Gorizia
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"La presenza del Corpo di Cristo nella città"

Giovedì 15 giugno, l’arcivescovo Carlo ha presieduto in cattedrale la solenne liturgia in occasione del Corpus Domini. Al termine si è snodata la processione teoforica che ha raggiunto la chiesa di S. Ignazio dove il presule ha impartito la benedizione eucaristica.
Pubblichiamo i passi centrali dell’omelia di mons. Redaelli.

Parole chiave: arcivescovo Redaelli (3), Corpus Domini (16)
"La presenza del Corpo di Cristo nella città"

Possiamo domandarci: perché solo una volta all’anno compiamo la processione del Corpus Domini? Non potrebbe essere una buona idea passare per le vie della città con l’ostensorio magari tutte le domeniche? E’ solo una questione organizzativa o si tratta di un po’ di pigrizia da parte nostra? Non sarebbe qualcosa di molto efficace per l’evangelizzazione?
Penso sia giusto farci queste domande e cercarne una risposta. La risposta è che in realtà il Signore passa durante tutto l’anno per le strade della nostra città. E lo fa il suo Corpo che è la Chiesa. E la Chiesa, vero Corpo di Cristo, siamo noi: quindi attraverso di noi.
Se celebriamo solo una volta l’anno il Corpus Domini, in particolare con la forma della processione, è per ricordarci che tutto l’anno c’è una presenza del Signore in mezzo alle nostre case. Una presenza che non è garantita dal fatto che qui in città ci sono molte chiese, molti edifici sacri, ma dall’esserci della Chiesa, dei cristiani.
Noi veniamo in Chiesa la domenica - ce lo siamo detti più volte durante quest’anno -, noi partecipiamo all’Eucaristia, ci nutriamo di Lui, per essere il suo Corpo, per essere la sua presenza nella vita quotidiana, nei giorni feriali. Come è possibile questo? Lo è se appunto ci nutriamo del Signore. Perché chi si nutre di Lui vive per Lui - come ci ha detto Gesù nel Vangelo -: "colui che mangia me vivrà per me". Vive quindi una vita cristiana sostenuta dalla grazia del Signore. Non dobbiamo infatti dimenticare che prima ancora di testimoniare agli altri la nostra fede, noi abbiamo bisogno di vivere da cristiani, di essere continuamente evangelizzati, nutriti - come dice la prima lettura - da tutto ciò che "esce dalla bocca del Signore", nutriti quindi dalla sua Parola, nutriti dal sacramento dell’Eucaristia, nutriti dal sostegno che ci viene dalla Chiesa stessa. E così possiamo vivere da cristiani, vivere per il Signore non soltanto a causa del Signore o sostenuti dal Signore, ma finalizzando la nostra vita al Signore, vivendo con Lui e come Lui nella realtà di ogni giorno.
A questo punto dobbiamo domandarci se davvero ci nutriamo così del Signore e se poi concretamente viviamo il rapporto con Lui nella dimensione feriale. Ci sono alcune domande che è utile rivolgere a noi stessi. Domande molto semplici. Anzitutto che riguardano il nostro nutrirci del Signore. Chiediamoci se la relazione con la Parola di Dio, con il Vangelo è per noi qualcosa di quotidiano. Se il riferimento all’Eucaristia domenicale è solo qualcosa che si aggiunge alla nostra vita o è fondamentale. Più radicalmente dobbiamo interrogarci - l’ho ripetuto in diverse occasioni in quest’anno pastorale - se davvero l’essere cristiani è la cosa più preziosa che abbiamo, se è ciò che ci sta a cuore, più a cuore di tutto il resto.
Dobbiamo poi verificarci sul versante della nostra vita quotidiana, della nostra testimonianza. Anche qui possiamo farci delle semplici domande. Per esempio: i nostri colleghi di lavoro, i compagni di studio, i nostri amici, le persone con cui siamo in relazione sanno che siamo cristiani, che andiamo a Messa alla domenica? E non tanto perché lo esibiamo in qualche maniera, ma perché è qualcosa che fa parte della nostra vita e che quindi non è sconosciuto agli altri come sanno tante altre nostre caratteristiche, le nostre idee, i nostri ideali, tante cose che ci piacciono, tante altre che ci preoccupano.
Ancora possiamo domandarci: la nostra vita - pur con i nostri limiti e i nostri peccati - testimonia come "stile" il nostro essere cristiani? Perché l’essere cristiani non è fatto di qualche momento, di qualche celebrazione, ma è uno stile di vita. Uno stile nelle relazioni, uno stile nell’uso delle cose, uno stile nelle priorità da dare alle diverse realtà (per esempio circa il tempo, le risorse disponibili, le iniziative, ecc.), uno stile nel riconoscere importanza alle persone nella loro dignità.
Occorre poi allargare il nostro interrogarci alla comunità cristiana. La questione non è solo se come singoli, ma se come comunità cristiana siamo una presenza significativa che testimonia il Signore, se siamo davvero il Corpo visibile di Cristo in questa nostra città. Qui a Gorizia la comunità cristiana è evangelica? O si adegua facilmente alle mode, al pensano tutti così, al fanno tutti così…? O invece sa comunque elaborare al proprio interno e proporre all’esterno un discernimento, un giudizio sulla realtà che viviamo, una proposta di un itinerario possibile per il bene di tutti? Qual è il suo stile di vita - perché anche una comunità ha un suo stile di vita… - nell’impiegare il tempo, nell’usare le risorse, nell’essere attenta agli ultimi?
Vorrei allora che la festa di oggi, la processione di stasera non fosse qualcosa di occasionale che capita una volta l’anno, ma ci aiutasse a essere come singoli cristiani e come comunità la presenza del Corpo di Cristo nella nostra città. Sempre, ogni giorno.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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