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Perdòn e pandemia: ritorno all’antico

Domenica 5 luglio la comunità gradese scioglierà il voto secolare recando in processione la piccola statua lignea  della Vergine del XVI secolo, conservata oggi  nella sacrestia della basilica

Parole chiave: Perdòn (13), Santuario di Barbana (35)
Perdòn e pandemia: ritorno all’antico

Da sempre la devozione mariana ha segnato la fisionomia culturale ed artistica di Grado. Ne è la prova l’immagine di Maria "Regina mundi" nella capsella-reliquiario cilindrica argentea del VI secolo, la dedicazione della prima basilica gradese alla Madre di Dio, i tanti canti mariani e le edicole sparse in tutta la città, dal centro storico ai nuovi rioni dai giardini privati alle isole della laguna.
Nel sentimento della gente, poi il Voto della Madonna di Barbana supera di gran lunga tutte la altre festività devozionali dell’anno.
A seguito della nascita del Santuario di Barbana, che secondo la tradizione rimanda al VI secolo ad opera del Patriarca Elia a motivo del ritrovamento prodigioso di una statua della Vergine su un olmo dell’isola, i gradesi si rivolsero devoti alla Regina della laguna per ogni situazione difficile. In particolare nel 1237 per la grave pestilenza che incombeva sulla Città, in seguito alla grazia ricevuta, la cittadinanza fece voto di recarsi ogni anno a rendere grazie, almeno uno per famiglia. Tale pellegrinaggio, nel corso dei secoli si è svolto dapprima il 2 luglio, festa della Visitazione di Maria alla cugina Elisabetta, e poi trasportato "ab immemorabili" alla prima domenica di luglio. Il sacro impegno non è mai venuto meno, neanche in tempo di guerra. Quella del 1237 non fu l’unica grazia ottenuta dalla Vergine di Barbana.
Nelle cronache locali viene ricordato che nel 1836 e 1855 i gradesi vennero risparmiati dall’epidemia del colera. Famoso è anche il voto dei pescatori del 3 giugno 1925, quando l’intera flotta gradese andò distrutta a causa di un fortunale, ma nessuno morì dopo che i congiunti dei pescatori coinvolti si erano votati alla Madonna di Barbana. Numerose grazie personali furono concesse, testimoniate anche dagli ex voto del Santuario.
Si tramanda oralmente che un tempo ci si recasse a Barbana con la piccola statua lignea della Vergine del XVI secolo, conservata oggi su di una mensola nella sacrestia della basilica. Finché il parroco di Grado don Nicolò Pozzetto non "commissionò il nuovo Simulacro della B. Vergine col suo trono, che costò fiorini 800 (moneta fina, cioè oro) per comune estimazione giudicato tale lavoro al signor Francesco Cattone, insigne intagliatore, capo d’opera di sua arte arrivato a Grado il 4 giugno 1860" (cfr. pré Matteo Corbatto nel manoscritto Notizie succinte sull’isola e città di Grado 1862).
Il simulacro della Madonna trovò degna sistemazione in una nicchia della navata destra in S. Eufemia e a seguito del radicale restauro degli anni 1939-1945, che eliminò tutte le sovrastrutture barocche (compresi gli 11 altari interni) per dare risalto alla linearità e semplicità tipiche delle basiliche paleocristiane, la statua trovò a quel punto l’attuale collocazione.
Durante le processioni poteva capitare che il vento alzasse gli abiti della madonna ed in particolare al rientro della processione votiva a Barbana del 1949 accadde che un’abbondante pioggia bagnò gli abiti della Vergine tantoché emerse la struttura interna di paglia. Fu in quell’occasione che l’arcivescovo principe di Gorizia S.A. Mons. Carlo Margotti diede ordine che la statua fosse sostituita con una in legno.
Come scrive il gradese don Michele Tomasin in un articolo sull’argomento del 1990, annota: "Il parroco di allora, il gradese mons. Sebastiano Tognon, commissionò il lavoro ad un valente artigiano di Ortisei, Francesco Peratoner, che, sul modello di quella precedente, restituì all’isola di Grado la cara immagine che noi, ora, tutti conosciamo e veneriamo e portiamo in processione. Essa venne benedetta dallo stesso Arcivescovo Margotti la mattina del 2 luglio del 1950 in occasione della processione votiva al santuario della madonna di Barbana".
Questa immagine fu restaurata negli anni 60 dallo stesso scultore, nel 1986 e nel 2016, per iniziativa dell’associazione dei Portatori della Madonna, dalla restauratrice Laura Zanella.
Come abbiamo già letto nella cronaca locale, quest’anno a causa delle restrizioni del Coronavirus la processione votiva subirà qualche variazione, ma rimarrà intatta nella sua forma principale.
Poiché saranno pochi i Portatori della Madonna che potranno salire sulla barca ammiraglia "Stella del Mare", in accordo col parroco, si è pensato di riportare in processione proprio la statua del 1860, ripulita dalla restauratrice Laura Zanella, con i vestiti rifatti da Elvy Tomas e da Rita Facchinetti. Una nuova portantina con trono, sullo stile dell’altra, realizzata con perizia da Maurizio Tognon, Giovanni Marchesan, Alessandro Bean e Gianluca Pastoricchio, accoglierà l’antica Regina degli Angeli. L’associazione Portatori della Madonna ha provveduto anche a due nuove corone per Madonna ed il Bambinello. Per rendere ancor più grazioso il trono onorifico, sono stati adattati e restaurati con tanto amore dalla signora Carla Dovier alcuni angeli ottocenteschi in dotazione alla Basilica, che in origine ornavano l’altare del Corpus Domini allestito dalla famiglia Corbatto.
Quest’anno quindi la processione votiva avrà un significato particolare. Dal primo momento di preoccupazione per il Covid-19 il pensiero è andato a Barbana; è stata presa in considerazione da molti gradesi la proposta di esporre i drappi votivi usati normalmente nel "Sabo Grando" e ogni sera alle 20.00 per iniziativa della parrocchia è stato diffuso dal campanile il commovente scampanio con le note dell’Ave Maria.
Un grazie particolare verrà quindi rivolto alla Madonna di Barbana, che ha preservato Grado da questa nuova epidemia, nonostante alcuni contagi dalle lievi conseguenze. Maria intercede e il Signore fa le Grazie ed è per questo che, come tradizione vuole, anche quest’anno, al rientro in Basilica si canterà il solenne Te Deum. Il rituale gradese, infatti in questa circostanza prevede da sempre che lo si faccia davanti al Santissimo esposto, essendo questo inno rivolto al Signore, datore e fonte di tutte le grazie. In particolare a Grado, secondo un’usanza tipica marinaresca, durante la Benedizione Eucaristica fino ad una ventina di anni fa si facevano gli onori con gli stendardi inchinati (cfr foto N. Gaddi in basso).
Viste le restrizioni di cui sopra, se tante persone dovessero trovare difficoltà quest’anno a recarsi al Santuario, potranno comunque unirsi ad un momento della processione, o almeno, nei giorni più vicini, fare una visita alla Madonna, in chiesa.

© Voce Isontina 2019 - Riproduzione riservata
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