Cormons - Gradisca d'Isonzo
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I santi Pietro e Paolo nell'affresco di Sant'Apollonia

Dopo quella di San Giovanni parliamo questa settimana di un’altra chiesetta che appartiene alla storia di Cormòns, quella di Santa Maria popolarmente conosciuta come di Sant’Apollonia.

Parole chiave: Chiesa di Sant'Apollonia (1), affresco (2)
I santi Pietro e Paolo nell'affresco di Sant'Apollonia

Lo spunto ci viene anche questa volta da una celebrazione liturgica ospitata nella piccola chiesa: la parrocchia infatti ha scelto questo sito per celebrare la festività dei santi Pietro e Paolo. Una decisione nata perché negli affreschi dell’abside, che ci sono stati tramandato fino a noi, tra i vari santi, appaiono anche Pietro e Paolo rappresentati con i loro simboli: le chiavi per Pietro, la spada per Paolo. La messa è stata accompagnata dalla corale Sant’Adalberto che al termine, quale omaggio per l’onomastico del parroco, ha cantato Madonnina del mare.
La chiesa di Sant’Apollonia si trova non molto distante da quella di San Giovanni, sempre sulla strada comunale che da Cormòns conduce e Brazzano, ai piedi del Quarin. Di origini alto-medievali, il primo documento che cita Santa Maria porta la data del 1319 quando venne stipulato un atto in una via pubblica presso la cortina di Santa Maria. Anche attorno a questa chiesa vi era una centa, oggi in parte demolita. La struttura attuale è di stampo quattrocentesco, mentre l’abside dovrebbe risalire al secolo XII. La facciata presenta una porta ad ogiva, un  rosone e un campanile a vela con due bifore campanarie. Ben poco si sa delle origine della chiesa e alcuni studiosi ritengono che fosse l’antica pieve di Cormòns precedente a quella di Sant’Adalberto.
Rispetto a San Giovanni, Sant’Apollonia offre al visitatore la vista dai maggiori affreschi anche se parte di quelli del catino absidale sono andati perduti. La chiesa, che un tempo era di proprietà della famiglia Cipriani e oggi è della parrocchia, nell’ultimo secolo è stata abbandonata e utilizzata per vari scopi non certamente religiosi. Durante la prima guerra mondiale, come cita Pre’ Falzari in "Chiese di Cormòns", i soldati dell’esercito italiano la utilizzarono come rimessa. Negli anni successivi è stata ridotta anche a fienile. L’incuria e le infiltrazioni dal tetto hanno provocato i danni maggiori agli affreschi, che erano stati restaurati una prima volta per interessamento di Antonio Morassi, sovrintendente dei beni artistici del Friuli Venezia Giulia dal 1920 al 1925.
La chiesa rischiava di divenire un rudere se nei primi anni ’70 l’intervento di Italia Nostra non avesse portato a un primo intervento di ristrutturazione completato dopo il terremoto del 1976 dalla Sovrintendenza regionale ai beni artistici.
Sono quasi tutti conservati gli affreschi dell’arco santo sul cui frontone è rappresentato Dio Padre benedicente attorniato dagli angeli. Tra i dipinti un’Annunciazione, i santi Sebastiano e Rocco, pitture realizzate, secondo quanto riporta una scritta, da un certo Jaronimo nel 1518. Alla sinistra del pilastro dell’arco vi è un altro San Sebastiano, dipinto da Domenico Graffico del 1574.
Il pezzo più pregiato che era conservato nella chiesa di Sant’Apollonia e una Madonna con il Bambino, scultura in legno opera di Domenico Mioni detto Domenico da Tolmezzo. E’ stata realizzata nel 1485 e faceva parte dell’ancona che era collocata sull’altare della chiesa. La statua, dopo un recente restauro estetico che ha riportato al colore carneo originale, si trova al Museo d’arte sacra della parrocchia di Cormòns.

I santi Pietro e Paolo nell'affresco di Sant'Apollonia
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