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Una basilica tra spiritualità, cultura e rilevanza sociale

Intervista ad Andrea Bellavite, nuovo direttore della So.Co.Ba.

Parole chiave: So.Co.Ba (2), Andrea Bellavite (3)
Una basilica tra spiritualità, cultura e rilevanza sociale

Nelle scorse settimane l’arcivescovo Redaelli ha costituito il nuovo Consiglio di amministrazione della Fondazione Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia - So.Co.Ba, designando il dottor Andrea Bellavite alla direzione. Incarico questo che Bellavite ha accolto con entusiasmo, anche e soprattutto per il suo forte attaccamento e affetto verso la basilica e l’intero territorio.
Lo abbiamo incontrato e abbiamo parlato insieme dell’attualità della basilica, non mancando di guardare però anche lontano, verso nuovi importanti appuntamenti.

Dottor Bellavite, cosa significa per lei quest’incarico e con quale spirito accoglie e si approccia a questo nuovo ruolo?
Sono veramente contentissimo di questa proposta dell’arcivescovo. Certamente non avrei potuto aspettarmi qualcosa di meglio: ho un rapporto, anche personale, importante con la basilica e la storia di Aquileia, oltre che una conoscenza abbastanza approfondita del territorio. È stata una proposta del tutto inattesa e imprevista, che mi ha piacevolmente sorpreso.
Mi approccio a questo ruolo con grande aspettativa e con voglia di immergermi in questa realtà, di cui conosco abbastanza bene anche il personale (diciamo che non entro in una realtà totalmente "nuova" per me).
Aquileia è un luogo che ho frequentato moltissimo, la basilica è un luogo che ho visitato e ho fatto visitare a migliaia di persone, di cui ho scritto, studiato, redatto la mia tesi di laurea... Dal punto di vista culturale personale, credo che questo sia una specie di punto di arrivo importante di varie tappe della mia vita, che sono passate attraverso diverse forme di celebrazione del mistero pasquale.

Parlava poco fa del personale: che tipo di équipe ha al suo fianco?
Ci sono due tipologie di persone: alcune che operano in basilica da molti anni e che hanno un forte radicamento ed esperienza. Altre sono molto giovani e hanno iniziato ora o da poco questo tipo di percorso. Credo che questa sia una grande qualità, un grande vantaggio, il fatto di poter unire l’esperienza con la capacità di innovazione, con la voglia di fare qualcosa di nuovo e di "diverso". E credo che questo possa essere uno dei compiti del direttore, ossia quello di armonizzare le capacità, le competenze straordinarie di chi da tantissimi anni lavora in basilica con questa "sana irruenza" e voglia di fare tipica dei giovani.

Oggi, nel 2022, cosa racconta la basilica di Aquileia? Come si colloca, quali spazi occupa, anche in un’ottica turistica integrata?
La basilica ha da dire all’intera comunità un qualcosa di molto importante a livello spirituale, culturale e sociale.
Con spirituale non mi riferisco solo alla basilica ma a tutto ciò che concorre a fare di Aquileia ciò che è Aquileia, dove la basilica è forse l’espressione più compiuta.
La basilica e Aquileia sono un punto di riferimento di un percorso di spiritualità con radici profondissime, che affondano a ben prima della conquista romana di Aquileia. La basilica quindi raccoglie questa lunga tradizione spirituale, la trasforma, la risignifica, offrendosi nei secoli proprio attraverso i diversi linguaggi che in modo impressionante ci presenta - il linguaggio simbolico paleocristiano, quello formale dell’arte medievale, quello ridondante del rinascimento, nonché il linguaggio turistico con le passerelle del nostro tempo -. Ci parla di una storia spirituale che va da un pluralismo dei primi secoli, a quello ritrovato o rinnovato del momento attuale.
Ha senso quindi parlare - ancora prima di cattolicità e di cristianità - di spiritualità, perché chi entra in basilica oggi può essere credente o no, può essere musulmano, ortodosso, ebreo, buddista e comunque trovare un messaggio che lo fa sentire a casa in questo senso spirituale.

