo Carlo durante la celebrazione della Confermazione per un gruppo di adolescenti dell’Unità pastorale Isonzo - Vipacco

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"Preghiamo perchè lo Spirito susciti vocazioni anche nelle parrocchie di lingua slovena"

Domenica scorsa il vescovo Carlo ha presieduto nella chiesa di S. Andrea e nel campo sportivo di Peci la celebrazione del sacramento della Confermazione per un folto gruppo di ragazzi dell’Unità pastorale Isonzo - Vipacco.
Nell’omelia, mons. Redaelli ha voluto collegare il testo del Vangelo innanzitutto all’amicizia "qualcosa molto caro ai ragazzi ma anche per gli adulti". "Ci sono tanti aspetti belli dell’amicizia - ha osservato - ma in essa possono capitare anche cose brutte" come "essere traditi o essere abbandonati dagli amici". Si è poi soffermato su un’altra esperienza negativa fatta da Gesù: "non essere capito. Quando Gesù si accorge che sta aumentando l’opposizione verso di Lui e comprende sempre di più che dovrà salvare il mondo attraverso la morte in croce si confida con i suoi amici. Loro però non capiscono. Anzi a un certo punto neppure lo ascoltano, ma si mettono a discutere chi di loro è il più grande. Esattamente l’opposto dell’insegnamento di Gesù, che non perde però la pazienza e invece ripropone loro il suo insegnamento sull’amore, sul servizio, sul non pretendere di essere il primo, il più bravo, il più capace, il più applaudito".
"Anche a noi va bene essere i primi, i più bravi, i più capaci. Gesù non ci dice di buttare via le capacità che abbiamo, ma di usarle per metterci al servizio degli altri, per amare, per donare quello che siamo. Questo comporta anzitutto che riconosciamo che tutto quello che abbiamo e siamo è dono: non ci siamo "autocreati", è Dio che ha voluto che esistessimo, che avessimo una bella famiglia, tanti doni, tante possibilità, compresa una comunità che ci ha accompagnati fino a oggi".
Ed è lo Spirito Santo che ci fa comprendere che "tutto è dono che deve essere messo a servizio degli altri" e ci "rende ancora più amici di Gesù e, come succede tra amici, sempre più simili, con gli stessi gusti, lo stesso modo di pensare, di comportarci".
"Certo - ha proseguito il vescovo Carlo -tutto   non è automatico. Lo Spirito Santo non ci costringe, ma neppure fa magie. Essere amici di Gesù con l’aiuto dello Spirito Santo richiede conoscere da vicino Gesù, leggere il Vangelo, parlare con Gesù nella preghiera, cercare di vedere le persone come Lui, portare a Lui nuovi amici".
Mons. Redaelli ha quindi citato un episodio avvenuto nei giorni scorsi in una parrocchia di Gorizia durante la messa per l’inizio dell’anno scolastico. Fra i ragazzi presenti vi era anche una ragazzina albanese musulmana. Aveva frequentato il centro estivo e il sacerdote l’ha riconosciuta e le ha detto che non poteva fare la comunione perché non è battezzata. Lei ha taciuto ma alla fine della Messa ha chiesto che cosa vuol dire essere battezzata: mentre il sacerdote stava per rispondere sono intervenuti i suoi compagni l’hanno portata al fonte battesimale e le hanno spiegato che cos’è il battesimo. "È stato un gesto molto bello: dei ragazzi che sono diventati "missionari", che desiderano che anche altri divengano amici di Gesù".  "Vi auguro - ha concluso l’arcivescovo - di essere tutti e tutte amiche e amici di Gesù e di portare a Lui nuovi amici e nuova amiche, lasciandovi guidare dal suo Spirito".
All’inizio dell’omelia, mons. Carlo aveva rivolto ai fedeli un invito alla preghiera perché il Signore susciti vocazioni al sacerdozio anche nelle parrocchie di lingua slovena nella nostra diocesi.
"Ogni tanto dico a don Carlo, a don Renato e ai vostri sacerdoti: nella nostra diocesi di Gorizia è ripartito il cammino vocazionale, abbiamo sei seminaristi - uno inizia a fine mese con altri otto di Udine e uno di Trieste - e un altro sta frequentando a Roma, ci sono poi anche delle vocazioni religiose, ma provengono tutti da comunità di lingua italiana. Possibile che lo Spirito Santo, che parla tutte le lingue e in ogni cuore, non si dia da fare nelle unità pastorali e nelle parrocchie di lingua slovena? Io non ci credo: c’è qualcosa che non funziona… Forse qui le nonne e le mamme - perché sono loro decisive per le vocazioni - non pregano per avere un nipote o un figlio sacerdote?
Scusate lo sfogo…, ma come sapete io ci tengo molto alla splendida e arricchente presenza di due culture nella nostra diocesi di confine: è un dono prezioso da non buttare via. Lo dico anche a voi ragazzi, senza dimenticare le ragazze perché sono importanti anche vocazioni femminili di consacrazione, nonché ovviamente le vocazioni al matrimonio".

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