Cormons - Gradisca d'Isonzo
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Cormòns: celebrazione nel segno di San Giovanni

Si è rinnovata anche quest’anno la tradizionale ricorrenza di San Giovanni Battista con una messa celebrata nella trecentesca chiesetta dell’omonimo borgo.

Parole chiave: San Giovanni (20), celebrazione (114)
Cormòns: celebrazione nel segno di San Giovanni

Le due campane hanno fatto risentire la loro voce per l’intero borgo e giù fino al centro storico in una serata di prima estate. Il parroco mons. Paolo Nutarelli, all’omelia, ha ricordato la figura del Battista e quella dei suoi genitori, Elisabetta e Zaccaria. Il rito è stato accompagnato dalla corale Sant’Adalberto per l’occasione diretta da Massimo Barbisan, che al termine della messa ha eseguito l’inno cormonese nella sua versione in friulano.
E fa sempre un certo effetto entrare in questa piccola chiesa che si erge su un rialzo in mezzo alla centa che porta il nome di San Giovanni, proprio ai piedi del Quarin.
La chiesa, nella sua semplicità architettonica, è depositaria di una parte importante della storia di Cormòns in gran parte ancora sconosciuta. Quella attuale è stata realizzata o riattata nel XV secolo sul luogo di una precedente risalente al primo medioevo e officiata dai patriarchi che ebbero dimora a Cormòns dal 628 al 737, da cui il titolo di basilica.
La prima citazione risale al 1093 quando il patriarca Voldarico dona all’Abbazia di Rosazzo, tra molti altri beni, anche la chiesa di San Giovanni assieme alla pieve di Brazzano. In un altro documento datato 1359 si cita un atto stipulato nella centa di San Giovanni.
La porta di ingresso è a sesto acuto con sopra una finestra rotonda. Sulla facciata si eleva il campanile a vela con due fornici. L’interno è composto da un’aula rettangolare divisa dall’abside. Il soffitto è a vista.
Ben poco è rimasto degli affreschi che adornano abside e arco trionfale che da sesto acuto è stato trasformato in ogivale per risolvere problemi di staticità dovuti a dei crolli provocati presumibilmente da un terremoto.
L’incuria del tempo e probabilmente anche l’abbandono per molti anni della chiesa hanno compromesso gli affreschi, che parzialmente sono stati sistemati  durante l’ultimo intervento di restauro effettuato a cura della Soprintendenza ai beni archeologici e conclusisi nel 1996 quando la chiesa è stata riaperta al culto divino.
Quei lavori hanno permesso di scoprire sotto l’intonaco dell’arco trionfale, un affresco raffigurante Santa Lucia risalente al ’300 a conferma della tradizione popolare che ancor oggi viene chiamata anche basilica di Santa Lucia. E in onore di questa santa, di cui era stato anche intitolato uno dei tre altari esistenti nel 1670, ogni 13 dicembre viene celebrata una messa.
Tornando ai lavori degli anni a cavallo tra l’Ottanta e il Novanta, oltre al consolidamento dell’abside e di altre parti murarie, è stato staccato anche un affresco, molto rovinato, di una crocifissione risalente al Cinquecento. Sulla parte di fondo dell’abside si può ammirare un affresco, datato 1498 di scuola udinese, raffigurante la Madonna con il Bambino con a lato i Santi Pietro e Paolo.
L’altare maggiore conservava un termo una pala con San Giovanni Battista, opera di Girolamo Ridolfi e datata 1551, che oggi viene conservata in altro luogo a cura della parrocchia. Nel lato destro dell’arco trionfale è ben conservato l’affresco di un vescovo risalente pure al secolo XIV. Non essendoci scritte si presume che il vescovo potrebbe essere Sant’Adalberto o San Nicolò, santi ai quali al quel tempo erano state dedicate altre chiese di Cormòns.

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