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È tornata a farsi sentire la voce delle campane

Sistemate dopo il guasto causato da un fulmine

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È tornata a farsi sentire la voce delle campane

Nei giorni scorsi hanno ripreso finalmente a suonare le campane della chiesa parrocchiale di Capriva: erano rimaste mute in queste settimane a causa di un fulmine che aveva colpito la torre nel giorno delle ceneri.
Ne abbiamo parlato con don Maurizio Qualizza, amministratore parrocchiale di Capriva e Moraro.

Don Maurizio, suonano di nuovo le campane di Capriva?
Sì, finalmente! Dal giorno delle Ceneri, dopo due settimane da quell’incredibile fulmine che ha fatto tanti danni. In questo periodo, da quello che ho dedotto ascoltando alcune persone, forse si sta riscoprendo il valore del tempo ritmato anche dai sacri bronzi.  
Talvolta si sentono, da più parti, lamentele per il fastidio procurato dal loro suono, perfino denunce, ma quando poi mancano, un paese una comunità sono in un certo senso morti. Particolarmente in questo tempo di "coprifuoco", per il coronavirus, che ha limitato molto la nostra libertà di movimento e imbastito tanti pensieri nella nostra mente, il loro suono trasmetteva un po’ di serenità.
In fondo, esse, non solo servono a "chiamare" i fedeli alle celebrazioni liturgiche, ma soprattutto il loro suono scandisce i vari momenti della vita della comunità. Mi piace ricordare come, nei Promessi Sposi, il Manzoni non a caso sottolinei, descrivendo la conversione dell’Innominato, il fatto che le campane che risuonavano nella Valle, diventino stimolo anche per lui ad andare incontro al cardinal Borromeo, diventano un segno che lo chiama a non indugiare più e a prendere la decisione di fare un passo concreto nella sua conversione. In questi giorni ho pensato che questo prolungato silenzio sia stato anche un simbolo concreto di ciò che stiamo tutti vivendo, di come le campane abbiano avuto il loro momento di silenzio, di non presenza, di quarantena...
Ma i periodi sono solo periodi e passano.... Esse ci dicono che vogliono risuonare, per Capriva, come un alleluia pasquale anticipato, annuncio di una Pasqua che comunque arriverà, al di là anche dei nostri calendari ecclesiastici, se si dovessero prolungare il blocco, la quarantena, perché la Pasqua può  esplodere nel cuore di ciascuno di noi, non può  essere imbavagliata, non si lascia bloccare da muri di contenimento... Cristo risorge per ricordarci che l’Amore è  più  forte di tutto, perfino della morte.
E se non dovessimo poter celebrare comunitariamente la Pasqua, le campane, col loro squillare a festa, ci ricorderanno che, anche chiusi in casa, non siamo separati, soli, ma Cristo ci tiene tutti uniti col suo Amore, e con la sua Misericordia e, con la sua Risurrezione, che brilla come una speranza di salvezza per tutta l’umanità, ci ricorda che siamo chiamati a vivere, con Lui, per sempr

A cosa ha pensato in questi giorni di silenzio?
Tante cose indubbiamente, ma la mia mente é andata a quel ormai lontano 10 dicembre 1994, che avevo quasi dimenticato, quando accompagnai l’arcivescovo Padre Bommarco, a Loreto, ad un indimenticabile incontro per la conclusione della grande preghiera per l’Italia e che vide la presenza di San Giovanni Paolo II il quale convocò tutti i vescovi italiani.
Ricordo la sua voce, convinta, espressione di una grande fede, che specie nella parte finale, rivolgendosi allo Spirito Santo, così diceva: "Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, con fiducia ti invochiamo. Tu che sei maestro interiore svela a noi i pensieri e le vie di Dio. Donaci di guardare le vicende umane con occhi puri e penetranti, di conservare l’eredità di santità e civiltà propria del nostro popolo, di convertirci nella mente e nel cuore per rinnovare la nostra società. Gloria a te, o Spirito Santo che semini i tuoi doni nei nostri cuori…",
Quanto attuale e vera per questi nostri giorni di tribolazione e di apprensione, una grande preghiera per l’Italia e non solo!
Giorni che fanno emergere, dalle pieghe nascoste di un quotidiano che conoscevamo forse non abbastanza, tanto bene, tanta carità, tanta dedizione unita alla professionalità che vanno oltre il dovuto. Penso agli orari impossibili, quasi disumani, di tanti medici e infermieri, per nominare i più chiamati in causa in questo momento, realtà che non dovremo mai dimenticare, perché sono e saranno una delle pagine più luminose della storia del nostro Paese".

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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