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"Vemo bisogno de gente, de vosi, specialmente omini"

Parte da Grado un appello mper salvare il "S. Cecilia"

"Vemo bisogno de gente, de vosi, specialmente omini"

"Vemo bisogno de gente, de vosi, specialmente omini". A margine di una normale S. Messa domenicale, il maestro della Società Corale-Orchestrale Santa Cecilia di Grado ammette che il periodo non è del tutto florido. Lui, in quel coro, ha messo la sua vita. Dal 1976 prima cantore, poi suonatore di clarino ed infine direttore, affiancando il suocero Traiano Grigolon che era organista e sagrestano in Basilica. Annello Boemo, classe 1946, da decenni è alla direzione del coro della Basilica. Una dedizione particolare ed unica, che lo porta anche ad essere il custode di un archivio, quello del Santa Cecilia che farebbe gola a chiunque sia appassionato di musica sacra sia nazionale che popolare. Una vera e propria passione, coltivata negli anni e che ora è diventata una missione.
Da quando, infatti, la graduale riduzione dell’organico, soprattutto per raggiunti limiti di età, non permette l’esecuzione di una parte dell’immenso repertorio che il coro esegue, Annello, ’Nello per gli amici, è deciso a trovare nuovi elementi. "Chiedo in giro ma tutti sono impegnati. Servirebbero soprattutto giovani". Che non vengono per i numerosi impegni. Perché far parte di una compagine corale come questa non è affatto semplice. Ci vuole dedizione, tempo, e tanta buona volontà per imparare la schiera di mottetti e di messe, sia accompagnate dall’organo che orchestrate, che la corale propone. Bisogna anche avere tempo da dedicare, perché ogni domenica il repertorio cambia e durante la stagione turistica, quando la basilica si riempie fino oltre la soglia delle porte, l’impegno è doppio. Ed il variare costante del tipo di esecuzioni proposte richiede, inevitabilmente, di essere presenti settimanalmente alle S. Messe ed alle prove.
C’è poi il lato storico, che non va affatto trascurato, in quanto la corale ha alle spalle un passato glorioso. Secondo Flaviano Facchinetti la Corale Santa Cecilia è l’erede di numerose ulteriori compagini.
La prima, per antica tradizione, si fa risalire addirittura al Patriarca Elia (571-587). Bisogna però aspettare il 1922 per veder comparire il nome di Santa Cecilia, patrona della musica, come titolo ufficiale per il coro. Il Santa Cecilia è parte fondamentale delle celebrazioni, accompagnando non solo liturgie eucaristiche ma anche vespri, i famosi ’sermoni’ della Settimana Santa ed il tradizionale ’Perdon’ della prima domenica di luglio.
Quaranta sono attualmente le persone fisse che si ritrovano anche alle prove settimanali per cantare alle celebrazioni, tra cui venti donne e quindici uomini.
La sezione dei bassi, in particolare, è la più bisognosa di ’man forte’. A sostenere il canto, infatti, c’è solo Italo al quale, seppure possegga una voce possente e vibrante, andrebbe affiancato ancora qualche basso. La corale, in ogni caso, è sempre alla ricerca di nuove voci, di persone volenterose che si prendano l’impegno e l’onore di entrare nel sodalizio. "Se muore il Santa Cecilia, cosa resta?" si domanda il maestro e, considerando che è l’ultimo coro con orchestra in tutta l’Arcidiocesi di Gorizia, c’è da mettersi d’impegno per salvarlo.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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