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I nomi e le storie riaffiorano da luoghi lontani

La ricerca ha portato alla scoperta di uomini che sono stati sepolti vicino agli stessi luoghi della morte; uomini di cui non si sapeva nulla e che si credeva fossero caduti  in lontane steppe della Galizia

Parole chiave: tomba (1), Prima Guerra Mondiale (96), sepoltura (3), soldato (6), disperso (2)
I nomi e le storie riaffiorano da luoghi lontani

Nell’ambito delle iniziative intraprese per poter ancora di più approfondire la conoscenza sui militari delle nostre terre caduti durante il primo conflitto mondiale, è stata organizzata una nuova uscita.
Questo quarto appuntamento ha avuto come meta zone non lontane al confine austriaco, al di là delle Alpi per poter ancora una volta ricercare con interesse storie troppo a lungo dimenticate.
Dario Kenda, Giorgio Milocco, Stefano Perini, assieme a Renato Tuniz, grazie all’interessamento degli alpini in congedo che sono stati sollecitati in tal senso da chi scrive, hanno potuto anche in questa occasione soffermarsi su luoghi di una intensità molto profonda e che interrogano sulla tragedia che hanno vissuto coloro i quali sono stati chiamati a difendere i propri confini, sia da una parte che dall’altra.
Luoghi immersi in una natura deliziosa tra cime incantate dove hanno perso la vita molti soldati tante volte particolarmente sfortunati perché caduti per cause dovute alla natura come le valanghe, le frane di materiale lapideo o quant’altro e comunque non nel corso dei classici combattimenti.
Uomini che sono stati sepolti vicino agli stessi luoghi dove hanno trovato la morte; uomini di cui non si sapeva nulla e che si credeva fossero caduti  in lontane steppe della Galizia magari nel 1914; uomini le cui tracce erano state perse anche dalle rispettive loro famiglie.
E’ il caso per esempio già segnalato sulle pagine di questo settimanale di Francesco Godeas che era figlio di Giovanni e di Zulian Elisabetta, venuto alla luce a Medea il 4 gennaio del 1878; grazie all’interessamento del Sindaco del paese, Igor Godeas (che chi scrive ha avuto modo di contattare direttamente) è stato possibile rintracciare la famiglia.
I suoi discendenti ignoravano completamente il luogo di sepoltura.
Soldati delle nostre terre che non tornarono più a casa e che spesso lasciavano anche figli oltre alle mogli magari sposate poco prima di partire per il fronte.
Nel caso di Francesco, gli orfani sono stati quattro, quattro figli che poi hanno vissuto - senza nulla sapere del destino del proprio padre - con un tutore, Giuseppe Godeas, loro zio paterno.
Uomini per i quali merita dedicare del tempo perché per troppo tempo dimenticati.
Ed è in quest’ottica che si vorrebbe portare alla luce questi singoli casi e che si sta lavorando affinchè si possano effettuare le ricerche storiche per i caduti dei nostri paesi, come ad esempio Medea, dove si potrebbe dare alle stampe una pubblicazione che possa fare luce sui tanti partiti per il fronte e soprattutto per i tanti che non sono tornati.
Proprio per Medea è interessante osservare che ci troviamo dinanzi ad percentuale alta di coloro che non tornarono, raffrontata ai richiamati al fronte provenienti dal paese.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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