Cormons - Gradisca d'Isonzo
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Capi scout del Cormons 1°: 70 anni di impegno

L’importante traguardo del Gruppo della città collinare e le prosepttive future nell’intervista a due capi

Parole chiave: Gruppo scout Cormons 1° (1)

Il Gruppo Cormons 1° sin appresta a vivere un momento importante della sua vita associativa: i 70 anni della sua nascita avvenuta nel 1947 con le prime promesse da parte di due squadriglie di esploratori. Le celebrazioni di questo anniversario, che si svolgeranno dal 29 settembre al 1 ottobre, chiudono anche un anno associativo e ne aprono uno nuovo. Ne parliamo con i due capigruppo Andrea Carnevali e Lucia Modotti.

L’annata per il Cormons 1° si è chiusa con l’attività estiva contraddistinto quest’anno da un campo di gruppo. Qual è il bilancio che si può trarre?

L’idea di fare un campo di gruppo è partita dalla Comunità Capi come occasione per festeggiare il 70° anno di fondazione. I ragazzi più grandi da prima non erano entusiasti di questa scelta, ma poi al campo tutti si sono messi in gioco con molto entusiasmo; il clima che si poteva percepire al campo era di unione, collaborazione e allegria. Il bilancio che possiamo trarre, quindi, è molto positivo anche se per noi educatori lo sforzo di pensare e realizzare un campo di gruppo è costato molte energie.

Ora il gruppo si accinge a celebrare i 70 anni della fondazione. Di strada se ne è fatta tanta. Quali sono stati i momenti più importanti?

Il nostro gruppo è stato sempre attento a partecipare agli eventi nazionali o interregionali che l’associazione proponeva.  Siamo stati presenti alle route nazionali di comunità capi (Bedonia e Piani di Verteglia), alle route nazionali R/S (Piani di Pezza e San Rossore), alla route Tre Foglie, che coinvolgeva due Clan italiani e uno straniero e poi anche al campo di reparto nazionale "Gli Alisei". Nel corso degli anni più volte esploratori o guide hanno partecipato al Jamboree (incontro internazionale scout). In occasione di ogni calamità naturale che ha flagellato il nostro Paese (dal terremoto in Friuli a quello de L’Aquila) siamo sempre stati presenti, dapprima come volontari non organizzati per poi partecipare agli aiuti come volontari di protezione civile Agesci.

Dal periodo della nascita - era appena finita la guerra - a oggi di acqua ne è passata tanta, ma a Cormons il movimento scoutistico ha resistito ai mutamenti sociali avvenuti in tutti questi anni. In cosa sta la sua forza?

La forza della mostra associazione sta nel sapersi modificare adattandosi ai cambiamenti sociali pur riuscendo a mantenere integri il metodo educativo e i valori su cui è fondata.

Dunque, il metodo scout è ancora?

Come abbiamo detto prima, il metodo è valido: si aggiornano il modo e le tecniche di proporlo.

Perché i ragazzi e le ragazze oggi scelgono ancora di indossare il fazzolettone bianco e rosso?

Ci piace pensare che i ragazzi che indossano il fazzolettone bianco-rosso e i loro genitori apprezzino la proposta valida e alternativa che il gruppo propone. È questo grazie alla volontà e la dedizione di un manipolo di educatori che investe il proprio tempo e le proprie ferie per aiutare i ragazzi a diventare buoni cittadini e che s’impegnano a lasciare il mondo un po’ migliore di come l’hanno trovato.

A una certa età, quella dell’adolescenza, molti ragazzi abbandonano. Mancano le motivazioni o prevale nei giovani il disimpegno legato anche a una possibile crisi di età?

Su questo tema ci stiamo interrogando da molto tempo anche a livello nazionale. L’età dell’adolescenza inizia prima, rispetto ad alcuni anni fa e dura molto più a lungo; è evidente che i ragazzi di oggi si spaventano quando devono fare scelte, quando devono impegnarsi, quando si sentono additati e fuori dal "branco": questo e un’infinità di proposte "facili" mettono in crisi i giovani che alle volte finiscono per scegliere la strada meno faticosa.

È importante anche il ruolo che svolge la famiglia. Quale messaggio vi sentite di dare alle famiglie alla luce della vostra esperienza di capi scout?

Non ci sentiamo di sostituirci alle famiglie, noi possiamo aiutare i ragazzi a crescere ma la famiglia resta sempre il luogo principale per l’educazione. È importante instaurare un rapporto di collaborazione tra educatori e genitori con degli obiettivi comuni e dei momenti di verifica per ritarare la proposta.

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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