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Una spiaggia a dimensione famiglia (anche in tempo di Covid-19)

Come influiscono le disposizioni  per la prevenzione sanitaria sul modo di vivere la vacanza in una realtà come quella di Grado? Ne abbiamo parlato con Desiree e Caterina, due bagnine della GIT isolana che quotidianamente hanno modo di confrontarsi con gli ospiti italiani e stranieri

Parole chiave: spiaggia (1), estate (32), famiglia (48)
Una spiaggia a dimensione famiglia (anche in tempo  di Covid-19)

In una spiaggia che da sempre rivolge una particolare attenzione alla dimensione familiare dei propri ospiti, non è stata certamente una scelta casuale quella della direzione di Grado impianti turistici di assegnare alle "operatrici di spiaggia" donne le aree destinate in modo particolare all’accoglienza di genitori e figli.
Una presenza "in rosa" apprezzata (senza nulla togliere ai colleghi maschi) specialmente dai frequentatori più esigenti dell’arenile gradese: i bambini. Soprattutto per loro la "bagnina" con la maglia a strisce bianche e blu (usiamo il nome tradizionale anche se la legislazione chiederebbe di riservarlo unicamente ai "bagnini di salvamento" che con la divisa rossa vigilano sui bagnanti dall’alto delle torrette) è un riferimento durante tutta la vacanza.
Ma al di là degli obblighi imposti dalle disposizioni nazionali e regionali per la prevenzione sanitaria (la più evidente delle quali è l’aumentato distanziamento fra gli ombrelloni) come è cambiato il rapporto con gli ospiti del personale in un periodo particolare come quello che stiamo vivendo? Come si "vive la spiaggia" in questa estate 2020 segnata dalla preoccupazione per il Covid-19?
Abbiamo incontrato Desiree Braida e Caterina Salateo in una mattina della scorsa settimana durante il loro turno di servizio nella spiaggia dell’Isola del Sole in gestione alla Git.
La sabbia è ancora bagnata dalla pioggia della notte precedente, il mare leggermente increspato e gli ospiti arrivano alla spicciolata, in ritardo rispetto l’orario normale: prima di posare gli asciugamani sui lettini in tanti si fermano a scambiare un saluto e qualche parola con le bagnine. Dal tono del dialogo traspare facilmente la familiarità che caratterizza il rapporto con molti di loro.
Iniziamo l’intervista ma poco dopo la registrazione deve essere messa in pausa per un episodio che da subito ci fa comprendere come questa sia davvero un’estate diversa.
Una giovane mamma con bambini al seguito ha trovato l’ombrellone prenotato occupato da due giovani stranieri. Negli anni passati, per il bagnino sarebbe stato sufficiente far notare l’errore alla coppia, invitandola a trasferirsi nel posto effettivamente assegnato in altra zona: oggi è necessario spostare i lettini usati, metterli da parte per la successiva, accurata sanificazione e sostituirli con altri "nuovi".

Siamo nel mezzo di una Stagione diversa, segnata pesantemente dal Coronavirus? Come è cambiato il modo di "vivere la spiaggia" degli ospiti? Ed il vostro servizio?
Desiree: Questo è un tempo davvero inusuale: c’è senz’altro una certa difficoltà per noi a rapportarci soprattutto con gli ospiti abituali, quelli che vengono in questa spiaggia ormai da anni, anche per periodi molto lunghi, e che dobbiamo gestire in modo differente rispetto al passato.
Grado è la spiaggia delle famiglie perchè offre una tranquillità ed una sicurezza che non sempre è facile trovare altrove: le aree verdi sono molte curate, tutto l’arenile è controllato, ci sono molti spazi giochi e quindi c’è sempre stata un’attenzione particolare verso i bambini: sino l’anno scorso in ogni momento della giornata avevo qualcuno di loro appeso alle braccia...
Oggi le cose sono cambiate ed è un cambiamento che, mi rendo conto, non dispiace solo a me ma anche a loro. Immutata è rimasta la voglia di salutarti, di giocare insieme eppure sai che le cose sono cambiate e ti accorgi che l’ospite vive in modo diverso la sua vacanza: si nota molta incertezza sul futuro.
Alcuni ospiti sono molto più incerti nell’avvicinamento, ti tengono a debita distanza: altri, pur rispettando tutte le regole, ti trattano come se fossi un componente della famiglia, hanno voglia di avvicinarsi, di scambiare più parole.

Caterina: Sicuramente stiamo vivendo un periodo diverso rispetto a quello cui eravamo abituati: quest’anno, da certi punti di vista, ti fa pensare con nostalgia al ricordo delle altre stagioni.
Ci sono tanti segnali da cui si capisce che tendiamo alla normalità post-Covid ma ci rendiamo conto di non averla ancora raggiunta: lo vediamo dal semplice fatto di coprirsi il volto con le mascherine quando arrivano le persone o dall’assumere piccole accortezze - come il mantenimento della distanza di sicurezza - con quanti incontri per la prima volta ma anche con gli ospiti "storici" con cui magari hai ormai un rapporto di amicizia, con cui ti scrivi periodicamente e ti scambi gli auguri per le festività.
È un anno davvero strano sotto questo punto di vista: ci sono ormai tanti paletti mentali che non ti permettono di essere completamente rilassato, come avveniva prima, sul posto di lavoro come fuori.
Ho notato anch’io un cambiamento nel rapporto coi più piccoli.
Con loro è venuto meno quel rapporto di vocinanza che costituiva la normalità: pochi giorni fa ho reincontrato un bambino che non vedevo dalla passata stagione.
Ricordo ancora il suo lungo abbraccio quando mi aveva salutato l’anno scorso alla fine della vacanza: oggi quel gesto non è più possibile ed abbiamo dovuto salutarci in altro modo.
Per i bambini, poi, allestivo fuori dalla "casetta del bagnino" un recinto dove potevano depositare i gonfiabili la sera al momento di lasciare la spiaggia in modo da trovarli pronti all’uso il giorno dopo: una cosa non ripetibile quest’anno visto che non si possono mescolare gli oggetti appartenenti a persone diverse. E sono solo alcuni esempi.

