Gorizia
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Il futuro passa per la logistica

Dallo scorso 1 luglio la goriziana Laura Fasiolo è membro del Senato d’Italia, diventando così - con Brandolin e Maran - il terzo senatore proveniente dal Friuli Venezia Giulia. L’abbiamo incontrata e con lei abbiamo parlato della situazione della nostra città, soprattutto per quanto riguarda il piano logistico, delle carceri - tema che, come confermato da lei, l’ha toccata molto da un punto di vista emotivo - e anche del futuro dell’agricoltura nazionale, essendo lei membro della Commissione Permanente per Agricoltura e Produzione Agroalimentare.

Parole chiave: Laura Fasiolo (1), logistica (1), Isontino (4), agricoltura (17), carcere (25)

Senatrice Fasiolo, Gorizia si caratterizza da sempre come città "di confine". Se un tempo questo divideva, oggi può rappresentare una linea di cooperazione con il nostro vicino. Quali quindi a suo avviso i nodi focali sulla linea di confine? Quali gli elementi che vanno potenziati?
Salvare e potenziare la Transalpina significa salvare e potenziare la rotaia italiana e dell’area Isontina, Giuliana, Triestina. Sostengo convintamente la petizione, venuta dal Comitato "Salviamo la Transalpina", poiché il patrimonio ferroviario del Friuli Venezia Giulia è risorsa storica preziosa della rete nazionale e internazionale. Il 1° Aprile 2014 il Piccolo di Trieste annunciava la chiusura della "Transalpina" Trieste Campo Marzio - Opicina fino al 2016, ma i volontari del Museo Ferroviario di Trieste Campo Marzio, già il 15 Maggio, lanciavano la petizione.
Il 7 Luglio , dopo un incontro di vertice a Roma tra Ferrovie dello Stato e Regione Friuli Venezia Giulia, i Presidenti italiano e sloveno - Napolitano e Pahor -, nella Piazza della Transalpina di Gorizia/Nova Gorica festeggiavano la riapertura dell’omonima linea ferroviaria, un’apertura che durò assai poco, perché oggi la Transalpina dell’area triestina è ancora chiusa.
FsI - Trenitalia e Ferrovie Italiane dello Stato sembrano poco interessate allo sviluppo della rete ferroviaria in quest’area del Friuli Venezia Giulia, alla mission del "trasporto di persone e cose" a livello europeo (1905). FsI e Trenitalia devono essere fortemente coinvolti, così pure Stato, Regione e Europa, attraverso lo strumento straordinario di cui oggi disponiamo, il GECT - Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriali, che potrà attrarre finanziamenti importanti.
Rilanciare la Transalpina assume un significato che oggi va "oltre": significa anche completare il collegamento tra la rete italiana e quella slovena, raccordando Gorizia e Nova Gorica, con direzione Monfalcone in territorio italiano e Sezana, in territorio sloveno.
La mancata realizzazione delle due lunette/raccordi ferroviari di ammodernamento e potenziamento delle strutture ferroviarie in una visione di sistema, mortifica lo sviluppo economico e turistico dell’area. Il sistema ferrovia, autoporto SDAG, linee slovene che si sviluppano dalla contigua stazione di Vrtojba, dovrebbe creare legami di interesse transnazionale e di livello locale. Aumentare la cooperazione, l’intermodalità, vitalizzare i servizi, è dunque una priorità.
I collegamenti porto, linee ferroviarie e stradali e scali aeroportuali di primo livello (Ronchi, Marco Polo Tesséra, Lubiana), ed anche minori ( l’aeroporto di Merna) migliorerebbe la mobilità, aumenterebbe la competitività, con ricadute sulla crescita. Ma con i se e con i condizionali non si cambia verso.
La Transalpina rappresenta una rinnovata occasione, un primo passo per affrontare anche altre zone d’ombra su cui deve imporsi la logica del "fare" concreto. Esprimo sin d’ora il mio impegno anche su questo settore, strategico per il Nordest.
Lei è membro della Commissione Permanente per l’Agricoltura e la Produzione Agroalimentare al Senato. Quali i prossimi passi? Quali inoltre le sfide che l’Europa ci propone?
Con il Collegato Agricoltura che abbiamo concluso in Commissione, e che andrà in Aula - quindi il disegno di legge sull’Agricoltura sociale - si pongono obiettivi molto importanti: innanzitutto eliminare la burocrazia e il cartaceo, semplificare e innovare, favorendo le aziende agricole in modo molto significativo. 700mila piccole imprese potranno inoltrare la domanda PAC - Politica Agricola Comunitaria on line, tramite schede precompilate; tutte le domande di aiuto avranno risposta con sei mesi di anticipo.
