Gorizia
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Gli "inesperti del disinnesco"

Le indagini sulla forte esplosione sentita in tutta la città nello scorso mese di dicembre, hanno portato alla scoperta di uno scenario inatteso

Parole chiave: ordigno (1), disinnesco (1), Prima Guerra Mondiale (92)
Gli "inesperti del disinnesco"

Un fortissimo boato, tanto forte da far tremare le finestre delle case anche ad alcune centinaia di metri, seguito da un crepitio e dall’innalzarsi di una densa colonna di fumo nero. Non si tratta della descrizione di una zona bellica e nemmeno di un film di guerra, ma dello scenario che lo scorso 10 dicembre ha coinvolto la zona di Sant’Andrea a Gorizia.
Un episodio che aveva profondamente turbato tutta la città, dal momento che l’esplosione si era sentita nitidamente anche a diversi chilometri di distanza dal luogo dell’avvenimento e che solo per una fortunata serie di coincidenze non ha causato né danni né - soprattutto - vittime.
Non una scena di guerra quindi, ma che a questa strettamente si collega: il "botto" è infatti stato causato da una granata calibro 149 "prolungata": un vero e proprio ordigno, risalente alla Prima Guerra mondiale che, nonostante siano passati 100 anni da quell’avvenimento, era ancora perfettamente funzionante e quindi in grado di uccidere.
A confermare tutto ciò il dottor Claudio Culot, dirigente della Squadra Mobile di Gorizia, al termine di approfondite indagini che hanno visto gli uomini della Polizia di Stato impegnati in rilievi sull’area luogo del crimine, nell’analisi di immagini da telecamere a circuito chiuso, sopralluoghi, raccolta di testimonianze e rilevazione di tracciati telefonici, che hanno potuto stabilire chi si trovasse in quel luogo a provocare l’esplosione, inoltrando la denuncia alla Procura della Repubblica.
Gli artefici rischiano ora fino a 8 anni di carcere per detenzione di ordigni bellici.
"Inizialmente si pensava che l’esplosione fosse accaduta all’interno della ditta Coveme - ha spiegato il dottor Culot - dal momento che alcuni testimoni avevano notato la colonna di fumo nero salire da quella zona, ma l’impianto industriale non era la causa di ciò. Si pensò quindi all’esplosione di un grosso petardo, vista anche la vicinanza con le festività natalizie e dell’ultimo dell’anno, o comunque di una "ragazzata", ma le indagini dei giorni successivi portarono ad escludere tutto ciò". I segni di lesione rilevati su alcuni alberi ad alto fusto, il ritrovamento di una pesante barra metallica contorta, dal peso di 2,2 chili, trovata conficcata sul tetto della Coveme e la consegna da parte di un abitante di Sant’Andrea di una grossa e pesante scheggia metallica che aveva colpito la sua auto posteggiata a diverse centinaia di metri dalla zona, erano tutti dettagli riconducibili all’esplosione di un ordigno bellico.
Si è passati così al sequestro giudiziario di un’area recintata nei pressi dello stabilimento, dove gli esperti del III Reggimento Genio Guastatori di Udine hanno ritrovato oltre 70 residuati bellici ammassati alla rinfusa, già svuotati e disinnescati, pronti per essere immessi sul fiorente mercato dei collezionisti, dove i pezzi più rari possono raggiungere anche il prezzo di 6.000 euro. Accanto a questi residuati, è stato trovato anche il vero e proprio punto dell’esplosione: un cratere, sul quale era stata appoggiata una lamiera e su questa adagiato un pesante bidone (reperto della II Guerra Mondiale), all’interno del quale era stata posta la granata - alla quale, attraverso un’operazione pericolosissima, era già stata smontata con una smerigliatrice l’ogiva per poter accedere al "bicchiere di granata" -. "Dopo aver allestito questa struttura - ha chiarito Culot - è stato acceso un fuoco all’interno del bidone, operazione piuttosto comune tra questi fantomatici "esperti" del disinnesco; in genere il fuoco si consuma senza particolari conseguenze, ma qui è successo l’inatteso: i gas non si sono consumati e la bomba è esplosa, provocando numerosissime schegge che solo per un colpo di fortuna non hanno causato danni a cose o persone. Voglio davvero sottolineare come questa sia un’azione pericolosissima se fatta da chi non ha esperienza, perché mette realmente a repentaglio la vita delle persone. Lì vicino ci sono abitazioni e stabilimenti industriali e quelle che si propagano sono schegge letali dall’inizio alla fine della loro traiettoria: avremmo potuto avere dei morti".

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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