Gorizia
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La forza della determinazione

Intervista a Maria Chiara Coco, prima laureata in regione affetta da Sindrome di Down

La forza della determinazione

Maria Chiara Coco, giovane goriziana, si è da poco laureata con lode all’Università di Udine in Storia dell’Arte antica e Letteratura latina con una tesi su "Priamo e Tisbe in Ovidio: immagini e parole".
La scrittura è anche una delle sue passioni, ha un blog (dellapoesiaealtro.it), ha all’attivo alcune pubblicazioni e con le sue poesie ha saputo emergere in numerosi concorsi nazionali.
Come tanti studenti che stanno affrontando le sessioni di laurea in questi giorni di emergenza sanitaria, con tutte le restrizioni dovute al contenimento del Covid - 19, anche Maria Chiara ha effettuato la sua discussione on - line, in collegamento video con l’intera commissione, ma anche supportata, sempre in via multimediale, dal calore di tanti amici e parenti.
Ma Maria Chiara è anche la prima laureata in regione affetta da Sindrome di Down. Un percorso a volte complicato, che la ragazza ha saputo scalare con determinazione, dimostrando davvero come, con forza e tenacia, credendo nelle proprie capacità e nelle proprie ambizioni, tutto sia possibile.

Innanzitutto complimenti dottoressa! I più cari auguri per questo tuo traguardo. Partiamo proprio da questo, come ti senti ora a tesi finita e dissertazione effettuata (con risultati ottimi)? Che emozioni hai provato quando ti è stato comunicato il voto finale?
Felice traguardo il mio, sempre sognato fin dai primi anni di scuola e perseguito con tenace resilienza quando la scuola superiore dava poco credito alle mie capacità.
Studiare è sempre stata la mia passione, perché la mente spazia in regioni da esplorare con lo spirito curioso proprio dell’uomo.
Come si può facilmente immaginare, il momento della proclamazione è stato molto emozionante e mi ha dato grande felicità.
Trovo doveroso ringraziare i docenti dell’Università di Udine e particolarmente i due relatori per la loro disponibilità.

Come tanti laureandi di queste settimane, anche tu hai dovuto effettuare la presentazione della tua tesi on - line. Com’è andata? Ti sentivi agitata da questa novità?
La discussione che immaginavo nella modalità tradizionale, in una grande aula davanti alla commissione, con alle spalle un silenzioso gruppo di parenti e amici per festeggiarmi si è svolta invece on line, dal salotto di casa.
Vedere i professori sullo schermo del computer e il mio viso in un riquadro piccolo dava alla situazione un aspetto surreale, ma genuina era l’emozione di una cerimonia comunque ufficiale.
La tecnologia ha però permesso a tanti studenti come me di concludere in questo modo un ciclo di studi e io posso dire di essere stata fortunata perché avevo un folto gruppo di persone che hanno potuto collegarsi e seguire in diretta.

Da dove nasce l’ispirazione per l’argomento che hai scelto per la tua tesi? È stato un percorso lungo quello che ti ha portato all’elaborato finale? Quanto tempo ti ha richiesto?
Già da bambina il mondo antico mi affascinava, per i valori culturali che sono la base della nostra civiltà.
I molti miti delle Metamorfosi di Ovidio raccontano le origini del mondo e lo stretto legame tra mondo naturale e dimensione fantastica.
Il mito che ho scelto racconta la triste storia di due giovani che non possono vivere uno senza l’altra, una vicenda carica di drammaticità che ha ispirato molte storie simili, una fra tutte Romeo e Giulietta.
Questo mito mi ha affascinato fin dal primo incontro con i due protagonisti, durante un laboratorio teatrale transfrontaliero che aveva visto noi partecipanti lavorare all’allestimento di uno spettacolo tratto da "A Midsummer Night’s Dream" di William Shakespeare.
In questa commedia, con l’espediente del teatro nel teatro, si rappresenta il dramma di Piramo e Tisbe, diventati il simbolo di un amore eterno, che supera ogni ostacolo terreno e che la morte suggella in unione infinita.
Mi attraeva l’idea che, grazie all’amore, la morte soccombe alla vita.
Oltre all’aspetto letterario, in cui mi sono soffermata nell’analisi dei versi di Ovidio, che non possono non conquistare per l’eleganza dello stile, ho commentato alcune testimonianze iconografiche antiche che illustrano il mito scelto.
La stesura della tesi mi ha richiesto alcuni mesi, perché man mano che procedevo nel lavoro scoprivo nuovi articoli, nuovi saggi, che mi davano la possibilità di addentrarmi nell’argomento.

Parliamo ora di una delle tue passioni, la scrittura, che esprimi anche attraverso la poesia e che ti ha portato a grandi soddisfazioni e riconoscimenti. Quando hai iniziato ad avvicinarti a questa forma d’arte? C’è qualche autore o qualche argomento in particolare che per te è fonte d’ispirazione?
Da bambina non riuscivo a parlare e tutto il carico delle emozioni restava compresso dentro di me senza che potessi esprimermi a voce, dandomi una sensazione di grande disagio.
La distanza fra me e gli altri, che normalmente è riempita dal linguaggio, nel mio caso sembrava incolmabile, finché ho avuto la fortuna di iniziare a usare la tecnica della Comunicazione Facilitata Alfabetica, che mi ha permesso di esprimere il mio mondo interiore attraverso una tastiera.
Che sollievo poter comunicare e far capire agli altri che la mia mente funzionava!
La prima poesia l’ho scritta a otto anni, ho sentito subito che questa forma d’arte era il modo privilegiato per esternare le mie sensazioni. Il poeta che ho sempre trovato affine alla mia sensibilità è Giuseppe Ungaretti, con i suoi versi asciutti che vanno al cuore delle cose.
Naturalmente ho letto le opere di molti altri poeti, ma il mio mentore resta sempre Ungaretti.

Tu, con la tua determinazione e il tuo esserti concentrata sullo studio, sul tuo obiettivo, sei un vero esempio per tutti gli studenti. Cosa vorresti dire a loro, in special modo a quelli che si trovano a dover - purtroppo ancora oggi - affrontare problematiche in un sistema scolastico non sempre pienamente preparato a supportare gli studenti con difficoltà o disabilità?
Da sempre ricordo di aver avuto una grande voglia di imparare cose nuove, a cui lo studio poteva dare una risposta.
Non mi sento un esempio, solo non mi sono lasciata fermare dalla resistenza delle istituzioni a darmi delle chances e il mio carattere determinato ha dovuto rinforzarsi.
Sono anche stata sostenuta da una eccezionale famiglia che ho sempre avuto al mio fianco.
Con la mia laurea spero di aver dato un contributo alla battaglia civile del riconoscimento del diritto allo studio che troppo spesso ragazzi con disabilità si vedono negato.
Sono assolutamente convinta che la scuola può diventare luogo dove tutti trovano il giusto riconoscimento.   

Guardiamo al futuro: cosa ti piacerebbe fare ora che ti sei laureata? Hai qualche sogno nel cassetto, o magari hai già iniziato un percorso verso qualche nuovo obiettivo?
La mia intenzione è di proseguire gli studi universitari, infatti sto già seguendo alcuni corsi magistrali on line.
Mi piacerebbe approfondire i miei interessi e intraprendere una carriera in cui scrivere articoli o saggi possa darmi la possibilità di affrontare tematiche stimolanti.
Il sogno nel cassetto che per tanti anni ho accarezzato in parte si è realizzato, vorrei dire a chi affronta chiusure e pregiudizi di non arrendersi mai.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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