Si prevede inoltre l’Anagrafe delle aziende agricole, un solo Fascicolo Aziendale. Le imprese faranno una sola dichiarazione, che sarà condivisa tra amministrazioni (il 50% di dati in meno rispetto ad oggi).
Meno burocrazia quindi, più semplificazione e maggiore efficienza dei controlli, oggi continui, scoordinati, poco efficaci.
Il "Piano Agricoltura 2.0" permette di ripartire con un agroalimentare competitivo, con una Banca dei certificati on line e con un risparmio di circa 25 chili di carta per azienda. Il "Piano" è un altro importante passo che va nella direzione di una Amministrazione al servizio degli agricoltori.
Oltre ai vari emendamenti che ho condiviso e presentato con vari colleghi, ho presentato un ordine del giorno sui prodotti tipici di nicchia, tradizionali, sino ad oggi esclusi dal marchio "Made in Italy" ed europeo. L’ordine del giorno ha incontrato il parere favorevole del Governo, che intende valorizzare in modo particolare il "Made in Italy".
La valorizzazione dell’agricoltura sociale è stata una scelta governativa importante, attenta al welfare. Questo settore godrà di particolari agevolazioni: vi troveranno spazio disabili, situazioni di disagio sociale, inserimenti o reinserimenti lavorativi di varia tipologia. Ritengo però piuttosto elevata la soglia di guadagno richiesta per rientrare a far parte di questa tipologia aziendale; il testo è attualmente ancora in discussione in Commissione.
Non dimentichiamo che questo settore è importantissimo per il nostro prodotto interno lordo e rappresenta il futuro per i nostri figli. Oggi è gettonato da molti giovani, perlopiù laureati, che si rivolgono a questo settore per fare impresa. La nostra terra, la nostra agricoltura e gastronomia, maltempo permettendo, è una delle prime risorse del Paese e rappresenterà sempre di più una risorsa.
Lei si è molto interessata anche ad una panoramica delle carceri, in particolare quella della "sua" Gorizia. Attualmente qual è la situazione? Quale soprattutto l’emergenza più immediata sulla quale lei desidererebbe porre l’attenzione e che misure suggerirebbe?
Sì, ho visitato il carcere. Il primo impatto è stato molto duro sul piano emotivo. Ho incontrato personale davvero professionale ed umano, ma la struttura chiusa, misera, priva di stimoli è davvero soffocante, deprimente.
Il decreto legge Carceri n.92 (il cosiddetto "svuota carceri"), approvato il 1° agosto con conferma della fiducia, intende alleggerire il sovraffollamento delle carceri e completa il "pacchetto giustizia", in risposta alla sentenza Torreggiani della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia per la situazione degli istituti di pena.
Il decreto legge 92 prevede misure risarcitorie per i detenuti che abbiano subito un trattamento inumano in carcere (violazione dell’art.3 della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti fondamentali), il che comporta la riduzione della pena detentiva (abbuono di un giorno ogni dieci trascorsi in celle sovraffollate) o l’indennizzo di 8 euro per ciascun giorno. La richiesta può essere inoltrata anche entro sei mesi dalla fine della detenzione. Si prevede inoltre una stretta sul carcere preventivo, con la possibilità in caso di pena non superiore ai 3 anni, di arresti domiciliari, salvi i casi di elevata pericolosità sociale, quali lo stalking, maltrattamento in famiglia, mafia, terrorismo, rapina, estorsione o mancanza di luogo idoneo per i domiciliari. Nel caso di trasgressione dei domiciliari, è previsto il rientro in carcere.
Vengono poi previsti dei benefici ai minori e agli "under 25": per un ragazzo che debba espiare una pena dopo i 18 anni per un reato commesso prima dei 18, le pene detentive o alternative o le misure cautelari faranno riferimento alla disciplina dei procedimenti minorili e fino ai 25 anni, sempre ché il giudice non ritenga il soggetto pericoloso.
Chi lascia il carcere per i domiciliari, salve esigenze  processuali o di sicurezza, lo farà senza scorta.
Sono previsti poi più magistrati di sorveglianza, tra i quali anche i giudici di prima nomina, e più agenti penitenziari.
Io spero che il Carcere diventi più confortevole e a misura d’uomo. Un plauso va alla competenza e all’umanità di chi lavora tante ore in un ambiente così complesso e alle associazioni che si mettono al servizio degli ultimi. Mi sono data da fare per sollecitare il Ministero competente a finanziare il secondo lotto dei lavorio di ristrutturazione della Casa Circondariale di Gorizia e per il finanziamento dei lavori per il Tribunale. Speriamo bene.

Il futuro passa per la logistica
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