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La crisi profonda del mercato immobiliare

I cervignanesi si orientano piuttosto verso il miglioramento dell’esistente, piuttosto che costruire nuove unità abitative: in diminuzione sensibile il numero di imprese e addetti del settore

Parole chiave: mercato immobiliare (1), crisi (27)
La crisi profonda del mercato immobiliare

Dopo il boom edilizio degli scorsi decenni, anche la realtà di Cervignano sconta una crisi piuttosto profonda.
Questo nonostante anche gli incentivi assicurati per le ristrutturazioni, per il miglioramento energetico del patrimonio edilizio e per gli adeguamenti sismici. E crollano i permessi per nuovi immobili. Lo si evince dai dati comunali. I cittadini si orientano piuttosto verso il miglioramento dell’esistente, piuttosto che costruire nuove unità abitative. Durante lo scorso anno sono stati presentati all’ufficio urbanistica ed edilizia privata del Comune 7 permessi di costruzione, 7 denunce d’inizio attività alternative al permesso di costruire, 61 segnalazioni certificate di inizio attività e 143 comunicazioni asseverate di attività edilizia libera. Pur registrandosi una certa dinamicità, si è molto lontani da quanto accadeva qualche anno fa.
La crisi è evidente sia valutando la diminuzione sensibile del numero di imprese e addetti del settore, sia la drastica riduzione delle entrate derivanti dal contributo di costruzione. Nel 2017 sono state registrate entrate per circa 70 mila euro contro i 366 mila del 2012 e i 666 mila euro del 2007. Tale entrata era una risorsa molto importante per il Comune, che, fino a qualche anno fa, riusciva a finanziare interventi di manutenzione straordinaria e opere pubbliche di un certo rilievo.
Tra gli auspici per il futuro, il fatto che l’attività edilizia possa svilupparsi in maniera diversa, privilegiando degli interventi mirati e di qualità. Con questo, si potrebbero finanziare progetti per il recupero di immobili datati. Pensando anche alle diversee aree degradate attualmente presenti nel centro cittadino. Inoltre, si potrebbe provvedere alla riconversione delle aree dismesse industriali e riutilizzando gli immobili che non sono più impiegati per scopi produttivi. Un deciso passo, questo, pensando a non consumare più suolo comunale per altri interventi edilizi.

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