La gente parla del Covid-19? Vi racconta quello che ha vissuto?
Caterina: Questo avveniva soprattutto ad inizio stagione, quando la quarantena era finita da poche settimane.
Gli ospiti mi chiedevano come avevo passato quel periodo e si confidavano a propria volta su quanto vissuto.
Mi ha colpito molto sentire la storia di due italiani, emigrati da quasi trent’anni in Germania prima ed in Austria poi (dove ancora vivono). A metà giugno mi hanno raccontato che oltre confine l’Italia veniva descritta come una meta non sicura: loro però, affezionati a Grado dove passano da anni le loro vacanze, stavano rassicurando via whatsapp parenti ed amici sul fatto che qui era tutto tranquillo e sicuro.
Quel signore mi ha confidato che, durante la fase più acuta del Coronavirus, suo padre era morto a causa del virus a Torino ma non era potuto ancora andare a piangere sulla sua tomba,
Questa è stata la testimonianza più toccante che mi è rimasta impressa e che evidenzia anche la tragicità di un periodo che tendiamo quasi a dimenticare: oggi gli ospiti mi parlano sempre meno di quel periodo. Rischiamo di comportarci come se niente fosse successo: non ci rendiamo conto esattamente di quello che è stato solo pochi mesi or sono.

Fare memoria di quanto è avvenuto, osservando le disposizioni di prevenzione ancora in vigore, può davvero aiutare a vivere intesamente ma in tutta sicurezza la nostra vacanza.

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In questa Stagione 2020 della spiaggia isolana a marchio GIT, Desiree e Caterina sono le uniche due donne "operatrici di spiaggia".

Quali strade vi hanno portato ad essere "operatrici di spiaggia" a Grado?
Desiree: Vengo da un’esperienza di spiaggia perchè sono istruttrice di kytesurf (uno sport a vela che consiste nel planare sull’acqua con una tavola sfruttando la forza del vento grazie ad un grande aquilone manovrabile n.d.r.): dovendo scegliere fra un posto di lavoro al chiuso ed uno all’aperto non ho proprio dubbi verso dove orientarmi!
Adoro Grado, sono nata e cresciuta qui e questo mi spinge anche a dare il mio aiuto al turismo locale con il mio lavoro: mi piace stare a contatto con le persone e sono convinta che lo scambio fra gli ospiti che vengono da diversi posti d’Italia e da tutta Europa ed il bagnino è un qualcosa di veramente arricchente ed unico.    
Personalmente, poi, amo le sfide e, non essendo così usuale vedere bagnine ho pensato "perchè no?" e mi sono messa in gioco.
Questo per me è il secondo anno in questo lavoro ma prima ho avuto modo di occuparmi, su questa stessa spiaggia dei centri estivi con i bambini dai 4 ai 12 anni.
Caterina: Per me è stato un caso. Il mio primo anno lavorativo a Grado l’ho trascorso come animatrice del centro estivo organizzato dall’amministrazione comunale: avevo i pomeriggi liberi e venendo in spiaggia ho conosciuto una ragazza di Gorizia che quell’anno faceva quello che faccio io oggi. Lei mi ha spiegato come fare domanda per diventare operatrice e così l’anno dopo ho presentato domanda, mi hanno chiamata, ho passato il colloquio ed ho iniziato questa nuova esperienza.
All’inizio è stato impegnativo trovarmi in un ambiente composto nella quasi totalità da colleghi uomini: questo è un lavoro che agli occhi di chi lo vede dall’esterno può sembrare prettamente maschile perchè la brandina è pesante, perchè devi stare tante ore al sole...
La cosa principale invece secondo me per valutare il nostro servizio deve essere il rapporto con gli ospiti.
Sono ormai in questo tratto di spiaggia da un triennio e reincontro molte delle persone di anno in anno: è un piacere per me - ma vedo anche per loro - il ritrovarsi ed anche per i "nuovi" la sorpresa di scoprire di avere una ragazza come bagnina lascia ben presto posto alla soddisfazione per l’attenzione ricevuta.

Cosa fa una bagnina quando la Stagione estiva è finita?
Caterina: Per quanto mi riguarda. al termine della Stagione, nei mesi invernali, ho sempre cercato di coltivare la mia passione per il tennis e approfondire gli studi per arrivare ad insegnare nelle scuole superiori e mettere a frutto la laurea triennale in Scienze politiche e quella magistrale in Scienze internazionali e diplomatiche.
Desiree: Personalmente il resto dell’anno lo dedico ai viaggi (come dicevo prima, mi piace molto incontrare persone nuove da cui imparare cose nuove) ed allo studio delle discipline documentaristiche.

E di questo cosa "ri-porti" in spiaggia?
Desiree: Riporto senz’altro questa voglia dell’incontro con l’altro: il "prendere" ma anche contemporaneamente il “dare” qualcosa a chi ho dinanzi.
Con il documentario avviene in fondo qualcosa di simile. È come se andassi a raccogliere del materiale per offrirlo a chi poi avrà modo di vederlo: la soddisfazione personale si accompagna anche alla consapevolezza di avere compiuto un qualcosa di altruistico.

Nel tuo documentario su Grado quale deve essere l’immagine iniziale?
La laguna in assoluto con i suoi casoni e tutto quello che è legato alle radici che purtroppo abbiamo difficoltà a preservare un questo momento.
Ma ci sono e vanno tenute sempre vive .

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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