Cormons - Gradisca d'Isonzo
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La Pasqua di cento anni fa tra i soldati al fronte

Mostra curata dall’Associazione cormonese Austria sulle immagini dei fanti del Litorale austriaco

La Pasqua di cento anni fa tra i soldati al fronte

La guerra non è solo morte, ma anche vita. Vita quotidiana affrontata dai soldati al fronte tra una battaglia e l’altra. E di questo racconta, attraverso un centinaio di fotografie, molte delle quali inedite, la mostra "Fronte di Galizia, momenti di vita dei nostri soldati", che la Società Cormonese Austria presenta nella sua sala espositiva di via Matteotti 14, a Cormòns.
È la decima rassegna che, in occasione del centenario della prima guerra mondiale, viene proposta quale doveroso ricordo dei nostri conterranei coinvolti nei cinque anni del conflitto. Vengono presentate immagini dei soldati della Contea di Gorizia, impegnati sul fronte orientale di Galizia, Carpazi e Bukowina, dall’agosto 1914 al novembre 1918. Soldati che, come è noto nell’agosto 1914 hanno dovuto rispondere alla chiamata alle armi imposta dall’Austria-Ungheria che aveva dichiarato guerra alla Serbia. E da allora non hanno fatto ritorno che a guerra finita. Quasi cinque anni e mezzo in quelle terre così lontane e fino allora sconosciute.
Una lunga guerra, che pur essendo stata una tragedia, nei momenti di tregua al fronte ha significato anche vita dove i soldati ridiventano persone condividono le tradizioni locali e vivono assieme alla popolazione della Galizia l’incertezza di un futuro. L’impegno nei vari lavori e servizi ma anche i divertimenti e tempo libero nelle retrovie. D’estate il bagno nei laghetti e d’inverno pattinare sugli stessi quando erano ghiacciati. Il ritrovarsi con un bicchiere di vino o di birra in mano tra persone provenienti dagli stessi paesi e rallegrarsi al suono di qualche strumento musicale. Frequentare e socializzare con la popolazione locale. Festeggiare la Pasqua anche se ortodossa. L’organizzazione della sanità. Il dentista al campo che opera con un trapano a pedale, senza anestesia. Il Pope che visita i feriti di religione ortodossa. L’organizzazione per nutrire le migliaia di soldati. La trebbiatura del grano, i lavori in segheria e la costruzione di baracche e il rifacimento di ponti distrutti. I trasporti ferroviari e i soldati festanti nei vagoni quando partivano per la licenza e meno festanti quando ritornavano ai loro reparti colmi di pacchi e regali.
Distogliersi dalla realtà leggendo la posta arrivata da casa e rispondere nei momenti di pausa. La mostra è un doveroso ricordo non solo per coloro che non sono tornati e sono rimasti nelle centinaia di cimiteri sparsi da Leopoli al fiume Sereth. Ma vuol essere anche un riconoscimento per coloro che hanno conosciuto il gelo invernale ed il clima torrido estivo, i campi di prigionia russi dislocati dalla Siberia a Tasken e che hanno fatto ritorno circumnavigando il globo terreste. La mostra si può visitare ogni giorno dalle 10 alle 19.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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