Per quanto riguarda il livello culturale e sociale invece?
Aquileia, per un lungo periodo, è stata faro di costruzione di civiltà e irradiazione di essa. Addirittura si riconoscono in Aquileia, vedono le proprie radici, 9 nazioni e 42 diocesi: un territorio enorme nel cuore dell’Europa. È chiaro che un’idea del turismo nella basilica non può prescindere da una visione di profonda pace là dove popoli e culture sono stati insieme, lingue diverse si sono espresse e si sono armonizzate, creando meravigliose opere d’arte. Quando è venuto meno questo tessuto unitario, sono scorsi fiumi di sangue.
Oggi, il turismo culturale ad Aquileia non può che farci ritrovare una via al di là delle guerre, una via di dialogo, di confronto e di pace.
Per quanto riguarda il livello sociale, parto dal fatto che, dal mio punto di vista, il turismo generale attuale, per com’è caratterizzato, purtroppo è una delle tante espressioni del capitalismo e concorre in maniera fortissima a ridurre l’importanza dell’arte, riducendola a strumento di consumo.
Pertanto l’idea di turismo nella basilica può avere due significati: uno, quello di un modo alternativo di vivere il rapporto con l’arte, che passa attraverso la conoscenza dei messaggi profondi che altri esseri umani prima di noi hanno voluto trasmetterci in modi diversi e che oggi devono essere da noi accolti. In questo senso la basilica deve essere sentita come patrimonio di ogni essere umano e questo deve essere espresso anche attraverso scelte concrete, per esempio individuando modalità per favorire la visita alla basilica soprattutto alle categorie più povere, più deboli.
C’è poi l’aspetto legato all’inclusione sociale: vorrei riuscire a creare un sistema che possa far sì che lavorino in basilica anche persone con problematiche varie, magari creando una piccola cooperativa. Mi pacerebbe molto che la basilica possa diventare anche un esempio di integrazione sociale.
Chiaro allora che questo tipo di turismo deve inevitabilmente collegarsi a tutte le altre realtà che ci sono ad Aquileia e a Grado: ci sono molte cose che si possono fare insieme, alcune già si stanno facendo, ci sono stati dei bei passi in avanti e si sta percorrendo bene una buona strada. Sarebbe bello che questa visione del turismo spirituale, culturale e sociale possa magari essere allargata anche agli altri edifici importanti di Grado e Barbana, che entrano in interlocuzione con il resto del turismo ma offrono una loro specificità, diversa rispetto alla proposta balneare o delle animazioni. Non in contraddizione ma propone un tipo di turismo con una finalità molto specifica, oserei dire antropologica.

Riguardo la fruizione della basilica, una persona con handicap può accedere facilmente?
Proprio recentemente si è lavorato sull’introduzione di elementi in Braille per i non vedenti e si sta operando su tutto il sistema per l’eliminazione delle barriere architettoniche. In questo momento c’è una discreta accessibilità: si può fare meglio e dovremo lavorare ancora di più in questa direzione; possiamo dire che c’è un’accessibilità in miglioramento, la definirei così.

Aquileia e la basilica non sono realtà fuori dal tempo o avulse dal resto del territorio. Come si stanno preparando quindi per il 2025, anno che vedrà Nova Gorica e Gorizia Capitali europee della Cultura? Quale apporto possono dare in quest’importante appuntamento?
Dal mio punto di vista, Nova Gorica - Gorizia Capitale della Cultura 2025 è un obiettivo importantissimo sul quale ho riflettuto, pensato, parlato, scritto abbondantemente. Ritengo ci sia un punto da cui partire, fondamentale e di cui fino ad ora si è parlato pochissimo, ovvero che il 2025 sarà anche l’anno del Giubileo.
Ci sono due percorsi: il primo vede le due città che hanno in comune una storia, con una radice che troviamo ad Aquileia. La cosa interessante di Nova Gorica - Gorizia è che non si tratta di un incontro tra mondo italiano e mondo sloveno ma un incontro tra tanti mondi: Nova Gorica è un mondo in cui la maggior parte dei suoi cittadini sono arrivati quando la città è stata costruita, subito dopo la II Guerra Mondiale, esempio di integrazione tra le persone provenienti dalle varie Repubbliche che componevano la ex Jugoslavia, le quali hanno portato con sé lingue, culture, religioni e visioni del mondo molto diverse le une dalle altre. Così come Gorizia non è più la Gorizia degli italiani, dei friulani o degli sloveni ma è pluriculturale.
Guardare ad Aquileia come luogo in cui si è realizzata l’integrazione tra diversità e ritrovare una radice comune, è un elemento imprescindibile per dare un’anima a Nova Gorica - Gorizia 2025.
Altra proposta: le due città potrebbero intercettare un percorso di pellegrini provenienti dall’est e dal nord Europa, in viaggio verso Roma appunto per l’anno giubilare. Immagino quindi ancora una volta un turismo alternativo, incentrato sull’andare a piedi e in bicicletta. E immaginiamo di poterci collegare con le vie che già esistono o sono in fase di predisposizione (quella che passa dalla Moravia per andare a Roma, la Romea Strata, il Cammino Celeste, il Jakobova pot...): questi pellegrini non potranno non fermarsi a visitare Aquileia, così come le due città Capitali della Cultura. Far diventare questo legame una proposta operativa al Turismo sostenibile, potrebbe offrire delle grandissime opportunità.

