Gorizia
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Passi indietro nel futuro

Un Presepe virtuale realizzato con i mattoni  della chiesa nuova di Assisi e con la pietra della chiesa di san Giovanni Battista a Qasr Al-Yahud

Parole chiave: Ordine Francescano Secolare (5), incontro (88)
Passi indietro nel futuro

Mentre ancora ci si interroga sul futuro, chiedendosi se, quando questa pandemia sarà finita, niente sarà cambiato o tutto sarà diverso, il XIV Incontro fraterno davanti al Presepe si conferma pietra angolare nella costruzione di quei ponti di pace che sembrava potesse interrompersi quando, nei primi mesi del 2020, il Covid-19 aveva fatto tornare il confine tra Italia e Slovenia.  
Ma di una rete di ferro, dei massi di pietra e dei panettoni di cemento che erano stati rimossi quasi 17 anni fa e che da un giorno all’altro, tra l’incredulità e lo smarrimento di tutti, in una notte sono ricomparsi ai valichi maggiori e minori, non è rimasto più nulla. E sabato 9 gennaio, sono stati superati dal una rete internet, che ha permesso ai fratelli italiani e sloveni dell’Ordine Francescano Secolare di ritrovarsi anche quest’anno davanti ad un Presepe virtuale realizzato con i mattoni della chiesa nuova di Assisi e con la pietra della chiesa di san Giovanni Battista, a Qasr Al-Yahud.
Passi indietro nel futuro: questo è il sottotitolo dell’Incontro fraterno di questo 2021 appena iniziato. E’ il momento di fermarsi, tornare alle origini e ripartire da lì.
Così come testimonia fra’ Janez Šamperl, definitore, della Provincia slovena di San Giuseppe, che insieme ad altri nove fratelli conventuali, minori e cappuccini partì dalla tomba del Serafico Padre ad Assisi venerdì 6 marzo 2015 per arrivare il 13 marzo, in piazza san Pietro a Roma e festeggiare il secondo anniversario del pontificato di Jorge Mario Bergoglio.
Nel video trasmesso durante l’Incontro, fra’ Janez racconta di quel pellegrinaggio compiuto per dichiarare il desiderio di camminare insieme, a dispetto della differenza cromatica dei loro abiti religiosi.
Questi frati, provenienti da ogni parte del mondo, negli anni si sono chiesti, insieme ai fedeli che lo domandavano loro, se le loro divisioni e le loro differenze tramandate da secoli fossero reali e sostanziali o dipendessero solo dal colore del saio.
La Via di Francesco è il primo importante passo in questa riflessione a cui seguirà due anni dopo, nel 2017, durante il Capitolo Generalissimo svoltosi a Foligno, la decisione di instaurare ad Assisi, la nuova comunità interobbedienziale.
Essa prese vita il 6 ottobre 2019 nella chiesa nuova di Assisi e vede assieme Minori, Cappuccini, Conventuali e TOR. Spogliandosi dei vecchi abiti della divisione e del rancore, hanno così provato a spezzare le catene dei pregiudizi e buttare giù i muri del passato costruendo ponti di pace tra di essi come auspicato da Papa Francesco.
In Israele, invece, le divisioni e i rancori hanno portato all’innalzamento di un muro e la pandemia ha reso ancora più difficile la vita in Palestina e nei Paesi confinanti.
Padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, in un altro video, racconta come il Coronavirus abbia reso ancora più drammatica la situazione umanitaria in Siria: dopo dieci anni di guerre, il numero dei cristiani si è ridotto da 2.200.000 a meno di 700.000 e la popolazione flagellata anche dalla pandemia non riceve l’assistenza sanitaria di cui ha bisogno. I frati francescani, sostenuti dalla comunità, aiutano le persone anche economicamente per dar loro la possibilità di acquistare i medicinali che non si trovano in farmacia ma solo sul mercato nero.
In Libano, attraversato da una crisi economica già molto difficile, il 4 agosto 2020 una terribile esplosione a Beirut, ha lasciato 300.000 abitanti senza casa, tra cui anche i frati del convento di San Giuseppe che è stato semidistrutto. Se i giovani della parrocchia si sono immediatamente adoperati per ripulire dalle macerie il convento inagibile, i frati hanno risposto ai bisogni della gente distribuendo beni di prima necessità.
Un patto di mutuo soccorso tra i francescani e la popolazione che continua da secoli e che Pro Terra Sancta si impegna a sostenere.
In Terra Santa molti cristiani vivono e lavorano nell’indotto del pellegrinaggio e del turismo. Betlemme senza pellegrini è una città allo stremo. Attraverso il gruppo caritativo della parrocchia i frati possono donarsi e donare aiuto per i medicinali, generi di prima necessità e alimentari ma anche aiuti per far studiare i bambini e i ragazzi i cui genitori, senza lavoro e senza stipendio, non sono in grado di pagare rette scolastiche.
Papa Francesco ha esortato, nell’enciclica "Fratelli tutti", a prendersi cura l’uno dell’altro: solo così sarà un anno veramente nuovo, quello da poco iniziato. Il prendersi cura dei cristiani di Terra Santa, per i frati, è da sempre una missione unitamente a quella della Custodia dei luoghi di Gesù che si è preso cura dell’uomo. Oltre al prendersi cura economicamente delle situazioni di povertà, essa avviene, da sempre ed anzitutto, sul piano pastorale: prendersi cura significa alimentare la fede.
Il prendersi cura dei cristiani, infine, si realizza sul piano sociale con l’istruzione scolastica, prima di tutto. Proprio in questo difficile periodo, stanno per riaprire delle scuole che erano sono state tolte alla Custodia della Terra Santa in Siria, nel 1967 e restituite nel corso dell’ultimo anno.
A questa bella notizia si aggiunge il ritorno ufficiale della Custodia nella chiesa di San Giovanni Battista a Qasr Al-Yahud, sito sul Giordano, che fa memoria del battesimo ricevuto da Cristo. Un ritorno dopo un’assenza di 54 anni causata dalle conseguenze della Guerra dei Sei Giorni del 1967 che ha visto domenica 10 gennaio i frati celebrare nuovamente l’eucarestia nella chiesa.
Un’area che, secondo gli auspici del presidente dello Stato di Israele, Rivlin, è destinata a diventare il cuore del progetto "Terra dei monasteri". Una barriera, quella del fiume Giordano, una frontiera sorvegliata militarmente, diventerebbe luogo di passaggio tra due realtà con il coinvolgimento di tutti i tre i Paesi: Israele, Palestina e Giordania.
L’arcivescovo Cario - commentando il Vangelo della domenica - ha posto l’accento sul fatto che è importante essere fratelli anche per le due Gorizie e che questa collaborazione tra le fraternità è esempio di collegamento e di collaborazione. In famiglia e nelle parrocchie possiamo dare questa testimonianza: "alle difficoltà del mondo dobbiamo portare speranza e fraternità!"
Il vescovo di Capodistria mons. Bizjak ha fatto pervenire un messaggio di incoraggiamento.
Dopo i ringraziamenti di Raffaella Nardini e l’invito al 15° incontro, seguiva un giro virtuale sulle note di Astro del Ciel nel presepe di Kapela.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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