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Quel legame fra Barbana e Bologna

Due dei monaci benedettini della Congregazione manterranno aperto il Santuario della Vita

Quel legame fra Barbana e Bologna

Da sabato 24 aprile il Santuario mariano di Barbana è unito spiritualmente a Bologna. Non che non lo fosse già, visto che i monaci della congregazione benedettina brasiliana che da più di un anno curano e mantengono il santuario mariano lagunare giungono proprio da un’esperienza pluridecennale nella centrale Basilica di Santo Stefano a Bologna. Ma da sabato il Santuario della Vita, nel cuore della città emiliana, è stato riaperto al culto grazie alla presenza di una cella dipendente proprio da Barbana.
Due i monaci che si occuperanno di mantenere, pulire, aprire e officiare il luogo di culto.
Ad occuparsene principalmente sarà dom Lazzaro Osb, ordinato sacerdote pochi mesi fa, che intende proporre un accompagnamento a visitatori e turisti, "perché possano cogliere anche il valore spirituale delle opere che sono custodite alla Vita, come il celebre compianto sul Cristo morto di Nicolò dell’Arca e l’oratorio dei battuti", spiega il settimanale diocesano 12Porte.
"È l’inizio del nostro ingresso ufficiale a Santa Maria della Vita", sottolinea dom Lazzaro Osb. "Siamo felici di collaborare con la diocesi e la Chiesa di Bologna. È importante ripristinare questa tradizione di preghiera per i malati e i sofferenti, ma anche coloro che lavorano nell’ambito sanitario, i medici, gli infermieri. Siamo qui per aiutare coloro che soffrono e hanno bisogno di un aiuto".
Una celebrazione, quella di sabato 24, sentita e partecipata, presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi bolognese. Una notizia che raggiunge anche il Goriziano poiché a mantenere aperto e officiato il Santuario sarà una cella dipendente dei monaci benedettini brasiliani dal Monastero di Santa Maria di Barbana.
"Vi è un’importanza storica evidente - ha sottolineato durante la celebrazione il Cardinale, Matteo Zuppi - questo è stato il primo ospedale della città e qui ci si veniva ad affidare al Signore durante la malattia. In questo periodo di pandemia, il fatto che i monaci lo riaprano al culto è anche un segno della presenza del Signore e della maternità della Chiesa in un momento in cui tutti abbiamo sperimentato tanto disorientamento e abbiamo bisogno di un pastore buono e di una madre che ci faccia sentire l’amore di Dio per noi".
Zuppi ha anche fatto sapere di essere intenzionato a visitare il Santuario di Barbana e i monaci che per anni hanno prestato servizio nel centro cittadino bolognese. "Penso che dobbiamo andare a trovare i monaci che per tanto tempo hanno servito nella Basilica di Santo Stefano a Bologna", ha precisato Zuppi. "Ora dobbiamo noi andarli a trovare a Barbana ma, nonostante il periodo di Pandemia, sono sicuro che hanno potuto già seminare tanta preghiera e tanto Ora et Labora, la Chiesa goriziana sicuramente si è arricchita".
"Qui canonicamente è una cella monastica che solitamente è dedicata alla collaborazione pastorale - ha ricordato il priore del Monastero di Santa Maria di Barbana, padre Benedetto Albertin Osb - e credo sarà un grande aiuto, soprattutto qui in cui non c’erano celebrazioni costanti. Ora non ci sarà solo la Santa Messa ma anche confessioni e possibilità di preghiere. Desideriamo che ritorni la sua vocazione di questo santuario, cioè la preghiera per i malati".

© Voce Isontina 2021 - Riproduzione riservata
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