Guardando all’operatività della basilica, da qualche tempo è stato introdotto un biglietto d’ingresso, scelta che ha generato qualche mormorio… Come mai questa scelta? Che "tutele" consente alla basilica il pagamento di un ingresso?
La basilica è una struttura che ha dei costi esorbitanti, sia per la manutenzione ordinaria - basti pensare che, se si rompe una lampadina, occorrono ponteggi enormi per sostituirla -, che per quella straordinaria, impossibile da gestire se non con contributi europei e similari.
Si necessitano quindi di 3 tipi di finanziamento: uno per la manutenzione ordinaria, uno per quella straordinaria - che ha bisogno di personale preparato, in grado di creare progetti, di intersecare bandi e cercare fondi, ovviamente tutto in rapporto con la Soprintendenza -; terza parte è la custodia della basilica, che è come una piccola impresa. Abbiamo circa 25 dipendenti, prevediamo mediamente attorno ai 200.000 visitatori l’anno, cosa che richiede una costante presenza e attenzione da parte di un personale non soltanto specializzato ma anche con delle buone capacità empatiche e simpatiche. Tutto questo come può essere sostenuto economicamente? Attraverso il biglietto, che fondamentalmente serve a poter garantire la manutenzione ordinaria e la custodia, la quale non può essere delegata al volontariato ma deve essere professionale.
Certo, non è piacevolissimo chiedere di pagare un biglietto per entrare in una chiesa, sono il primo a dirlo, ma non vedo alternative. Teniamo presente poi che sono previste delle agevolazioni e se una persona desidera entrare soltanto per dire una preghiera, la si lascia tranquillamente fare. Mi piacerebbe poter trovare, come dicevo in precedenza, più agevolazioni possibili che vadano incontro alle esigenze delle persone più in difficoltà economica.

Infine quindi, quali prospettive, progetti o idee le piacerebbe poter sviluppare durante il suo mandato alla direzione?
Il rapporto con Fondazione Aquileia, il Comune, Promoturismo, la GIT e le molte altre istituzioni è molto buono e si possono creare veramente belle cose procedendo su questo sentiero.
Secondo me dovremmo dare ad Aquileia una centralità culturale; potrebbe essere importante offrire al territorio uno spazio su tre direttrici: una propriamente culturale, affinché diventi città di convegni, incontri, dove persone da tutto il mondo possano venire per elaborare una visione per il futuro dell’Europa e del mondo. In questo appunto l’unità tra le istituzioni presenti può permettere di renderle la prospettiva particolarmente attrattiva. La basilica naturalmente ha un ruolo fondamentale in questo, non solo sul piano culturale ma anche ecumenico e interreligioso.
Un secondo versante è quello della pace, ossia creare il luogo delle trattive, dove popoli in conflitto mandino i primi negoziatori - che spesso nessuno conosce ma sono forse i più importanti - in un luogo non troppo sotto le luci dei riflettori ma che ha un significato simbolico di grande importanza. Un luogo, là dove ci sono state tante guerre, dove si può fare oggi la pace concretamente. In questo, nella mia visione, rientrano anche Gorizia e Nova Gorica come luoghi dell’elaborazione e di addestramento dei Corpi Civili di Pace.
Terzo aspetto, potrebbe essere specificatamente quello religioso, in un ripensamento di cosa significhi essere cristiani e cosa sia la cristianità oggi, tenendo presente che i mosaici di Aquileia ci testimoniano una teologia che non è romana e a mio avviso neanche alessandrina: è autonoma, legata alle altre Chiese del primo cristianesimo ma con una sua assoluta originalità - alcuni dei suoi simboli sono esclusivamente aquileiesi -. Il cristianesimo aquileiese è un cristianesimo che legge il proprio tempo con i simboli del proprio tempo ed elabora un’originale visione del Cristianesimo.
In un luogo del genere, perché non realizzare il centro del concilio delle Chiese sul confine, anche in un’ottica sinodale, cominciamo a domandarci cosa significhi essere Chiese originate da Aquileia in questo territorio, in questo momento della storia?
Mi piacerebbe molto contribuire a sviluppare queste tre dimensioni, con l’aiuto di tutte le istituzioni.

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